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| Maria Carlshamre:Parlamentare europeo |
Vive in
Svezia da 45 anni. Un
giorno a vent’anni vi andò forse a cercare le bionde e non è ancora tornato.
Sul suo blog bilingue, Franco: dalla Svezia con amore [...], qualche giorno fa
ci ha ricordato qualcosa della Svezia che non è molto divulgato, ma comunque
già in circolazione da diversi anni.
L’insospettabile
ha molto a che fare con le disavventure o con le sciagure che colpiscono le
donne. E’ che la Svezia, il luogo dove forse è più alta l’attenzione per la
parità, sta ai primi posti in Europa per violenze sessuali sulle donne. E gli
altri paesi scandinavi non sono molto distanti. La Svezia è un mito per alcuni
atti legislativi di civiltà che in altri paesi sono arrivati in seguito o non
sono mai arrivati. Per esempio è stato il primo paese europeo a sanzionare, a
qualsiasi titolo, le punizioni corporali sui bambini già nel ’79,
contrariamente ad altri paesi dell’Unione che ancora non vi hanno provveduto
(anzi il famoso scapaccione viene ritenuto perfino utile). Per l’otto marzo
2010 Amnesty International sul problema dello stupro nei paesi scandinavi
rilanciava un appello speciale, fatto già l’anno prima (6/3/2009) in seguito
all’allarmante rapporto del 2008.
“Nel
rapporto del 2008, intitolato “Il caso è chiuso: stupro e diritti umani nei
paesi scandinavi” Amnesty International sottolinea come le donne che
riferiscono alla polizia di essere state stuprate hanno una piccola possibilità
che i loro casi siano giudicati da un tribunale a causa delle barriere che
incontrano nelle leggi e nelle procedure e a causa delle norme stereotipate
relative al comportamento sessuale di uomini e donne. Il pregiudizio di genere,
inoltre, interferisce ad ogni livello dell’iter legale intrapreso dalle donne
sopravvissute. Di conseguenza molti responsabili non sono mai stati chiamati a
rispondere dei loro reati.”
Viene in
mente Ciudad Juàrez (ma le realtà complessive sono enormemente diverse e non
paragonabili) per il muro di gomma che si può avere anche nel fior fiore del
primo mondo e con tanto di fiore all’occhiello in tema di parità.
Ad un
aumento dei casi di violenza sessuale, per es. di 140% negli anni ’80-2000, non
corrisponde in proporzione un numero conseguente di condanne, statisticamente
fermo come indice agli anni 60-70.
Nel suo
blog, Franco Fazio, conoscendo bene ormai la Svezia e vivendoci da 45 anni,
afferma che tutt’oggi statisticamente una persona rischia più di subire uno
stupro che una rapina.
Volete
sapere – racconta Lilli Gruber - che faccia ha una donna che è stata
maltrattata e picchiata per anni dal marito? Eccola. Così ho conosciuto la prima
volta, a un dibattito al Parlamento Europeo per la Festa della Donna nel 2005,
la giornalista Maria Carlshamre. La sua denuncia ha squarciato un velo che per
anni ha nascosto una verità inconfessabile.
Pubblicamente,
in diretta televisiva, Maria trova il coraggio di denunciare suo marito,
mandando in mille pezzi il grande porta-ritratto di cristallo con la foto
cartolina della Svezia.
«Volete
sapere che faccia ha una donna che è stata picchiata? Eccola. Mio marito abusa
di me da più di dieci anni». Immediatamente licenziata. Avevano tentato in ogni
modo di dissuaderla, dove lavorava. Uno
shock per il paese.
Appena
rotti gli argini molte altre donne rivelano di essere state malmenate e
stuprate. Il dato costante europeo è che la maggioranza dei casi di violenza,
intorno al 70%, avviene in famiglia. Questo conferma con chiarezza che il filo
rosso del patriarcato annoda ancora la struttura societaria
ancestrale
a quella moderna. Una triste realtà di sopraffazione emerge con forza nel paese
della più avanzata parità di genere raggiunta. Meno di un quarto delle donne
che subiscono violenza sporge denuncia, il resto per paura di ritorsione, paura
di non essere credute, per vergogna, subisce in silenzio.
Gli agenti che
ricevono le denunce tendono più a sminuire e ridimensionare, che a perseguire
la reale e completa entità del fatto violento, in un eccesso di garantismo
insospettabile a rovescio.
Conclude il
corrispondente bloger dalla Svezia: … è parere comune tra gli ufficiali che le
donne che denunciano questo tipo di crimine “stiano mentendo o si stiano
confondendo”. Questo atteggiamento dei poliziotti genera un fenomeno denominato
“attrito”: le donne preferiscono non denunciare l’accaduto, o far cadere le
accuse in un secondo momento. La condizione degli stupratori in Svezia è quindi
di sostanziale impunità.
«Dobbiamo
cambiare l’immagine di noi stessi. Non siamo i campioni del mondo
dell’uguaglianza» è l’amara riflessione di Maria Carlshamre divenuta in seguito
parlamentare europea.
Da un
articolo di UdiReggio:
(http://udireggiocalabria.wordpress.com/2010/08/11/linsospettabile-1/)


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