La crisi
italiana:Colpa dello spred colpisce senza pietà anche il
classico “latin lover italiano”. La sua inmaggine oramai fa acqua da tutte le
parti, colpa delle straniere, oramai super vaccinate al fascino dell'uomo italico.Sembra
che tra i motivi principali di questo declino c'è la scarsa conoscenza delle
lingue straniere, requisito fondamentale perché comunicare almeno un po' è
indispensabile anche per una semplice avventura. I dati arrivano da
un'inchiesta condotta e pubblicata sulle 'Vie del Gusto' che ha intervistato
oltre 1000 donne straniere.
Per fortuna
le straniere continuano a scegliere il Bel Paese per le loro vacanze estive,
sicure di trovare un'atmosfera cordiale e amichevole (77%), divertimento (71%),
ad un'alimentazione genuina e gustosa. Come se non bastasse il linguaggio dei fiori
oggi è nettamente superato dalla tendenza più chic della scelta dell'etichetta
giusta. Allora dimenticate rose rosse, margheritine e grisantemi.Sicuramente meglio
una bottiglia di gran classe che il solito mazzolin di fiori.
Allora: Bagnini,
DJ, animatori, avvocati, medici…di tutta Italia unitevi per un corso accelerato
di almeno una lingua straniera accoppiato ad un corso per sommelier.
Male che vada diventate
professionisti nel campo del vino e se propio volete insistere ricordatevi che il 58% delle donne ritiene di capire il
carattere del pretendente dall’abbinamento vino-cibo.
Uomo avvisato mezzo
salvato! E ricordatevi che stavolta la crisi non risparmia propio nessuno!!
In Italia
non si usano; sono i “Loppis”, (marcati delle pulci) in Svezia ci sono e fanno
terribilmente comodo, è un modo molto amato dagli svedesi per liberarsi di oggetti
che non si vogliono più o che non servono
più e ci si guadaga anche qualcosina.
Amata tradizione svedese “il Loppis” si fa spesso,
soprattutto in primavera e In autunno.
Allora, ieri ho affittato un camioncino a StatOil e ho cominciato a
svutare il gararge di mia figlia che io inpunemente avevo riempito fino al soffitto quando due 2 anni fa cambiai casa.Così ieri mattina ho incominciato a
raccogliere tutto cose e cosette che avevo deciso di portare in una discarica,
ma che sono ancora in condizioni decenti e un po’ alla volta con l’aiuto
(spesso brontolone) di tutta la famiglia,ho portato tutto fuori nel giardino davanti a casa o davanti
al garage, insomma tra molte lamentele e qualche accidente ho fatto un gran casino.
Questa
mattina però dopo aver riempito (prima) il camioncino e svotato (dopo) quando
sono arrivato al Loppis non mi è rimasto che pagare l`affitto per un giorno (250
korone).Oggi essendo sabato era più caro. Dopo mezz`ora mi sono ritrovato dietro le
mie belle”bancarelle” ordinate con un tocco di creatività tutta italiana (per
attirare l’attenzione dei potenziali clienti). I miei due tavoli erano ricoperti da attrezzi di cucina, caffettiere con l`omino, piatti da portata in falso argernto,
pentolini, tazze e piattini, e due casseruole nuove di terracotta, credo mai
usate. Su l`altro tavolo, giocattoli da grandi e da piccolissimi,una
tombola,un monopoli,bambole scapigliate e un ciccio bello inportato dall`Italia, 2 seggioloni
stranamente in buono stato. Libri di
tutti i generi in svedese e qualcuno in italiano che non ha comprato nessuno ma
soprattutto favole e racconti di diversi scrittori, per una raccolta di
Topolino (Kalle Anka) non c`era più spaziono così ho dovuto
collocarli su un’ asse posata sopra due cassette della frutta. Poi mi sono fatto prestare
due vecchie poltrone e le ho coperte di magliette, gonne lunge ed una minigonna,due maglioni norvegesi, pantaloncini da
tennis, jeans, dieci borsette e molte paia di scarpe di buon gusto ma un pò fuori moda. Un paio di scarpe decoltè
rosse sono andate subito a ruba (comprate da una donna naturalmente) La sua amica invece si è dovuta accontentare
di una borsetta di nappa rossa. (Ricordatevi
che: il rosso attrae e si vende velocemente.)
Giornata splendida fuori, ma un freddo d’accidente dentro.
Però il colbacco
di pelliccia me lo sono messo in testa, per cui almeno non mi sono congelato il
cervello. Di cui ho avuto un gran bisogno, soprattutto quando ho dovuto contare
i soldini, che a me non fanno proprio schifo. "Allora, signora, (io sono un pò
balbuziente…) Lei mi ha dato cento korone, questo costa 45, per cui il resto,
ecco, sarebbe… insomma faccia Lei".Che delusione ho provato quando ho capito di
non essere tagliato per fare il
commerciante, per fortuna che c’era mia
figlia ad aiutarmi (nonostante il suo evidente imbarazzo per una padre così imbranato).
Certo, si vende tutto per pochissimo; questo è lo
charm dei “Loppis”. Vengono solo a comprare cosette per pochi soldi, altrimenti
andrebbero in un vero negozio.
Dunque, una
giornata di semi-tortura con un freddo cane a tracannarmi litri caffè nero
svedese, e dire qualche frase in spagnolo e qualche parolaccia in serbocroato, questi
“Loppis” attraggono molto i nuovi immigrati che spesso hanno ben poco da
spendere ma devo dire che non è andata male. Insomma ho guadagnato più di
quanto mi aspettassi.
Oggi pomeriggio poi, due miei gentilissimi vicini che
sono a conocenza dei miei recenti problemi di salute mi hanno portato una
sdraio e un termos di tee alle erbe (molto buono), per cui mi sono potuto
sdraiare vicino ad un termosifone con un
bel libro cosa che non facevo da un pò tempo. Verso le sei, abbiamo sgombrato
tutto (e ce n’è voluto, perché ce n’era rimasta di roba…), caricato il
camioncino ho portato il resto a: Stockholm Stadsmission (Esercito della salvezza). Che Dio li benedica. E cosi sia!
Fra tutte le
potenti armi di distruzione che l’uomo è stato capace di inventare, la più
terribile "e la più codarda" è la parola.
I pugnali e le armi da fuoco lasciano tracce di
sangue. Le bombe distruggono edifici e strade. I veleni finiscono per
essere individuati.
Ma la
parola distruttiva — questa riesce a risvegliare il Male senza lasciare
traccia.
I bambini vengono condizionati per anni dai genitori, gli artisti sono
impietosamente criticati, le donne sono sistematicamente massacrate dai
commenti dei mariti, i fedeli sono tenuti lontani dalla religione da coloro che
si giudicano capaci di interpretare la voce di Dio. Cerca di vedere se stai usando male
quest’arma.
Cerca di vedere se la stanno usando su di te. E non permettere nessuna di queste
due cose.
Da qualche
parte ho letto:”se non sei con chi ami, ama con chi sei”.O qualcosa di simile.
Allora io amo Stoccolma anche con il tempo grigio e deprimente di oggi,piovigginoso
e freddo e in autostrada un filino di nebbia. Ma questo non cambia niente e te
ne aggorgi quando sei nella city, la stessa volontà di vivere e lavorare dalla
cassiera della kaffetteria dove mi sono seduto al manager frettoloso.Insomma la
vita quotidiana continua come niente fosse.Certo a volte si può soffrire e lo spasimo
che sento nell`anima mi fa prendere tutto sul serio.Ma io non fuggo sono un
uomo passionale, e tutto mi incita a guardarmi in giro,ascoltatare.incazzarmi,piangere
o gioire.Sicuramente troppo. Ma come faccio a contrllarmi. I sentimenti non si
possono anestetizzare.Allora quando sono a Stoccolma mi assale una dolce sensazione colpa del suo modo di vivere che mi scalda l`anima e mi soddisfa. Almeno per un pò.
Ho diritto anch`io a questa
sensazione? Siccome, in fondo, mica ci
sono nato qui a Stoccolma…
Ma SI! mi dicono, anch’io ne ho il diritto.Bene.
Marciapiedi
sdrucciolevoli, ombrelli coloratissimi le vetrine di NK brillano lo stesso. Una
signora mi sorride, anche quando ha rischiato di essere trafitta dal mio ombrello,
andava di fretta, si, ma mi ha sorriso…c`è
anche senso dell`humor. Stoccolma è anche questo.
I grattacieli di Hötorget, vetrate immense
che riflettono il cielo di fine Aprile, una primavera poco mite questa, strana,
poca Stoccolma, ma mi va bene, certo, almeno non c’è neve…
Una pausa
veloce in un ristorantino Greco: spiedino di maiale con salsetta Tzatziki allo
yogurt ed una deliziosa e soffice pita, pane tradizionale del medio
oriente. Poi un caffè da favola,
fortissimo, aromatizzato colcardamomo, la mia spezia preferita. Canzoni in greco sullo
sfondo…subito seguite da un rock di Elvis. Stoccolma vivissima e vivace, città
poliglotta,aperta a tutti e tutto, ti abbraccia,a volte ti strapazza un pò, ma
lo fa con tenerezza.
Mi siedo un
attimo sulla panchina di fuori, bagnata ma poco, osservo la folla che avanza,
sorridente e no, cellulari tra le dita, piccoli strumenti musicali da tenere risuonanti di SMS continui. Questa è Stoccolma. A me va bene così.
Mentre le
iene ululano mi chiedo: quando avremo una memoria condivisa? Quando
riconosceremo che uccidere Mussolini fu una necessità storica e rituale per
fondare l'avvenire, ma lo scempio di Piazzale Loreto fu un atto bestiale di
inciviltà e un marchio d'infamia sulla nascente democrazia.
Quando
riconosceremo che Salvo d'Acquisto fu un eroe, ma non fu un eroe Rosario
Bentivegna. Quando ricorderemo i sette fratelli Cervi, partigiani uccisi
in una rappresaglia dopo un attentato, e porteremo un fiore ai sette fratelli
Govoni, uccisi a guerra finita perché fascisti.
Quando diremo che tra i partigiani c'era chi combatteva per
la libertà e chi per instaurare la dittatura stalinista. Quando distingueremo i
partigiani combattenti sia dai sanguinari che dai partigiani finti e postumi.
Quando onoreremo quei partigiani e chiunque abbia combattuto lealmente, animato
da amor patrio, senza dimenticare il sangue dei vinti. Quando celebrando le
eroiche liberazioni, chiameremo infami certi suoi delitti come per esempio
l'assassinio del filosofo Gentile.
Quando celebrando la Liberazione ricorderemo almeno tre
cose: che nel ventennio nero furono uccisi più antifascisti italiani nella
Russia comunista che nell'Italia fascista (lì centinaia di esuli, qui una ventina);
che morirono più civili sotto i bombardamenti alleati che per le stragi
naziste; che ha mietuto molte più vittime il comunismo in tempo di pace che il
nazismo in tempo di guerra, shoah inclusa. La pietas copra tutti quei volti
violati senza coprire o violare la verità della storia.
Quando arrivai in Svezia Lars Sven "Lasse"
Hallström,era poco più di un ragazzo ma era già conosciuto dal publico
televisivo come autore di programmi per bambini, molto famosi quelli realizzati
negli anni 70 in collaborazione con Magnus Härenstam och Brasse Brännström che
io giudico degli autentici capolavori.
Questo ex. ragazzino oramai famoso ad Hollywood tanto da
essere stato nominato all`oscar per la migliore regia con il film: "La mia
vita a quattro zampe", del 1985,un film, drammatico e surreale,che fa ottenere ad Hallström anche la nomination per
la migliore sceneggiatura non originale.Questa sera ha avuto il potere di farmi
scendere una ”lacrimuccia” con il film dato dalla RAI: ” HACHIKO - IL TUO
MIGLIORE AMICO”.
È Un film
semplice,ma mi ha toccato il cuore!! Hallström ci dimostra che attraverso
l'amore tra un uomo e un cane,emergono pienamente i valori dell'affetto puro e
sincero e della fedeltà. E,se pur nella società odierna si è ormai scettici di
fronte a ciò,il film ci fa capire come questi sentimenti siano in realtà così
semplici da donare e rispettare.
Oggi si vive di corsa, tralasciando del tempo
prezioso per i valori che dovrebbero contare veramente, e donare l’amore che si
possiede assaporandone tutti i vari passaggi. In fondo non c’è niente di più
importante dell’amare e dell’essere amati. Insomma, Hachi vi aspetta. Un film
che vi accarezzerà il cuore e vi entrerà nell'anima!
Oggi, (anzi ieri…) sono andato a mangiare la pizza con quattro
coppie di amici, amici di vecchia data, tra cui il mio migliore amico Helge arrivato appositamente da Örebro con la
sua dolce metà Magga (Magdalena.)
Helge è il mio primo amico (in Svezia)..strano
a dirsi..ma non ci vedevamo più ormai da 3 anni…salute, problemi, traslochi tra
Italia e Svezia...poco tempo...insomma un pò alla volta ci stavamo perdendo di
vista...ed è un vero peccato permettere che questo succeda...ma come capita con
i veri amici ci siamo sentiti subito " a casa" e poi a tavola ci
siamo rigorosamente divisi tra maschi e femmine (succede anche in Svezia…)..che
bello chiacchierare ,raccontarsi e ridere con gli amici..e vedere le
femminuccie che facevano altrettanto....si mi son davvero mancati i miei
amici...e che bello ritrovarli...la prossima volta però faremo la tavolata
mista…mi sono mancate anche le amiche…!
Ninni
Schulman è una giornalista del quotidiano della sera ”Expressen” di Stoccolma nel 2010 ha debbuttato con un thriller dal titolo ”La bambina con la neve tra i
capelli” ("Flickan med snö i håret").Edito in Italia da Sperling
& Kupfer e tradotto da Nerito R.
A me è
piaciuto molto e mi pare che si inserisca abbastanza bene nel prolifico filone
letterario della giallistica svedese che annovera tra i suoi membri scrittori
che hanno ormai raggiunto una fama internazionale.
Ninni Schulman
La
giornalista Magdalena Hansson, trent’anni, giornalista, un divorzio e troppi
errori alle spalle lascia Stoccolma per sfuggire da se stessa ritorna al
paesino dove è nata, ad Hagfors, nella contea del Värmland. Paese dove da
sempre regna la pace e la tranquillità. Purtroppo la serenità del paesino viene
interrotta la sera di san Silvestro quando una ragazzina, Hedda, esce da casa per non
farvi più ritorno. Stranamente in paese nessuno reclama il corpo della
ragazzina. Come se fosse venuta dal nulla per poi sparire nel nulla.
Che la
neve nasconde sempre un segreto: lo sanno tutti a Hagfors e lo sa anche
Magdalena e lo sanno Petra Wilander e Christer Berglund, poliziotti, che
conoscono i mali di Hagfors meglio di chiunque altro. A interessarsi al caso è
solo Magdalena: sarà lei, insieme a Petra e Christer, a scoprire il legame tra
l’omicidio e un traffico di giovani prostitute. E a svelare l’atroce segreto di
Hedda.
Che cosa
significa essere italiani, oggi? Prima di tutto sentirsi italiani e contenti di esserlo. Il che non vuol dire
churchillianamente, «sto con il mio Paese (o il mio popolo) giusto sbagliato
che sia». Significa non denigrarsi, attività che ci è molto congeniale, e
essere coscienti che la nostra storia e la nostra cultura fanno di noi un
popolo molto speciale, quali che siano i problemi che dobbiamo affrontare “oggi”
come nazione e Stato. Significa capire che in molti Paesi dell’Occidente
possono esserci realtà, politiche e sociali, migliori di quelle di cui
disponiamo noi: ma questo non significa che ovunque, tutto, sia meglio che da
noi, meglio di noi. (ex.Svezia) con
questa autodenigrazione, così provinciale, finiremmo per ridurci
psicologicamente proprio come quegli extracomunitari che sognano di arrivare in
un Paese «altro», quale che sia.
Essere
italiani, oggi, significa accettare l’evento epocale della globalizzazione
sapendo che non la si può evitare, ma anche che non si deve farsene divorare. E
che l’unico modo per mantenere la nostra identità è, appunto, volerne avere
una, rispettarla, proteggerla. Significa continuare a subire l’Europa unita
(perché l’abbiamo subita, non voluta) senza cedere all’appiattimento che l’Ue
vuole imporre a tutti i popoli europei per formarne un altro, gigantesco e
astratto, senza radici e senza coscienza di sé. Charles de Gaulle parlava di
«una certa idea della Francia», che ai suoi occhi era «come la Santa Vergine di
un affresco medioevale, votata ad un destino eminente ed eccezionale». La
grandeur.
Ida Magli
Dopo il
fascismo, nessun italiano mediamente prudente oserebbe dire qualcosa del genere
di noi/popolo e della nostra patria. L’ha fatto, di recente, un’italiana
geniale quanto coraggiosa, Ida Magli: «Gli italiani hanno avuto e hanno
intelligenza e creatività superiore a tutti gli altri popoli. Per questo sono
stati e sono superiori» (Elogio agli italiani, Rizzoli, 2000). Naturalmente, la
superiorità ci viene dalla nostra storia e da come ci ha formati e sviluppati,
certo non da questioni biologiche di razza. Autodenigrarci, sport nazionale,
per le quotidiane miserie della cronaca e della politica significa avere
sguardo da miope, e ignorare i secoli di storia che hanno fatto – fanno – di
noi un grande popolo. È lo stesso motivo per cui i francesi si sentono, e sono,
un grande popolo. Loro, però, non giocano al ribasso, si compiacciono di sé e
amano se stessi nella propria nazione (e per questo ci stanno antipatici).
Io Franco sono
italiano da molti secoli e, orgoglioso o no, ci resto! Anche se ho vissuto
in Svezia tutta la vita, non ho mai sentito il bisogno di essere ItaloSvedese e
tanto meno di cambiare nazionalità!! Dunque non posso dire altro che: Viva l'Italia!
Da ragazzo
ero un idealista convinto,non parlavo d`altro ed era l`unica cosa che contava
per me.ideali incalpestabili,vivevo di mare,di sole, nutrendomi delle emozioni
più spontanee,ingnorando quella montagna di volgare materialismo che mi aggrediva
non appena aprivo gli occhi.
Anche oggi
mi piacerebbe sprofondare l’anima nella meraviglia degli verdi foreste svedesi forti
ed esuberanti, che vedo dalla finestra della mia cucina. Vorrei che mi bastasse volare sulle note
struggenti di un brano di Vecchioni, Dalla, Baglioni, Bocelli…mi basterebbe
anche la stimolante certezza ,vicina o lontana, non importerebbe di un progetto con un traguardo tutto mio.
Vorrei non commuovermi, non tremare, non
avvampare, quando un auto assolutamente narcisista mi si pone davanti, con le sue
ambigue lusinghe. Vorrei, ma non
posso. Mi tenta il richiamo seducente di
un auto nuova, con sedili di pelle burrosa, di un marchio prestigioso.
Sfioro, tremante, queste forme scolpite, vivo
attimi di febbre intensa, sto male,non mi resta che abbandonarmi all’ebbrezza
della guida.
Dopo un
mese in Italia con temperature superiori ai 20 gradi,questa mattina quando mi sono svegliato ho avuto
questa bella sorpresa, a dire la verità a me “non fa ne caldo ne freddo”, (si fa
per dire…)
Per fortuna questo pomeriggio è tornato un bel sole e la neve se n`è andata (speriamo per sempre…)
Così mi sono sorpreso a canticchiare Raggio di
soledi DeGregori. A proposito devo confessarvi una cosa! Mi piace cantare! A
bassa voce, a squarciagola, ridendo, quando sono in macchina, quando faccio la
doccia, …. È un passatempo gioioso in cui si allena non soltanto la voce ma
anche la memoria, un modo per ricordare, attraverso testi e melodie, le
emozioni del primo amore, dell’ultimo, del Liceo , della prima gita, della
prima volta ... magari cantandole con gli altri.
Pomeriggio
Certo bisogna essere un minimo
intonati per evitare il vuoto attorno a sé nel giro di pochi secondi, ma non è
una priorità! Mi piace cantare soprattutto le canzoni italiane, per il semplice
fatto che nella propria lingua madre è più facile emozionarsi. Questa canzone
di DeGregori non è solo di parole meravigliose ma di una musica che ti entra
sotto la pelle per dolcezza e bellezza e ti stringe forte "er core".
Voglio dedicarla sopratutto ai blogger italosvedesi.(sembra
scritta appositamente per voi/ e per me…!)
Due modelli differenti, quello italiano e quello svedese. Dai risultati diametralmente opposti. Entrambi oggi in crisi per motivi diversi, ed entrambi bisognosi di riforme. Ma mentre la Svezia è pronta al cambiamento, il Belpaese è ancora molto indietro.
Björn nasce nello stesso anno di Franco. Björn a Stoccolma, in Svezia. Franco invece a Roma, Italia. Björn comincia la sua carriera scolastica in uno dei paesi con livelli d’istruzione più efficienti ed alti al mondo (la Svezia investe in istruzione lo 7,5% del PIL). La sua famiglia dall’asilo fino all’università non dovrà pagare alcuna tassa per il suo diritto allo studio perchè l`istruzione è gratuita.
Franco nasce in una nazione che vanta livelli di istruzione e di innovazione tecnologica tra i più bassi in Europa (meno del 5% del PIL è investito in istruzione, ovvero meno della media europea) nonché percentuali di analfabetismo del 12% (Unla, 2005). Franco paga le tasse per l’istruzione allo stato, i libri, nonché – a seconda delle scuole – una sovratassa definita “di contributo scolastico”.
IL MONDO DEL LAVORO - Dall’asilo all’Università. Björn riceve dallo stato svedese un assegno mensile per sei anni (2492 corone svedesi, circa 270 euro) che gli permette di coprire circa il 30% delle sue spese, anche se risulta uno studente universitario part-time. Potrà incrementare fino a 7,259 corone svedesi, circa 770 euro, se chiederà un prestito d’onore.
Questi soldi dovrà rimborsarli in futuro allo Stato, il quale chiederà un 4% di interesse annuo. Questo gli permette di andare via da casa intorno ai 17-18 anni, in genere in un monolocale o casa dello studente a prezzi ovviamente vantaggiosi. Franco, una volta laureato e trovato un lavoro, se ne andrà di casa tra i 30-32 anni. Alla fine della sua carriera scolastica ed universitaria potrà dire di aver vissuto alle spalle della propria famiglia per 30 anni della sua vita. Björn una volta laureato (intorno ai 24 anni), se non riesce a trovare lavoro va alla Arbetslöshetskassa (Ufficio per la disoccupazione) e riceverà 320 SEK al giorno (circa 35 euro) fino a quando non troverà un lavoro. Ma dovrà dimostrare di cercarlo continuamente, altrimenti gli verrà negato l’assegno. Franco trova lavoro dopo alcuni anni di ricerca e di lavoretti saltuari e provvisori tramite la conoscenza di un amico di famiglia. Björn dopo aver lavorato tutta la sua vita intorno tra i 61 e i 67 anni deciderà di andare in pensione. La sua pensione dipenderà dalla quantità di contributi versati nella sua vita lavorativa (il 18,5% del suo stipendio verrà utilizzato per la sua pensione). Verranno inseriti anche gli anni di università e i giorni di malattia.
CONFRONTO IMPIETOSO? - In questo parallelismo tra la vita di uno svedese ed un italiano ci rendiamo conto delle differenze lampanti tra i due stati. Björn è figlio del più efficiente womb-to-tomb system al mondo (letteralmente dall’utero alla tomba). Uno Stato madre che organizza e aiuta i propri figli-cittadini, e rappresenta il più grande datore di lavoro della nazione. Una Svezia che è fiera di definirsi socialdemocrazia, che è rimasta come un faro ed un modello per tutti i partici socialisti europei.
Franco è figlio di un paese che ha attraversato due disastrose guerre mondiali, un successivo e straordinario boom economico e demografico, ma che poi ha perso il treno per l’innovazione non riuscendo ad adeguare i suoi obsoleti e farraginosi sistemi di stato sociale. Un’Italia che guardava da una parte al sistema capitalistico anglosassone, ma allo stesso tempo continuava ad utilizzare quello corporativo di stampo fascista per assicurare il protezionismo dallo Stato e la famiglia come nucleo fondamentale dell’azienda.
DUE MODELLI, DUE CRISI - Fin qui il sogno. Ma da qualche anno il welfare state svedese sta attraversando la più grande crisi della sua lunga e gloriosa vita. Il collasso del sistema ha portato al declino del suo più grande idealizzatore e sostenitore: alle ultime elezioni del 2006, infatti, il Partito Socialdemocratico ha incontrato la peggior sconfitta di sempre, cedendo il trono alla coalizione di centro-destra. La crisi viene da molto lontano, dagli anni ‘70 e tra gli economisti si è in disaccordo sulle sue cause. Dagli anni ‘80 in poi la disoccupazione è cominciata a crescere in modo esponenziale, le ore lavorative sono diminuite (in parte anche grazie ad una legge assurda per cui il datore del lavoro non può verificare se il proprio dipendente che si mette in malattia è veramente malato), e poi sono arrivate la crisi del comparto industriale, il collasso del sistema previdenziale troppo generoso, la crescita della popolazione, la congiuntura internazionale ecc. Ma forse la crisi del sistema svedese nasce da un fattore non svedese: l’immigrato. Il 12.5% della popolazione è di origine non svedese, per lo più mediorientali e asiatici, i quali spesso diventano veri e propri parassiti dello stato sociale, rompendo i pilastri del sistema di convivenza: egualitarismo, onestà e lagom (concetto svedese che non ha equivalenti in altre lingue è che significa “moderato, il giusto tanto, né troppo né poco”). La Svezia quindi si sta avviando in un periodo di crisi epocale del suo welfare system e potrà salvarsi solo attuando importanti riforme strutturali per stare al passo coi nuovi tempi.Conosco bene la Svezia e sono certo che a breve si troverà una soluzione di compromesso per mantenere un forte stato sociale più flessibile e probabilmente meno generoso: conoscendo i loro tempi a la loro tenacia. I figli di Björn probabilmente non avranno di che temere in futuro.
Chissà se invece i figli di Franco, in un paese in cui le riforme strutturali sembrano solo miraggi o vaghe promesse elettorali, riusciranno a vedere uno spiraglio di cambiamento.
Oggi Pasquetta, quindi gita fuori porta, una corsa in macchina, sulla braccianese fino ai boschi di Tolfa dove si trova il "Casale dell`Acqua Bianca".
Il cancello di accesso è su una curva e anche se la strada è poco trafficata occorre comunque prestare attenzione, specie se si sta salendo da Allumiere. Il cancello è chiuso, dobbiamo aprirlo noi... ci affrettiamo a richiuderlo dopo essere transitati con la macchina, altrimenti le mucche al pascolo scappano! Lo sterrato segue in parte il fosso dell'Acqua Bianca, il suono cristallino dell`acqua mi ricorda che siamo in primavera inoltrata. Il posto è bellissimo, sia sotto il profilo naturalistico che per l'architettura il casale del 1400 è bellissimo, unico nel suo genere. Il ristorante è situato in mezzo ad un bosco di castagni e faggi. Introno al casale c`è un grande prato dove i bambini,sembrano vogliano correre all'infinito.
Malgrado sembriamo sette tipi poco raccomandabili compreso il cane dall`aspetto non propio socievole, il figlio della propietara ci accoglie con calore e mentre unisce due tavoli ci consiglia di inziare con un antipasto a base di bruschette ai funghi porcini,bruschetta di lardo,formaggi locali di pecora,salciccie (di fegato...) di loro produzione,naturalmente tutto condito con olio d`oliva fresco di frantoio.
Vado in bagno, e mi misuro la glicemia, (valore alle stelle...) Uscendo dimentico di chiudere la porta, qualcuno grida:" haoo ma che abbiti (con 2B) al colosseoOO..."
Decido di saltare sia gli antipasti sia i primi, ed opto per l` Acquacotta tolfetana. Che cos`è?
Lo dice anche il nome: niente è più povero dell'acquacotta! Un tempo considerato "mangiare da bifolco", oggi emblema della cucina legata al territorio dei monti di Tolfa si tratta di una zuppa di erbe che cambia continuamente seguendo il ritmo delle stagioni.
Oggi mi hanno assicurato di aver usato solamente erbe selvatiche e un battuto (leggero...) di maiale casareccio. C´erano anche i germogli di tamaro (Tamus communis L.) abbondantissimi asparagi selvatici e tanta,tanta mentuccia. Ho apprezzato la gentilezza del ragazzo che mi ha offerto un bicchiere di vino da abbinare con la Trista, visto il mio precedente rifiuto a ordinarlo per motivi di guida.
A proposito, questa zuppa si chiama anche "Trista."Insomma ho mangiato "la trista" e il valore glicemico questa sera è sceso a volori piú rassicuranti.Insomma;" quando c´è la salute, c`è tutto..."
Giornata primaverile oggi, guasi estiva,così mi sono spinto fino a Testaccio per prendere un gelato, e guardarmi un pò intorno, dove la notte c`è la "movida", adesso si parla spagnolo, cazzo,"Mica stiamo a parlà de pizza e fichi!"
Testaccio, per chi non lo sapesse è il quartiere rivale di Trastevere, una rivalità antica dovuta al fatto che tutti e due i quartieri reclamavano il diritto di essere il centro storico di Roma, se poi capitava che uno di Testaccio si fidanzasse con una Ciumachella Trasteverina, apriti cielo ! (quante botte...) Mi guardo attorno, mi sento fuori posto, non riconosco più nessuno dov`è la sora Maria "c'è sempre stata una sora Maria a Roma" quella che faceva la macellara, (la macellaia per quelli del nord) e faceva credito a tutto il quartiere; la in fondo c`era la parrucchiera che sapeva li cazzi (i fatti) di tutti. Poi c'era la Festa de Noiantri con tutto il cocomero e il cocomeraro, la banda del quartiere, la gente che ballava nei cortili e panni stesi sui fili, il bombolone a gas in cucina, e c'era chi si svegliava la mattina a cantare a squarciagola e chi si arrabbiava, perché non poteva dormire. A quei tempi mi ricordo che l`unico divertimento era Canzonissima, c'era Carosello per bambini buoni; il disoccupato, con la pagnotta sotto il braccio, che guardava pure lui la televisione, in casa della vicina; c'era il telefono duplex che se la linea era occupata ci si “incazzava” con il vicino di casa. C'era allegria, passione, ma soprattutto c'era la solidarietà. Si soffriva in un altro modo. E poi, c'erano i “pappagalli” che rimorchiavano le straniere a piazza San Pietro e venivano a Testaccio per farci invidia… povere straniere oggi anche senza “rimorchio” Noi adulti leggevano l`Intrepido e Topolino e i bambini amavano Eva Kant e Diabolik, ma erano altri bambini, giocavano a pallone per strada ed erano felici così e, se non rientravano all'ora di cena, c'erano schiaffi e tutto si aggiustava, in barba agli assistenti sociali e ai psicologi di oggi.
Si cresceva con pelle di codica. I bambini erano svegli.
Adesso s'è tutto imbastardito. Basta guardare una volta il teleGiornale e si inorridisce: I figli uccidono i genitori e i genitori fanno figli a sessant'anni. Testaccio è diventata una discoteca e i guappi sono diventati gay e a Trastevere, al posto della trattoria a conduzione familiare, si mangia l'hamburger americano.
Ma, “er cupolone” non l'hanno ancora toccato, sarà per via del Vaticano, anche se Roma ha smesso di fare la ruffiana, le hanno spento i fari e le lucciole sono morte tutte disorientate. Tornando a casa passo dal gianicolo e vedo che l`unico che ancora resiste è Garbaldi in sella al suo cavallo lassù sopra il colle, dove il cannone alla mezza spara a salve e i sampietrini, in via dei Banchi vecchi, raccontano di quando a Roma c'erano “na vorta” i quartieri dei “poveri ma belli”: Trastevere e Testaccio. Che tristezza: non voglio e non posso voltarmi indietro…domani sarà un altro giorno e vi racconterò tutta un´altra storia…!!!