mercoledì 11 settembre 2013

Il mito del maschio italiano.


Ma è proprio vero che il maschio italiano è un grande amatore e conquistatore?  Chi meglio di Martina, una ragazza non italiana che grazie alla sua esperienza personale può "illuminarci..." su questo eterno dilemma.
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Martina: Allora - cominciamo dall’inizio. L’ITALIANO - visto con gli occhi di un NON italiano, che conosce il vostro meraviglioso paese esclusivamente perché ogni tanto ci va per passare le vacanze è come segue: Si riconosce subito, perché è sempre vestito meglio di te (anche con i jeans strappati è più chic); è un’animale da compagnia (sempre circondato da ALMENO due persone) - trovarlo solo è un caso raro; si diverte un sacco - ride quasi sempre; è quasi sempre benestante (così pare, visto la macchinona, il cellulare, l’abitino - o i jeans - dipende - firmati ecc.); è difficile che abbia la fidanzata - di solito si sono appena lasciati; non batte ciglia quando gli tocca pagare un conto stratosferico in ristorante (- per la donna fa questo ed altro!); è molto latino - fa un sacco di complimenti, manda i fiori, fa delle telefonate che durano delle ore,ti fa i regalini… ecc. ecc. ecc.; E per ultimo - gli italiani fanno sempre all’amore! Eh - si, quando si viene qui in ferie si rimane stordito da tutta quella gente che si bacia per strada, che si fa le coccole sulle panchine del parco, che scopri con la gonna alzata e i pantaloni abbassati dietro l’angolo del ristorante - è proprio un popolo che ci da dentro!!!!! Bene - questo è quanto si capisce quando si spiccica qualche parola e quando NON si vive in Italia. Dal momento che fai parte della popolazione le cose cambiano. Ti rendi conto che: In effetti ha un gusto innato per le cose belle - su questo non ci sono dubbi (anche se mi chiedo come mai nell’arredamento di casa dell’italiano medio regna tutt’ora quasi indiscusso il finto ottocento). È sempre circondato da altre persone perché ha un bisogno irrefrenabile di conferme - in altre parole - è maledettamente IMMATURO. Non sopporta la solitudine. Si diverte, ride ed è benestante per il semplice motivo che nel 99% dei casi non ha il minimo di preoccupazioni. Non importa se lavora o studia - il fatto è che nella stragrande maggioranza il maschio italiano finché non si sposa e mette su famiglia non ha un minimo di responsabiltà da prendersi sulle spalle - vive in casa con i genitori. 
Perciò rimane bambino e in seguito immaturo MOLTO più a lungo. Senza contare che in questo modo (visto che la "cara mammina" manco se la sogna di chiedergli di partecipare alle spese di casa anche se il figliolo ha la bellezza di 20, 25 o anche 30 anni!) quello che guadagna lo può spendere in pieno - sembrate quindi tutti più o meno benestanti. Quando conosce una ragazza, che gli fa tirare il pisello - miracolosamente è soggetto di un’amnesia totale riguardante la sua attuale compagna. Pensa a una cosa solo - me la devo fare!!!!!! (E non gli passa per l’anticamera del cervello che potrebbe anche arrivare allo scopo dicendo la verità.) È senza ombra di dubbio più *gentleman* che un’uomo del nord. Ti porta in un ristorante di lusso, ti porta dei fiori, ti fa fare un giro al mare - tanto per andare a prendere un gelato, …ma perché???? Di solito non è perché ti considera una donna eccezionale, mai incontrata prima, degna di tutte quelle attenzioni - OH NO - sei una donna e basta. E come tale territorio di caccia e l’unico modo insegnatogli (di solito da parte delle *care mammine*) per arrivare allo scopo (cioè - la trombata) è quello. Sono rari - RARISSIMI i casi dove l’uomo italiano NON usa le *apparenze* per arrivare allo scopo, quelli in cui si affida solo al suo cervello.

Ah - e poi - la delusione totale!!!!!! Questo popolo - così AMOROSO, sempre lì a baciarsi, noncurante degli occhi indiscreti di chi passa!!!!! Che fa tanta invidia a noi nordici freddi!!!!!!! Qual’è il vero motivo???? Che non hanno casa propria! Cioè - hanno la casa, ma ci stanno anche mamma, papà, sorelline, frattelini ecc. ( e vedere la propria ragazza con la mamma in casa - ma stiamo scherzando!!!!!) Quindi per fare l’amore cosa si usa? La macchina o ci si accontenta del petting più o meno spinto su panchine, in spiaggia, sotto i portici …… Che dellusione ragazzi!!!!!! Allora - in parole povere - il maschio italiano è fondamentalmente immaturo, mammone e visto che della critica fatta da parte di una donna fino a poco tempo fa non gli fregava niente di niente (tanto che capiscono ste donne?), e alla mammina non sfiorava neanche l’idea di dire al pupo che magari non è la reincarnazione di Einstein col fisico di Banderas, è anche molto convinto di se.

So che vi state chiedendo adesso "ma che ci fa questa qua, visto che non fa altro che criticarci?" 
E ve lo dico subito. Grazie proprio al maschio italiano mi sono scoperta più donna, più FEMMINA. Ma credo di essere particolarmente fortunata. Nel senso che ho avuto la fortuna di crescere in una mentalità nordica, aperta, dove le donne già da tempo hanno gran parte di quello per cui devono lottare le donne qui. Quindi so cosa valgo, ma questa mentalità del nord ha avuto un’effetto negativo - ha tolto molto della feminilità della donna. Se ti dicono da quando sei bambina - sei TU quella che conti, TU sei in grado di fare tutto, non hai bisogno di un’uomo per arrivare da qualche parte. L’uomo è un compagno con gli stessi diritti e doveri della donna. Non esistono differenze tra l’uomo e la donna, e così via - vi assicuro - è difficile essere FEMMINE. Non so spiegarlo bene, ma ti rende in un certo senso dura (nel modo di esprimerti, di comportarti). E quell’essere DURA col essere DONNA sposa poco
E qui entra l’italiano (almeno nella mia vita) - col suo modo di essere un po’ "antico", un po’ bambino (evviva il senso materno!!!!) - così diverso dal maschio del nord, che più che altro è spaventato, non sa più come comportarsi di fronte alla donna, che per amor suo ha perso il suo essere MASCHIO. Ed è nel sesso che personalmente l’ho vissuto di più, perché l’uomo italiano è bambino - cioè ancora voglioso di giocare, incosciente, spensierato e un po’ con sto sguardo ”guarda come va bene sto trenino” anche nel letto. E quello che NON va bene nella vita quotidiana, invece va benissimo a letto. Anche questa convinzione difficile da sradicare il più che vai al sud - cioè la donna è pur sempre DONNA e bisogna trattarla come tale - va più che bene nel sesso. 
Vabbè lo dico - secondo me l`amore lo fate meglio (almeno in percentuale) e ringrazio a tutti quanti (e al loro modo insopportabilmente ”latino”) che mi hanno fatta diventare quella che sono oggi. 
Scusate la lungaggine, Martina. 



martedì 10 settembre 2013

La crisi del "macho" svedese.

Mikael Karlsson possiede un gatto delle nevi, due cani da caccia e cinque fucili. Nel suo tempo libero, questo guardiacaccia, soldato-per-gioco, caccia alci e scambia consigli sull’educazione all’uso del vasino con altri papà. Con la piccola Carola in braccio, non riesce nemmeno lontanamente ad immaginare la sua vita se non avesse chiesto il congedo di paternità. “Tutti lo chiedono”.
Dalla modaiola Stoccolma: A Södermalm, l’isola trendy a sud della città, i tempi del congedo di due mesi sono già un ricordo. Gli uomini girano per i parchi con i passeggini, chiacchierano nei bar, riempiono i supermercati e pesano i bambini negli ambulatori pediatrici walk-in. Fino ha questo villaggio nella rocciosa foresta a sud del Circolo Artico, l’85% dei padri svedesi vanno in congedo parentale. Quelli che non lo fanno sono messi all`indice da familiari, amici e colleghi. Mentre l`Italia è ancora alle prese con il congedo di maternità e i diritti delle donne, la Svezia potrebbe assere fonte di ispirazione per uno sguardo al futuro.
Nelle terre dei Vikinghi, gli uomini sono al centro del dibattito sull’uguaglianza di genere. Il ministro delle finanze di centro-destra, che porta i capelli raccolti in una maliziosa coda di cavallo, si definisce femminista, le pubblicità per i prodotti per la pulizia della casa raramente ritraggono donne casalinghe, e negli asili si controllano minuziosamente i libri a caccia di eventuali stereotipi di genere negli animaletti protagonisti. In quello che potrebbe essere l’esempio più rilevante di un caso d’ingegneria sociale, sta emergendo una nuova definizione di mascolinità. “Molti uomini non vogliono più essere identificati solo con il lavoro”, “Molte donne ora si aspettano che i mariti prendano almeno un po’ di tempo per stare con i figli”.
La signora Sofia Karlsson, ufficiale di polizia e moglie di Mikael Karlsson (il guardiacaccia…) ha raccontato di trovare il marito molto piú Sexy,in pratica si eccita quando il marito è nella foresta con il suo fucile in spalla e la bambina nello zaino. In questo nuovo mondo, certe donne si lamentano, trovando gli uomini svedesi troppo politicamente corretti, anche quando flirtano al bar (e non solo…)
Il mio vicino di casa di pura razza Vikinga una sera di qualche anno fa dopo un paio di whisky bevuti di nascosto dietro una siepe (quella che divideva le nostre abitazioni non mettetevi idée strane in testa…) mi confessò che qualche occasionale problemino d’insicurezza in camera da letto: Lui purtroppo lo aveva avvertito.. . Dopo scolandosi l`ultimo sorso di whisky tuonò: “Ma se fossi su un’isola deserta con lei e Tarzan, spererei che lei scegliesse ugualmente me”. “Forse dovremmo adattarci...” Pensai io!
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lunedì 9 settembre 2013

Svezia: "Finchè c'è vita c'è speranza."


Fu nel 1934 che, preoccupati dal calo delle nascite nel loro Paese, i coniugi Myrdahl (lei Alva, sociologa premio Nobel per la pace, lui Gunnar, economista, premio Nobel per l’economia) scrissero il libro «La crisi demografica», denunciando le cause che inducevano le famiglie svedesi a non "proliferare" più come in passato, proponendo soluzioni drastiche di miglioramento delle loro condizioni per ridare una spinta alla natalità. Le leggi che furono emanate già nel 1935 traevano ammaestramento dai consigli forniti dalla coppia Myrdahl e da allora, compatibilmente con le disponibilità finanziarie del settore pubblico, gli aiuti alle famiglie sono andati gradualmente crescendo fino ai livelli attuali.
Parallelamente alla concessione di sussidi sempre più generosi, è stata adottata una politica fiscale che praticamente ha costretto tutte le donne svedesi a cercarsi un lavoro, data l’impossibilità di vivere di un solo reddito familiare, lasciando la cura dei propi figli alle istituzioni pubbliche. «In pratica le donne svedesi sono costrette a prendersi cura dei figli degli altri anziché dei propri.» L’avvocato di Stoccolma Lennart Hane, autore di parecchi testi riguardanti la famiglia, arriva addirittura a dichiarare che «la politica familiare svedese conduce al totalitarismo» mentre il noto studioso Stanley Kurtz dell’Hoover Institute, constatando che il 55% dei bambini svedesi nascono fuori del matrimonio, una tendenza condivisa peraltro anche dagli altri Paesi scandinavi, e che è stata cancellata qualsiasi differenza giuridica ed economica fra matrimoni e coabitazioni, etero od omosessuali che siano, afferma che «in Scandinavia il matrimonio é finito».
Eppure in Svezia ci si sposa ancora. E magari con fasto e con i figli che tengono il velo della sposa, in un turbinio di cerimonie e di pratiche che si raccolgono attorno alla cifra magica 30.000. Tanti sono infatti ogni anno i matrimoni, i divorzi e gli aborti legali. Ma allora dov’è la felicità del paradiso in terra che dovrebbe essere garantito dal "modello svedese", un toccasana che i politici di Stoccolma vorrebbero imporre a tutta l’Europa? Certo, le gelide cifre statistiche parlano chiaro e all’estraneo non sfugge il caos che nasce dai menages a tre, a quattro, a cinque, dalla spola che fanno i bambini fra il padre a la madre incontrando fratellastri o sorellastre, dal loro incontro con uomini o donne nuove che diventano sostituti dei genitori veri.  E non sono sordi gli svedesi alle critiche che vengono dall’estero, ma loro le controbattono elargendo con larga mano sussidi e previdenze che dovrebbero alleggerire il peso del bilancio familiare e che attualmente fanno sospirare di invidia tutti coloro che, in seno alla famiglia, si dibattono all’estero con problemi di sopravvivenza, assediati dalle spese giornaliere, dai conti, dalle bollette, da necessità impreviste quali un paio di scarpe nuove o una cartella per la scuola.

La crisi demografica.

In questo Paese le cure ospedaliere sono gratuite, le previdenze per le madri generose, le strutture per l’infanzia esemplari, i libri di testo, il materiale di cancelleria e le refezioni scolastiche gratuiti sono un diritto acquisito da settant’anni, le autorità preposte all’assistenza sociale intervengono se la famiglia stenta a pagare l’affitto, assegnandole un sussidio fisso mensile, e rilasciano buoni se mancano i soldi per arrivare alla fine del mese o per pagare il conto del telefono o per acquistare capi di vestiario o calzature.
È tanto il desiderio di dimostrare che non si vuole annientare, bensì consolidare il concetto tradizionale di famiglia, che proprio dal mese luglio dello scorso anno sono stati apportati ulteriori miglioramenti alle già generose previdenze. Nel frattempo, però, si vuole anche perseguire quello scopo di «realizzazione personale» secondo il quale ogni adulto è responsabile del proprio sostentamento e si costringono i padri ad usufruire di un minimo di tre mesi dei 480 giorni di congedo parentale, rimanendo a casa ad accudire i figli neonati. E allo stesso scopo è stata presentata una mozione parlamentare per ridurre le imposte sul reddito per le madri sole. Però, per venire incontro ad un desiderio espresso, ad onta dell’ondata femminista contraria, da una larga fascia di cittadini, dal 1 di luglio dello scorso anno viene versato un assegno minimo mensile di 320 euro (e che ogni comune potrà aumentare a discrezione) ai genitori che si prenderanno cura dei propri figli, fino all’età di 3 anni, rinunciando al lavoro e all’asilo. Per una famiglia con due bambini in età inferiore ai tre anni, ciò significa, fra vårdnadsbidrag (assegno di cura) e assegno per la prole, un sussidio di 530 euro al mese. A questa cifra va aggiunto il compenso che, durante il congedo parentale sarà versato al genitore che ne usufruisce e che è pari all’80% del salario.

Un genitore potrà quindi lavorare e uno potrà restare a casa per aver cura dei figli senza che il reddito familiare ne risulti diminuito.
E con provvedimenti di questo tipo, l’attuale governo di centrodestra, che in una certa misura si oppone al principio socialdemocratico di "annullamento della famiglia", spera di rinsaldare il concetto di nucleo familiare tradizionale, dando una spinta alle nascite che, pur con un tasso di dell’1,6% , quindi superiore al tasso Ue dell’1,4%, rimane ancora al di sotto di quel 2,1% che si registrava negli anni settanta....
"Finchè c'è vita c'è speranza."


sabato 7 settembre 2013

La fontana di Trevi vista dalla finestra di casa mia.

Da qualche tempo dormo poco, anche se siamo a Settembre le notti in Svezia sono ancora molto chiare, sono guasi le 2, mi sono fatto un caffè (che sorseggio guardando fuori dalla finestra) e mi sono subito incazzato… perchè ? Ma perchè trovo profondamente ingiusto che un qualunque buzzurro burino laziale (o romanista, per me è indifferente) si possa svegliare al mattino e trovarsi davanti alla fontana di Trevi, che gli basti fare una passeggiata per trovarsi ai Fori Romani o al Colosseo, mentre io mi sveglio e mi trovo davanti il nostro parco giochi condominiale con relativa ”sandlåda” una specie di buca con la sabbia dove i bambini fanno ”Tutto di tutto” compresi cani e gatti, in tutto il suo terrificante squallore.
La cosa è particolarmente terribile se si pensa che il suddetto burino se ne frega altamente della bellezza di Roma, e che regalerebbe volentieri la Cappella Sistina ai giapponesi pur di far vincere lo scudetto alla Roma (o alla Lazio, che tanto è uguale).
Mi incazzo ancora di più se penso. che gli svedesi non vogliano bene ai romani(ma come si fa a non volermi bene,io che sono così bravo... lo capite da soli…) Beh, per forza ! Roma è la Capitale del Mondo (Caput Mundi), e dovrebbe essere patrimonio di tutti anche degli svedesi. Bisognerebbe avere il diritto di abitarci tutti, a turno. Se gli svedesi abitassero una settimana all'anno a Roma, poi tornerebbero a casa più tranquilli e rilassati (e magari la smetterebbero di cercare di falciare i pedoni che non sono abbastanza biondi che hanno l'ardire di attraversare sulle strisce).

E poi la città... dà questa sensazione di essere una grande mamma accogliente. Dopotutto sono quasi 3000 anni che Roma sta lì, ognuno ci mette il suo pezzettino, la si aggiusta, la si rompe, la si rifà di nuovo...

E lei sta sempre li, ci guarda e se la ride. Tanto anche se si fa una stronzata, si perde nella bellezza di tutto il resto.

D'altra parte, anche se si fa una cosa meravigliosa e bellissima, si perde in tutto il calderone di capolavori. Quindi uno si chiede "ma chi ma lo fa fare di sbattermi per niente ?" e va a bersi il cappuccino (e a mangiarsi il maritozzo con la panna).

D'altronde uno che passa la vita in mezzo a reperti storici intoccabili i "cocci", come li chiamamo noi romani e a monumenti meravigliosi ha due possibilità: o impara a ignorarli o impazzisce.
Altrimenti dovrebbe andare in giro per strada con le pattine per evitare di rovinare la pavimentazione.

Che altro aggiungere ? 
Niente che non sia stato detto e ripetuto milioni di volte.
Perché, giustamente, di Roma si può dire tutto e il contrario di tutto, e in qualche modo ci si piglia sempre.

Vado a farmi un altro caffè,dopo esco con Chicca.

Buona giornata a tutti!!!


Attenzione

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.