Differenze tra Svezia e Italia, viste con l`ottica di uno svedese.
Tomas Lappalainen, 55 anni, giornalista, scrittore,
storico e saggista, è il massimo esperto svedese di criminalità organizzata
italiana ed è l’uomo che ha fatto conoscere il fenomeno della camorra
napoletana alla Svezia. Autore di cinque best seller sulle mafie, tra i quali
Italien
e
Maffia, Lappalainen spiega perché
“la correlazione tra attività
criminali e crisi economica non trova terreno fertile in Svezia, cosa che
invece avviene in Italia”. “L’Italia – spiega lo scrittore - soffre di una
cronica mancanza di ‘solidarietà’ statuale: vale a dire una situazione in cui
da sempre le identità comunali, le cricche oligarchiche, i clan, i movimenti
politici e la famiglia erano gli unici ambiti in cui si esprimeva la vera
identità degli italiani”. Lappalainen individua 5 anomalie tutte italiane,
a partire da quella della lingua. Ecco perché , dice lo storico che ha anche
scritto l’introduzione al libro Gomorra per il pubblico svedese ,
“siamo due
Paesi agli antipodi”.
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Tomas Lappalainen, |
Parliamo di crisi economica e criminalità organizzata: la
Svezia è davvero impermeabile al contagio dei capitali mafiosi?
E’ vero che oggi i capitali circolano con facilità per il
mondo ed è un fatto che ovunque si trovi capitale che ha un’origine in attività
criminali. Ma c’è una distinzione importante da fare tra capitale criminale che
entra in un’economia legale, e capitale mafioso che penetra in un’economia
illegale: i Paesi scandinavi, e la Svezia in particolare, sono società
fortemente legali e solidali. La fiducia fra cittadini e Stato è reciproca. E questo
fa sì che il rischio di una ‘penetrazione mafiosa’ nella nostra società sia
abbastanza ridotto.
Sono convinto che la mafia come sistema di controllo
territoriale ha come presupposto la debolezza della fiducia nello Stato.
Non teme che la crisi economica possa avere ripercussioni
negative anche da voi?
La crisi ancora non ha colpito la Svezia con forza, tra
l'altro perché siamo fuori dall’euro, ma una seria e perdurante crisi economica
ha senz’altro la capacità di ridurre la legittimità del sistema statale, anche
se una buona parte di questa legittimità in Svezia ha radici storiche profonde.
Insomma, alla lunga anche noi non siamo immortali: ad esempio stiamo iniziando
a perdere molto del welfare State degli anni ’70. Il liberismo è
penetrato anche qui. Oggi in Svezia lo Stato sociale è un po’ meno efficiente e
costa molto, ma ancora esiste. A nessuno verrebbe in mente di evadere le tasse
anche se qui sono tra le più alte d’Europa. Ma, per esempio, è il lavoratore
che può scegliere se pagare o meno l’assicurazione per la malattia e qualcuno
sta decidendo di non farlo.
Siamo davvero così diversi noi italiani e voi svedesi?
La Svezia è lontanissima dall’Italia! E questa profonda
differenza sta alla base della riflessione su che cos’è una nazione: è una creazione
culturale immensa, è un processo, e si costruisce col tempo. Noi svedesi siamo
nazionalizzati: c’è stato un percorso di 500 anni in cui siamo diventati
‘svedesi’. L’Italia esiste da soli 150 anni e una serie di circostanze o
anomalie, hanno reso più complicata la sua unificazione. E’ veramente difficile
prendere spunto dalla Svezia. Non perché siamo migliori: io adoro e ammiro
l’Italia, passo mesi interi in Campania e in Sicilia. Ma ci sono dati
inequivocabili: un fatto importante è che ad esempio la classe operaia da noi è
fortemente organizzata sindacalmente. Il sindacato ha ancora un valore, è una
questione strutturale. Che dà forza dal basso. C’è ancora una resistenza nei
confronti della perdita di diritti acquisiti.
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Preserva la Svezia svedese |
In Svezia però si sta accentuando una corrente xenofoba e
razzista…
Io non sono allarmato per quanto riguarda la situazione
svedese circa l’affermarsi di una destra ‘xenofoba’. Ma sono strutturalmente
allarmato davanti alla situazione europea in generale, perché questo fallimento
dell’euro porta con sé una situazione economica pericolosa. Una quantità enorme
di persone rischia di non trovare più lavoro e questo favorisce l’espandersi di
partiti di estrema destra. Comunque anche il successo elettorale della destra
svedese ha a che fare con una perdita di diritti e con il calo
dell’occupazione: un gruppo crescente di persone è marginalizzato, si trova
fuori dal mercato del lavoro e si ritrova a competere con gli immigrati. Il
successo elettorale della destra piuttosto estrema fa parte di una reazione
negativa quando si ha paura…
Quali sono le anomalie tutte italiane?
Io ne ho individuate cinque: la questione della lingua, la
questione romana, quella meridionale, nazionale e infine la questione dello
Stato. E una delle differenze più grandi con la Svezia è che l’Italia ha
sofferto una cronica mancanza di ‘solidarietà’: vale a dire una situazione in
cui le identità comunali, le cricche oligarchiche, i clan, i movimenti politici
e la famiglia erano gli unici ambiti in cui si esprimeva la vera solidarietà
degli italiani. L’Italia meridionale in particolare ha un problema con il senso
di Stato. C’è l’attitudine negativa verso lo Stato. L’Italia è semmai
campanilista ma non nazionalista.
La Svezia è però una monarchia costituzionale. Questo non
incide sul vostro livello di democrazia?
Sì certamente: sono convinto che perdiamo spirito
democratico con la monarchia! La nostra base è elitaria. Perdiamo molti nostri
diritti per il fatto di avere una monarchia che ha acquisito privilegi ‘per
nascita’. Esattamente come le caste da voi. Però sono anche convinto che voi
abbiate un dibattito pubblico più acceso e stimolante su molti argomenti di
interesse nazionale.
Se lo dice lui ci sarà da credergli...!!!