A riferire dell’esistenza di una lista censita dalla polizia
nella regione meridionale dello Skåne, è stato il giornale Dagens
Nyheter (DN) che l’ha pubblicata integralmente. La polizia, dopo aver
tentato di negare l’esistenza della lista, si è difesa spiegando che non è
stato adottato alcun provvedimento in seguito alla registrazione. Il primo
ministro svedese Frederik Reinfeldt, ha sottolineato come questa procedura sia
in aperta violazione della legge svedese e come sia stata positiva l’ammissione
di responsabilità, seppur tardiva, da parte della polizia.
Ma il sospetto è che in realtà le schedature di massa su
base etnica siano una prassi consolidata tra le varie agenzie preposte a
governare l’ordine pubblico. Un agente in pensione che ha chiesto di restare
anonimo ha detto al giornale della sera Aftonbladet che la schedatura è stata
compilata otto anni fa, quando la polizia aveva dovuto affrontare una serie di
reati commessi nella zona e attribuiti alla comunità rom. L’uomo si è detto
pentito di aver partecipato a queste schedature di massa e ha rivelato
che a suo avviso altre stazioni di polizia nella regione hanno fatto lo stesso.
L’ufficio per la tutela dei diritti del cittadino ha fatto
sapere da parte sua che aprirà un’inchiesta per stabilire se le persone
presenti nella lista siano state in qualche modo penalizzate o discriminate
dalla vicenda che, secondo esperti legali intervistati dalla stampa svedese, ha
infranto numerose norme tra cui la Convenzione europea per i diritti umani e le
leggi svedesi in tema di raccolta dati e privacy.
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