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Ingegnere della serie "meglio tardi che mai."  Nato in provincia di Roma e sopravvissuto a 50 inverni svedesi, ad un matrimonio, due figli e due nipotini alla veneranda età di "over 70+" anni desidera ancora comunicare riflessioni ed idee, per il bene di tutti.

domenica 17 giugno 2018

Un storia di ordinaria emigrazione: "Macaroni!"

Quand’eravate ragazzini vi è mai capitato, in estate, di essere spediti in qualche posto dai vostri genitori senza che foste d’accordo sulla cosa? Se la risposta è sì potete capire il punto di vista di Romeo, costretto a passare una settimana di vacanza in un paesino del Belgio, a casa del nonno paterno Ottavio
Siamo stati emigranti, per molti versi lo siamo tuttora (io per esempio.) eppure non rusciamo a comprendere l'altro, lo "straniero" che lascia casa, affetti, radici per il sogno di una vita migliore e anzichè operare per l'integrazione di queste persone, si opera per l'esclusione. Perchè? Cercando sulla rete ho trovato questo libro dal titolo a dir poco significativo:"MACARONI,"romantica e malinconica graphic novel dal sapore classico.L'italia è sullo sfondo, idealizzata dai chilometri che la separano dal Belgio, dove il nonno di Romeo ha vissuto per lavorare in miniera. E dove è diventata il sogno proibito di un malato di Alzheimer.

Il giovane Romeo ha undici anni e conosce a stento quell’uomo burbero da lui soprannominato “vecchio rompiscatole”, che lo obbliga a svegliarsi presto per aiutarlo nell’orto di casa: l’idea di rimanere tutti quei giorni con una simile compagnia, per di più in un posto senza la televisione, non gli piace nemmeno un po’. Superata l’ostilità iniziale, però, il ragazzo prova timidamente a farsi raccontare la storia della vita di suo nonno e pian piano scopre che quel carattere arcigno è stato forgiato da anni di stenti, fatica e rabbia. Con Macaroni  il concetto della trasmissione della memoria è su due livelli. Roméo è un ragazzo che si interroga sul passato della sua famiglia, fa domande, diventa il custode di una testimonianza risalente ad anni lontani. Difficile non identificarsi in lui, non tornare con la mente alle volte in cui parliamo o abbiamo parlato con i nostri nonni, desiderosi di portare alla luce quelle radici che in qualche modo ci hanno formato senza che ne fossimo consapevoli.

D’altro canto, quella del nonno di Roméo è una storia che in un certo senso ci riguarda tutti: Ottavio, infatti, è uno dei tanti italiani emigrati in Belgio nel dopoguerra per fare i minatori. Un lavoro già durissimo di suo, cui si aggiungeva il fatto di essere stranieri in terra straniera. “Lo sai come ci chiamava la gente di qui, quando siamo arrivati? I macaronì…”, ricorda amaramente il vecchio. A quei tempi le vite dei nostri connazionali erano segnate dalla fatica, dal pregiudizio e dalla miseria. E ora per noi, come per Romeo, è difficile anche solo immaginare cosa abbiano passato. Per questo è necessario che la storia si tramandi: Ottavio, suo figlio e suo nipote simboleggiano l’intreccio di tre generazioni, l’importanza della memoria collettiva che sopravvive anche attraverso i racconti familiari. Tanto che nel 2016, in Belgio, Macaroni! ha vinto il Prix Cognito come miglior fumetto a carattere storico. Come molte buone storie, quella di Macaroni! ha più di un fondo di verità: Gente che scappava da un paese ridotto alla fame, in cerca di fortuna, divenuta un vero e proprio oggetto di scambio fra due governi: in Belgio mancava la manodopera per l’estrazione del carbone mentre in Italia scarseggiava il lavoro, e fu così che i due paesi siglarono un accordo che prevedeva il trasferimento di migliaia di lavoratori giovani e in salute in cambio di una certa quantità di carbone (ma quest’ultimo aspetto non è citato nel fumetto, concentrato su una vicenda più personale).

In conclusione, vale la pena ripetere che Macaroni! ha in sé un pezzetto della nostra storia, rievocando uno di quei periodi in cui gli italiani erano gli stranieri, i diversi. Se oggi andando all’estero ci sentiamo rivolgere un più soft “italiani, spizza, mafia e mandolino”, in passato il pregiudizio si esternava con epiteti –  e atteggiamenti –  ben peggiori
källa:spazio bianco
by
Roberta Vasallucci

Leggere il fumetto di Campi e Zabus non solo può riportare alla nostra mente episodi ormai quasi dimenticati (in Belgio avvenne anche il disastro di Marcinelle, nel quale persero la vita ben 136 italiani, eppure presto potrebbero essere in pochi a serbarne memoria), ma può anche ricordarci che una volta i migranti eravamo noi. Non fa mai male ripensarci, specie in un periodo come questo.
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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.