giovedì 21 febbraio 2019

Gli anni che ho.

Ho l’età in cui le cose si osservano con più calma, ma con l’intento di continuare a crescere.
Ho gli anni in cui si cominciano ad accarezzare i sogni con le dita e le illusioni diventano speranza.
Ho gli anni in cui l’amore, a volte, è una folle vampata, ansiosa di consumarsi nel fuoco di una passione attesa.
E altre volte, è un angolo di pace, come un tramonto sulla spiaggia.


Quanti anni ho, io?
Non ho bisogno di segnarli con un numero, perché i miei desideri avverati, le lacrime versate lungo il cammino al vedere le mie illusioni infrante valgono molto più di questo.
Che importa se compio venti, quaranta o sessant’anni!
Quel che importa è l’età che sento.
Ho gli anni che mi servono per vivere libero e senza paure.
Per continuare senza timore il mio cammino,perché porto con me l’esperienza acquisita e la forza dei miei sogni.


Quanti anni ho, io?
A chi importa!
Ho gli anni che servono per abbandonare la paura e fare ciò che voglio e sento…
(- José Saramago -)

*****
                       

venerdì 25 gennaio 2019

Paese che vai, usanze che trovi.

Paese che vai, usanze che trovi. Così, se in Italia persino i quattro fiocchi di neve previsti per oggi su Roma si trasformano in una ordinanza della sindaca Raggi per chiudere le scuole, in Svezia accade l'esatto contrario. In Svezia, infatti, il maltempo è semplicemente una ragione in più per accompagnare i piccoli di appena 18 mesi a giocare nei giardini degli asili nido. Per chi non vive a queste altitudini, è un'immagine quantomeno rara. Che diventa a dir poco sorprendente se si pensa che negli asili di Stoccolma è molto facile scorgere, tra gli altri, tanti piccoli di origine africana entusiasti della neve o della pioggia. Al di là dello scenario alquanto suggestivo, la questione, però, è un'altra.
In Svezia l'educazione infantile ha un ruolo centrale nel sistema scolastico nazionale. Tant'è che, nonostante la scuola dell'obbligo cominci a 7 anni, l'80% dei bambini frequenta l'asilo già al compimento del secondo anno di età, se non prima. Una realtà che, fatta eccezione per la Danimarca, non ha eguali nel resto d'Europa. Non è, dunque, un azzardo sostenere che per le autorità svedesi la scuola è qualcosa di più di un semplice luogo di educazione, piuttosto è una vera e propria palestra di democrazia. Perché in una società che diventa sempre più multietnica l'istruzione costituisce il principale volano dell'integrazione degli immigrati. Una scuola di democrazia che non vale soltanto per i piccoli interessati, ma anche per gli stessi genitori. I quali indirettamente sono costretti a confrontarsi con gli usi, i costumi e la cultura del paese ospitante. Peraltro, basta osservare la legislazione del paese scandinavo per capire che non si tratta di una convinzione meramente astratta.
L'ordinamento svedese, infatti, prevede un congedo parentale di 18 mesi, durante i quali è lo Stato a garantire circa l'80% dello stipendio. Alla scadenza, il neonato può già essere iscritto all'asilo, usufruendo del supporto economico diretto e indiretto delle autorità statali. Non solo, quattro anni fa sono state introdotte importanti novità anche per gli adulti di origine straniera presenti sul territorio nazionale,infatti, è stata approvata una legge, che se non ricordo male è entrata in vigore a gli inizi del 2011, che prevede per gli immigrati in possesso di un permesso di un soggiorno la possibilità di frequentare corsi di lingua svedese, educazione civica e perfino stage di lavoro.
L'aspetto interessante, inoltre, è che questi benefit, a differenza di quanto accade abitualmente, non fanno riferimento al nucleo familiare, ma a ogni singolo individuo. Con l'obiettivo di incentivare e coinvolgere anche le donne immigrate. Anche perché i figli, persino in tenera età, sono già molto impegnati. Scelte che confermano ancora una volta non un trend, ma una vera e propria tradizione del paese scandinavo.
Uno stato che ha sempre investito e creduto nell'uguaglianza di genere e nel ruolo fondamentale dell'educazione come mezzo di integrazione per i nuovi arrivati. E se poi fa -20 l`integrazione avviene ancor più rapidamente. 
(fonte: nonno franco a stoccolma)
                               💓 *****💓                

Attenzione

Attenzione
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. Le informazioni contenute in questo blog, pur fornite in buona fede e ritenute accurate, potrebbero contenere inesattezze o essere viziate da errori tipografici. L`autore si riserva pertanto il diritto di modificare, aggiornare o cancellare i contenuti del blog senza preavviso. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate comunicarlo via email. Saranno immediatamente rimossi. L`autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.

Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.