Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

sabato 19 aprile 2014

Svezia: Assistenza medica di base.

“ Al cuor non si comanda “ “ Franco cuor di leone “
Con queste e altre belle frasi avevo ripetutamente cercato di rinviare i miei esami clinici, ma una volta incappato in un controllo di rutin al ”Vårdcentralen” qui vicino casa mia ho dovuto subire una visita più accurata dal medico di base, un donnone biondo di chiare origini finlandesi che malgrado i miei timidi tentativi di protesta mi ha tolto ogni diritto di replica affrettandosi a scrivere un remis (inmpegnativa) per esami specialistici presso l’ospedale più vicino tempo due settimane e finalmente ieri in compagnia di una mia cara amica mi sono presentato in tuta ginnica e scarpette da ginnastica al Karolinska Universitetssjukhuset di Huddinge per un test cardiovascolare da sforzo.
Fin qui niente da eccepire, (certo se avessi avuto le sospirate scarpette giallorosse della Roma sarebbe stato meglio!), fino quando arrivo al reparto aspetto 10 minuti e vengo chiamato da una giovane infermiera addetta all`accettazione/spogliatoio la quale dopo essersi presentata mi chiede se mi sono depilato il torace.
“ Ma che dice ? – ho subito controbattuto– Ma non vede che ho una certa età, già sono pelato da qualche decennio, avevo una bella barba ma l`ho tagliata. Se devo radermi anche questa miseria divento spennato come un gallinaccio. La prego. Sia gentile, faccia uno strappo alla regola!L`infermiera ridacchia ma da buona svedese, è irremovibile.
La ”carissima…” amica che mi ha accompagnato si offre subito di provvedere con rasoio elettrico e lametta alla bisogna, l`infermiera con inprevista solerzia si affretta a fornire gli strumenti per l`operazione mentre io frignando supplico di prestare la massima attenzione, perché si sa, noi maschi duri, siamo tanto combattivi e sbruffoni, ma di fronte alla possibilità di dolore ci trasformiamo in agnellini terrorizzati.

Questo inaspettato incarico ha molto divertito la mia cara ”amica…”, che ad un certo punto suggerisce  maliziosamente di poter provvedere molto più velocemente invece con l’uso di una ceretta a strappo o mediante depilazione uno per uno con pinzetta, per fortuna questi strumenti di tortura vengono subito accantonati, forse leggendo l`orrore che trapela dai miei occhi.
Finita la rasatura, mi sono guardato allo specchio, ed ho scoperto con grande sgomento che intorno al torace la mia abbronzatura da sol leone era scomparsa.
“ Signore mio – guarda cosa mi hai fatto!” ho esclamato in preda all`ira –sembra che ho preso il sole con il reggiseno!

La mia amica, ha faticato non poco a  tranquillizzarmi, spiegandomi che probabilmente i medici in Svezia hanno ben altro da fare che ammirare il miei pallidi capezzoli spennacchiati.
Così a malincuore mi sono infilato la tuta da ginnastica, ma ha preteso di indossare la mia maglietta preferita, quella azzurra, con sopra scritto ”Forza Italia”
“ Se devo morire pedalando – ha deciso eroicamente – lo farò con il coraggio di un patriota del Risorgimento!”

Ovviamente quando sono entrato nello studio medico mi è stato subito intimato di togliermi la maglietta  prediletta e la dottoressa, senza degnare di uno sguardo il mio pallido petto, mi ha fatto salire su una cyclette bianca con tanto di contagiri elettronico.
Deluso ma non domo, e con gran faccia tosta ho cominciato a raccontare che da ragazzo in Italia ero un corridore nato, dimenticando di dire che in bicicletta non andavo da decenni, anche se negli anni giù in cantina avevo collezionato ben sette biciclette sette, poi vergognandomi un pò mi sento in dovere di confessare che l’ultima volta che avevo cercato di correre ero inciampato in una ”buchetta”, e per preacuzione ero stato ricoverato proprio nello stesso ospedale, “ Ma ora stò bene ed ho migliorato di molto il mio stile”, concludo mentendo spuduratamente.

La dottoressa, sembra rassegnata alle chiacchere e non fiata. Rapidamente mi applica sul petto e sulla schiena una decina di elettrodi a ventosa collegati con una serie di cavi e, mentre controlla battito cardiaco e pressione, mi ordina seccamente : “ zitto e pedala !”

Così ho iniziato a pedalare, dapprima aitante e sbruffone, realizzando ben presto che ogni due minuti circa il carico frenante aumentava, cominciando così a sudare e sbuffare.
“ Bravo Franco, continua così, cerca di tenere la velocità sopra i 60 giri, mi raccomando non fermarti mai!” Me tapino, inutilmente cercavo di immaginare di essere Bartali in fuga sulle salite delle Dolomiti, sentivo il cuore in gola mentre la pressione era raddoppiata, ero ormai ansimante e boccheggiante,i piedi come due piombi.
“ Complimenti Franco, tieni duro ancora per un paio di minuti !”
“Ancora un ultimo sforzo Franco, il traguardo è vicino – oramai ero al delirio – avrò la coppa e il bacio di questa giovane fanciulla bionda “.
Poi,mentre la vista iniziava inesorabilmente ad
annebiarsi, arriva il tanto sospirato ordine “ Bravo, bra jobbat, rallenta a 30 giri, smetti piano piano “.
“ Ecco, questo è il giro d’onore “ immaginavo confusamente. Poco dopo la dottoressa mi ferma definitivamente, mi aiuta a scendere dal suo tricicolo infernale, asciugandomi vigorosamente con rotoloni di carta. “ Ischemia miocardica negativa – sentezia la bionda, srotolando un lungo foglio millimetrato – ci vediamo martedì, dopo Pasqua, sempre depilato, così avrai l`onore di testare l’apparecchiatura per l’elettrocardiogramma dinamico “
Sembra si tratti di una misteriosa scatola elettronica collegata ad una centralina da portare per 24 ore (anche in bagno…)
“Che bello – ho balbettato  –  potrei avere una scatola argentata così martedì pomeriggio mi presento a scuola dai miei nipotini con il vecchio casco da ciclista con sopra un’antennina radio e faccio il robot di Star Wars.  
“ Vai  fuori!
“ Avanti il prossimo !”
FoF


   

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.