Prima c’è stato lo choc del partito xenofobo di estrema destra
Sverige Demokraterna (Democratici svedesi) che per la prima volta elegge dei
deputati al Parlamento puntando la campagna elettorale sul pericolo immigrati.
Immaginiamo che Stieg Larsson, lo scrittore della famosa trilogia Millennium,
si stia agitando nella tomba.
Poi il libro “Carlo XVI Gustavo, il monarca riluttante” in
cui si svelano imbarazzanti prodezze sessuali del sessantasettenne Gustavo
Folke Hubertus, amato re di Svezia e duca dello Jämtland, sul trono dal
15 settembre 1973. Gli avvenimenti si riferirebbero a circa venti anni fa e,
secondo certe fonti, la regina ne sarebbe stata a conoscenza.
E a proposito della regina, di origine tedesca, un canale
televisivo svedese svelò a suo tempo che il padre sarebbe stato membro del
partito nazista che si sarebbe appropriato di una fabbrica di armamenti
appartenuta a imprenditori ebrei. La regina dapprima nega, poi, incalzata dalle
notizie ammette che la notizia è vera, ma che lei lo aveva saputo solo in età
adulta.
Assange |
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Anna la cubana |
«Dopo questa storia sarà impossibile ripescare il
personaggio», aveva annunciato il sessantaduenne scrittore svedese alla vigilia
dell’uscita. Questa indagine porterà Wallander a indagere i misteri della
Guerra Fredda, in un turbinio di sottomarini nucleari, agenti segreti, omicidi,
tradimenti, intrighi, dove nulla è come appare.
E ancora una volta rispunta, come in quasi tutti i romanzi
di questa generazione di giallisti svedesi, il fantasma dell’omicidio del primo
ministro Olof Palme, un mistero irrisolto non solo da un punto di vista
investigativo (l’assassino e i mandanti non sono mai stati scoperti), ma
anche politico: da anni, infatti, in Svezia c’è chi si chiede se Palme fosse
stato un agente al servizio dei sovietici.
Ma torniamo a Mankell. L’affresco che esce della Svezia da questo romanzo non è dei più edificanti, così come non lo era stato neanche in romanzi precedenti, tipo L’uomo che sorrideva (sempre edito da Marsilio, casa editrice specializzata in “giallo Svezia“). Dice Ann-Britt Hoglund, uno dei personaggi, a proposito del caso di cui Wallander si stava occupando: «Non credevo che potesse succedere in Svezia». «Fino a qualche anno fa non accadeva», rispose Wallander. «Poi c’è stato un cambiamento. Si dice che la Svezia abbia cambiato sembianze lentamente e di nascosto. Ma secondo me il cambiamento era più che evidente e tangibile, bastava volerlo vedere. Ma non so dirti per quale motivo si sia verificato questo cambiamento». E ancora: «Questo non spiega però perché la Svezia sia la nazione con il peggior risultato nella lotta contro la criminalità. Il corpo di polizia svedese risolve meno casi di tutti gli altri corpi di polizia al mondo».
Ma torniamo a Mankell. L’affresco che esce della Svezia da questo romanzo non è dei più edificanti, così come non lo era stato neanche in romanzi precedenti, tipo L’uomo che sorrideva (sempre edito da Marsilio, casa editrice specializzata in “giallo Svezia“). Dice Ann-Britt Hoglund, uno dei personaggi, a proposito del caso di cui Wallander si stava occupando: «Non credevo che potesse succedere in Svezia». «Fino a qualche anno fa non accadeva», rispose Wallander. «Poi c’è stato un cambiamento. Si dice che la Svezia abbia cambiato sembianze lentamente e di nascosto. Ma secondo me il cambiamento era più che evidente e tangibile, bastava volerlo vedere. Ma non so dirti per quale motivo si sia verificato questo cambiamento». E ancora: «Questo non spiega però perché la Svezia sia la nazione con il peggior risultato nella lotta contro la criminalità. Il corpo di polizia svedese risolve meno casi di tutti gli altri corpi di polizia al mondo».
Sarà forse per questo che Mankell si è stancato di
raccontare la società svedese e il nostro commissario Wallander, divorziato,
scazzato, amante della bottiglia – insomma lo stereotipo del poliziotto
come ce lo ha tramandato la letteratura poliziesca da Chandler in avanti –
viene messo da parte?
L’aveva già fatto sir Arthur Conan Doyle con il suo
investigatore, l’azzimato Sherlock Holmes. Ma Conan Doyle fu costretto, a furor
di lettori, a far risorgere il suo personaggio dopo che nel romanzo L’ultima
avventura, nel corso di un duello con l’arcinemico professor Moriarty, Holmes
era scomparso precipitando nelle cascate di Reichenbach. Con la scusa che il
corpo non era mai stato ritrovato, Conan Doyle dovette così ripescare Holmes che
riapparve vivo e vegeto e ancor oggi continua a investigare insieme a noi.
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källa:al coniglio agile di castellacci |