Curiosità svedesi: Recentemente abolita la
legge che imponeva la sterilizzazione per il transessuali, succede ora che è
stata presentata una proposta per modificare un’altra legge. In pratica si
vorrebbe sostituire alla dizione
“donna incinta” – la più ovvia delle banalità
visto che, fino a prova contraria, soltanto le donne possono rimanere incinte –
la nuova definizione considerata più politicamente corretta di
“persona
incinta”. Il dubbio
linguistico, a chi ha presentato la proposta di legge al Parlamento svedese, è
venuto pensando a quei transessuali che da donne sono diventati uomini a tutti
gli effetti, quindi anche per l’anagrafe. Chi di loro ha mantenuto la
possibilità di procreare, nel giorno in cui dovesse aspettare un bambino, come dovrebbe
essere chiamato? Non certo “donna incinta”. Ma nemmeno “uomo incinto”. Di qui
l’empasse, che potrebbe rendere obbligatorio esprimersi con il neutro,
“persona”.
La proposta
di legge svedese è l’ennesima prova di come l’illusione di sovrapporre l’arbitrio
del linguaggio e del politicamente corretto alla realtà dei fatti finisca per
partorire (è il caso di dirlo) vere mostruosità logiche e linguistiche, prima
ancora che giuridiche. Ogni volta che si fa appello all’ideologia del gender –
quella per la quale il sesso di una persona è una pura costruzione culturale
senza alcun ancoraggio alla carne e alla realtà, cioè alla vita per quel che
è – bisognerebbe ricordarsi che si
rischia di consegnarsi mani e piedi al
ridicolo. Quel ridicolo che, in certi casi, è il peggior peccato del mondo.
 |
källa: il foglio quotidiano |
E come
fare, leggendo certe notizie, a non pensare a quella famosa scena del “Caimano”
di Nanni Moretti, quando Bruno Bonomo, interpretato da Silvio Orlando, incontra
la giovane coppia di lesbiche che parlano la lingua adattata all’epoca dei
nuovi diritti. Una lingua che lui non conosce, e lo ammette, sbottando: “No per
favore, queste cose non le capisco”.