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Revbensspjäll (costolette di maiale) |
A cena oltre sua figlia, c`era anche suo genero, un aitante giovanotto con la faccina da bravo ragazzo. Dopo cena per sopperire ad un attacco di giusta gratidutine inquanto servito e riverito come sempre, ho deciso di lavare i piatti in svedese: diskning naturalmente assistito dal bravo giovanotto.
Un gesto
molto apprezzato dalle femminuccie di queste parti. Abbiamo aspettato che le
due donne uscissero dalla cucina – un pò per assicurarmi dell`effetto sorpresa e
un pò per evitare a nonna Andersson la pena di sentirmi cantare a squarciagola tra
una padella e un forchettone – e ci siamo messi all’opera.
Passano pochi minuti e
Göran, (così si chiama il bravo giovanotto) mi strilla: “Nej, nej!!! Vad gör
du??” (cosa stai facendo) “Sluta, sluta” (smettila).
“Ma che meraviglia! Che bravo ragazzo e poi ci lamentiamo dei giovani svedesi…! Che Paese
avanti in fatto di educazione giovanile, non vuole che alzi un dito!”
Naturalmente
avevo frainteso, non si trattava di uno
smisurato eccesso di riguardo verso una persona anziana, ma che il mio modo di
lavare i piatti era per lui ”slarvig” (incurante) e per niente ecologico.
Perché? Mia
madre e mia nonna in Italia facevano così: torrenti di detersivo sulla spugna e
acqua corrente, un bel cannello d`acqua scrosciante e rumoroso e via con olio
di gomito – e qui si capisce anche il motivo dell´urlo strazziante del bravo
ragazzo vikingo.
Far
scorrere l’acqua? sprecarla! Con le conseguanze che andranno a gravare sulla communità, sia per i costi sia per l`ambiente.
“Jag ska
visa dig – ti faccio vedere io come si fa”.
La tecnica
con cui i giovani svedesi lavano i piatti è molto interessante. Si
riempie il lavello d’acqua, si mette il detersivo, (meglio se è poco..) Poi si
immergono i piatti uno alla volta nel lavello ECOLOGICO, si strofinano con una
spazzolina meglio se usata e riusata (per via dei costi…) e si mettono a
scolare in bella mostra in un scolapiatti di plastica grigio_IKEA. Sì, perché qui in Svezia lo
scolapiatti incastonato nel pensile esattamente sopra la testa come l’abbiamo
noi poveri italiani non esiste.
Cosa manca al modello svedese?
L`operazione
fondamentale: il risciacquo!
Se si mette troppo detersivo i piatti escono inpregnati da
una schiuma di bolle a dir poco schifosa, che non viene risciaccuata dal getto d´acqua incriminato,
ma si lascia scivolare sul piatto
sottostante. Con tanti saluti ai prossimi commensali.
Il numero delle volte che si svuota e si ririempie il
lavello, varia secondo la quantità delle stoviglie sporche, questo per evitare
di affogare i piatti nel sudiciume creato da eventuali resti di grasso di
salciccie, salse alla francese, ragù alla svedese, burro, margerine e leggerezze varie.
Da quella magica sera dove imparai a lavare i piatti alla
svedese è passato un pò di tempo, ma ancora oggi non posso fare a meno di
osservare amici e conoscenti nel momento
magico dell’Diskning e posso dire che
gli uomini svedesi, specie quelli più giovani, sono quelli col maggior senso
ecologico: l’acqua non la cambiano mai – nemmeno se stanno lavando i piatti
dopo un matrimonio con 50 persone – e il detersivo va usato con grande parsimonia,
solo un sottile filo azzurro…!
Meno male che nella mio appartamentino di Stoccolma ho la
lavastoviglie: mi evito così il pericolo di prendermi in colpo, nel caso che
qualche nativo svedese amante
dell´ambiente, si offrisse di lavare i piatti.
Magari dopo una cena a base di tortelli ai quattro formaggi …!!!
dell´ambiente, si offrisse di lavare i piatti.
Magari dopo una cena a base di tortelli ai quattro formaggi …!!!
Buon inizio
settimana a tutti da franco.