stranezze

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

lunedì 11 febbraio 2013

Te la do io la Svezia: "Quando inparai a lavare i piatti."

Revbensspjäll  (costolette di maiale)
Qualche tempo fa sono stato invitato a cena da nonna Andersson, per gustare il suo delizioso revbensspjäll  (costolette di maiale)

A cena oltre sua figlia, c`era anche suo genero, un aitante giovanotto con la faccina da bravo ragazzo. Dopo cena per sopperire ad un attacco di giusta gratidutine inquanto servito e riverito come sempre, ho deciso di lavare i piatti in svedese: d
iskning naturalmente assistito dal bravo giovanotto.

Un gesto molto apprezzato dalle femminuccie di queste parti. Abbiamo aspettato che le due donne uscissero dalla cucina – un pò per assicurarmi dell`effetto sorpresa e un pò per evitare a nonna Andersson la pena di sentirmi cantare a squarciagola tra una padella e un forchettone – e ci siamo messi all’opera.
Passano  pochi minuti e Göran, (così si chiama il bravo giovanotto) mi strilla: “Nej, nej!!! Vad gör du??(cosa stai facendo) “Sluta, sluta(smettila).

“Ma che meraviglia! Che bravo ragazzo e poi ci lamentiamo dei giovani svedesi…! Che Paese avanti in fatto di educazione giovanile, non vuole che alzi un dito!”

Naturalmente  avevo frainteso, non si trattava di uno smisurato eccesso di riguardo verso una persona anziana, ma che il mio modo di lavare i piatti era per lui ”slarvig” (incurante) e per niente ecologico.  
Perché? Mia madre e mia nonna in Italia facevano così: torrenti di detersivo sulla spugna e acqua corrente, un bel cannello d`acqua scrosciante e rumoroso e via con olio di gomito – e qui si capisce anche il motivo dell´urlo strazziante del bravo ragazzo vikingo.

Far scorrere l’acqua? sprecarla! Con le conseguanze che andranno a gravare sulla communità, sia per i costi sia per l`ambiente.
Jag ska visa dig – ti faccio vedere io come si fa”.

La tecnica con cui i giovani svedesi lavano i piatti è molto interessante. Si riempie il lavello d’acqua, si mette il detersivo, (meglio se è poco..) Poi si immergono i piatti uno alla volta nel lavello ECOLOGICO, si strofinano con una spazzolina meglio se usata e riusata (per via dei costi…) e si mettono a scolare in bella mostra in un scolapiatti di plastica grigio_IKEA. Sì, perché qui in Svezia lo scolapiatti incastonato nel pensile esattamente sopra la testa come l’abbiamo noi poveri italiani non esiste.

Cosa manca al modello svedese?

 L`operazione fondamentale: il risciacquo!

Se si mette troppo detersivo i piatti escono inpregnati da una schiuma di bolle a dir poco schifosa, che non viene risciaccuata dal getto d´acqua incriminato, ma si lascia scivolare  sul piatto sottostante. Con tanti saluti ai prossimi commensali.
Il numero delle volte che si svuota e si ririempie il lavello, varia secondo la quantità delle stoviglie sporche, questo per evitare di affogare i piatti nel sudiciume creato da eventuali resti di grasso di salciccie, salse alla francese, ragù alla svedese, burro, margerine e leggerezze varie.

Da quella magica sera dove imparai a lavare i piatti alla svedese è passato un pò di tempo, ma ancora oggi non posso fare a meno di osservare  amici e conoscenti nel momento magico dell’Diskning  e posso dire che gli uomini svedesi, specie quelli più giovani, sono quelli col maggior senso ecologico: l’acqua non la cambiano mai – nemmeno se stanno lavando i piatti dopo un matrimonio con 50 persone – e il detersivo va usato con grande parsimonia, solo un sottile filo azzurro…!

Meno male che nella mio appartamentino di Stoccolma ho la lavastoviglie: mi evito così il pericolo di prendermi in colpo, nel caso che qualche nativo svedese amante 
dell´ambiente, si offrisse di lavare i piatti. 

Magari dopo una cena a base di tortelli ai quattro formaggi …!!!

Buon inizio settimana a tutti da franco.





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E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.