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Naufragio del vapore Sirio: "La copertina della "Domenica del Corriere" del 19 agosto 1906,
disegnata da Achille Beltrame."
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La posizione del naufragio del Sirio. |
Non è l’unica storia di naufragio che ci riguarda. Il museo nazionale dell’emigrazione italiana di Roma ricostruisce storie e vicende della nostra emigrazione minuziosamente. Visitarlo consente di ricordare una parte fondamentale delle nostra storia e aiuta a superare stereotipi diffusi da una narrativa spesso artefatta e retorica. Oltre alla nave Utopia, ricordo i 549 emigrati, di cui molti italiani, deceduti nel naufragio del Bourgogne avvenuto al largo della Nuova Scozia il 4 luglio del 1898, i 1.198 emigrati, di cui ancora molti italiani, morti nel naufragio dei due Lusitania. Il primo affondò al largo di Terranova il 25 giugno del 1901 e il secondo, invece, affondato da un sottomarino tedesco il 7 maggio del 1915. Ancora, le 550 vittime del naufragio del Sirio, morti nel 1906 dopo avere urtato gli scogli della costa spagnola di Cartagena o i diversi italiani dei 1.523 morti nel naufragio del lussuoso Titanic del 14 aprile 1912. Nel novembre del 1915 morirono 206 italiani del piroscafo Ancona, affondato ad opera di un sottomarino austriaco, e ancora le 314 vittime italiane del naufragio della nave Principessa Mafalda dell’ottobre del 1927, affondato vicino le coste del Brasile e, infine, i 446 italiani dell’Arandora star, colpite mortalmente dai siluri di un sottomarino tedesco il 2 luglio del 1940. Italiani disposti a immensi sacrifici, a subire violenze e a sopportare rischi mortali. Venivamo stivati in terza classe, in condizioni pietose e considerati “tonnellata umana”. Le malattie erano frequenti. A volte partivamo sani e arrivavamo morti, se non gravemente malati. Capita lo stesso ai migranti che cercano di arrivare sulle nostre coste. Partono in buono stato di salute e, se riescono a giungere, sulle nostre coste, arrivano denutriti e a volte malati. Spesso però la scabbia, di cui tanto si è scritto e parlato, la prendono dopo essere stati presi in carico dal nostro sistema di accoglienza. La loro malattia, a volte, è nostra diretta responsabilità. La storia racconta ogni particolare, anche le più vergognose proposte umane. Come quella dell’ex Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il quale prevedeva la possibilità di sparare ai migranti in mare sulle nostre coste per impedirne, secondo il suo articolato ragionamento padano, lo sbarco.
La storia, affermava Enzo Biagi, è una guida alla ricerca dell’uomo. Queste tragedie vissute da noi italiani dovremmo ricordarcele per sviluppare oggi un sistema di accoglienza civile, legale, rispettoso dei diritti umani e delle convenzioni internazionali per tutti i migranti che cercano di attraccare sulle nostre coste. Nessuno escluso. L’accoglienza è la condizione indispensabile per poterci considerare un Paese civile. Lo dobbiamo anche a noi stessi e ai nostri migranti morti in terra o in mare straniero.
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(A cura di Marco Omizzolo per nonno Franco a Stoccolma.)
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