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mercoledì 5 marzo 2014

"Il parquet di IKEA..."


Passeggiando lungo la tortuosa via di parquet in qualsiasi negozio IKEA, si potrebbe provare un senso di spaesamento e un forte mal di testa. Ma è risaputo in quale misura i prodotti della multinazionale svedese siano accessibili alla maggior parte dei portafogli delle classi medio-basse e non importa se a risentirne sia la qualità: tutto ciò per l’azienda significa soprattutto ingenti profitti.

Fin qui nulla di male, ma l’associazione Attac Deutschland (la sezione tedesca dell’Associazione per la Tassazione delle Transazioni finanziarie e per l’Aiuto ai Cittadini) si è chiesta dove vada a finire questo fiume di denaro e ha quindi fatto i conti in tasca ad IKEA e al suo fondatore Ingvar Kamprad. Si parla di calcoli ipotetici, poiché non tutti i dati sono stati messi a disposizione degli attivisti. Bisogna anche ricordare che i rapporti tra fisco e la famosa azienda di mobili non sono proprio idilliaci: nel giugno dello scorso anno, IKEA – assieme a Apple e Facebook – si è rifiutata di partecipare a un’audizione in Commissione Finanze presso l'Assemblea nazionale di Francia. L'intenzione dei parlamentari della Camera bassa era quella di carpire informazioni dettagliate sui conti e sul regime fiscale adottato dalla multinazionale nel paese transalpino.

Attac ha scoperto che il più famoso rivenditore di mobili al dettaglio possiede diverse sedi amministrative e finanziarie sparse in tutto il mondo. Il primo luogo cardine dell’azienda è la Svizzera, dove il fondatore Kamprad si è ritirato a vita privata (in realtà, l'associazione fa sapere che gestisce ancora “in maniera autoritaria” l’azienda: non a caso, l’imprenditore ultraottantenne rimane figura di punta del Consiglio di sorveglianza di IKEA), beneficiando di una fiscalità di favore per sé e la sua creatura. E proprio dalla neutrale e accogliente - almeno per i capitali - Svizzera parte il percorso del “labirinto fiscale” d’IKEA, a quanto pare, controllata attraverso quattro fondazioni in altrettanti paesi a regime fiscale vantaggioso, meglio conosciuti come “paradisi”. Si tratta di Lussemburgo, Liechtenstein, Paesi Bassi e Antille.

Nei Paesi Bassi ha sede la Stichting Ingka, società “senza scopo di lucro”, che fa capo a Kamprad e che assieme a Inter IKEA detiene un’enorme fetta della torta aziendale. Il patrimonio della Ingka è di 36 miliardi di euro, uno dei più alti al mondo. Tuttavia “essa non è obbligata a pubblicare un bilancio annuale - ha spiegato Karl-Martin Hentschel, autore del rapporto -, per cui la fondazione, a queste condizioni, può permettersi di nascondere i propri conti”.

Mentre in Liechtenstein si trova la fondazione filantropica di IKEA, che dipende strettamente dalla Ingka. Il sito precisa che “i fondi gestiti dalla fondazione possono essere utilizzati, a discrezione del  CdA, per fini filantropici o ricollocati nei negozi presenti in tutto il mondo”. Volendo poi perdersi ancor di più, nel piccolo ducato europeo ha sede anche la terza fondazione, l’Imas, che invece si occupa della “gestione del patrimonio di Ingka” e torniamo al punto di partenza. Il cane si morde la coda, ma – stando ai calcoli effettuati dalla televisione svedese STV – questo sistema a scatole cinesi ha fatto risparmiare a Kamprad, negli ultimi vent’anni, tra i 2,3 e i 3,2 miliardi di imposte in Europa.
Non finisce qui, perché nel vicino Lussemburgo i tre figli del patron IKEA hanno posto le radici di Ikano, una società che si occupa di servizi finanziari e assicurativi, con uffici aperti in ogni parte del globo. Il gruppo possiede partecipazioni indirette in IKEA e la filiale più importante si trova a Curaçao, nelle Antille olandesi, celebre meta vacanziera e trafficato paradiso fiscale.

Ma, in definitiva, - si è chiesta Attac - quante tasse ha pagato IKEA in tutti questi anni? Tentando di rispondere alla domanda, l’associazione ha ipotizzato che la multinazionale possa aver sborsato, nel 2012, “soltanto” 695 milioni (favorita da una tassazione al 17,8%, che in Francia arriva al 33%) attraverso Ingka e altri 58 milioni (all'11,6%) attraverso Inter Ikea. Attac ha provato a metter giù qualche cifra, adesso, però, tocca a IKEA smontare pezzo dopo pezzo i suoi conti. Come se fossero mobili.
(källa:antidiplomatico)


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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.