mercoledì 26 giugno 2013

Stoccolma vista da un napoletano.

Ho fatto un errore madornale. Uno sbaglio che un napoletano non dovrebbe mai fare. Sono andato all’estero per tre giorni, e poi sono tornato.
L’errore, in realtà, è ancora più grave. Non sono andato ad “un estero qualunque”. Ho fatto tre ore di aereo e sono sbarcato a Stoccolma. Ho visto una città civile e sono ancora sotto shock. Lì non buttano i televisori guasti per strada. Non ci sono materassi dismessi sui marciapiedi. Non ho visto lavatrici arrugginite lungo gli assi stradali. Non c’erano cartacce, cicche, cartoni, supersantos negli alberi. Non c’erano banchetti di sigarette, dvd falsi, mercanzia varia. Non c’era merce esposta per strada che ti costringe a camminare tra le auto. Non c’erano auto parcheggiate sui marciapiedi.
Non ho visto un solo vigile urbano. Non ce n’era bisogno. Ho visto le piste ciclabili. Quelle vere, non quelle disegnate.
Ad un certo punto dovevo prendere un autobus. Sono andato al capolinea, ho visto un piccolo edificio illuminato, avevo bisogno di una informazione e sono entrato. Ci sarà qualcuno che mi spiegherà. Entro e trovo un tabellone luminoso. Numeri, orari, linee. Poi panchine, poltrone, reception e biglietterie. Trovo la mia notizia, chiara, in inglese, su un tabellone e faccio per uscire. Io, che quando a Roma o a Napoli vedo una pensilina, mi emoziono, ero convinto che assunta l’informazione, dovessi andarmi a trovare il mio pullman all’esterno. NoQuell’edificio era la stazione degli autobus. Aveva i gate per ogni pullman, per ogni linea. Poltrone al chiuso, tabelloni e porte girevoli che si aprivano all’orario di partenza come fosse un aeroporto e ti portavano direttamente nel pullman. Che, ovviamente, è partito in orario perfetto.
E dentro nemmeno una voce, un sussurro, un gridolino. Cinquanta persone sistemate, ognuna al suo posto, in silenzio. Ho visto la gente stare insieme senza disturbare gli altri. Ho visto le persone dirsi le cose sussurrando, a bassa voce, senza sbracciarsi. Ho visto file ordinate e pazienti. Ho visto tutti i tassisti col Pos, e tutti i negozi chiederti di pagare con carta di credito, please. Ho visto un barista inseguirmi per darmi lo scontrino. Ho visto una città quasi del tutto autosufficiente dal punto di vista energetico, con fonti rinnovabili e alternative. Una città con i riscaldamenti sempre accesi, e alimentati quasi per intero dalla termodistruzione di 300mila tonnellate di rifiuti l’anno in centro, e niente tumori o comitati popolari con il teschio sugli striscioni, con biomasse e biogas usati anche per far viaggiare gli autobus.
Ho visto la città più ecologica al mondo. Non ho visto cassonetti, netturbini, discariche, isole ecologiche, depositi di ecoballe, e nemmeno orrende campane per la differenziata. Non c’è bisogno. Si raccoglie palazzo per palazzo. Differenziare conviene. Le imprese fanno a gara a comprare plastica, carta, vetro, e danno molti soldi ai condomini, che vendendo i materiali si pagano i costi di gestione. Gli scarichi, per lo più, finiscono in enormi cisterne nel sottosuolo, dove vengono trattati e poi riutilizzati come energia per cucine a gas. Quelli depurati e limpidi alimentano il mare.
Ho visto pannelli solari su ogni palazzo, in una città senza sole, ed enormi vetrate senza tende, per raccogliere tutta la luce, e farne energia. Ho visto recuperare l’acqua piovana e fare irrigazione anche solo per le piante di finestra. Ho visto ciascuno prendersi cura del suo tassello di interesse collettivo.
Ho visto una città rilassata, pacifica, organizzata, mite. Ho visto un altrove dove le cose diventano possibili.
Poi sono tornato in Italia. Prima a Roma, assediato dai filippini che mi volevano vendere un ombrello alla stazione Termini, dove l’autobus mi ha lasciato a duecento metri dal terminal, che ho fatto sotto la pioggia, scivolando sui sanpietrini sconnessi, schivando gli ambulanti, rischiando di finire sotto una macchina perchè sono sceso dal marciapiede dov’era parcheggiata un’altra macchina. Poi, a notte quasi fonda, sono arrivato a Napoli. Ho preso un taxi. Ho tenuto gli occhi chiusi. Sono salito a casa. Da quel momento non sono più uscito. Non ho il coraggio.
Ho solo aperto la finestra, stamattina, e ho visto una donna chiedere, ad alta voce, alla signora del primo piano, che vende le sigarette di contrabbando col panaro dal balcone, tre pacchetti di “Mabboro” morbide.  E lei rispondere, dalla cucina, senza nemmeno affacciarsi, che le “Mabboro” non stavano arrivando più, che ci stava la sfaccimma della finanza che stava rompendo ‘o cazzo al porto, ma roba di due, tre giorni, e tutto si sistemava. Di più non ho voluto sapere!!!
*****
källa: I napoletani non dovrebbero viaggiare, by Antonio Menna

 

lunedì 24 giugno 2013

Mi sento un giovanotto.


Mi sento un giovanotto. In controllo. Privo di paure. No, non è mia, ma è la macchina nuova (usata) di un mio amico. È come guidare una formula_1, mi dicono, non è un auto per tutti i giorni, insomma una volta a Roma erano solo i play boy a portarsela in giro. Veramente anche il colore è molto: “macho” rosso Alfa, fiammante, giovanile.

Malgrado la mia età salgo su ugualmente (sì, è un po stretta, non ideale per un nonno da 100 kg con jeans di qualche chilo fa.) Mi piazzo in quel sedile di pelle morbida, comodo, basso, afferro il volante in legno pregiato e…mi sembra di avere una vista del mondo un po’ più limpida. Ma sì, è tutta un’illusione, lo so, ma, beh, mi fa bene. Qualche anno fa avevo una bellissima cupè azzurra, con lo stesso spazio dentro, due posti, ci si può muovere appena… Ma la spider è diversa. C’è quel feeling stranamente romantico-avventuroso che mi fa pensare alle vacanze e tanta libertà, vestito da italiano in vacanza, occhialoni da sole e berrettino Ferrari (forse anche quell’accidente di orologio russo al polso, sai, quello pesantuccio e dolce-amaro), su e giù per curve e tornanti, un continuo cambio di marcia. Le ruote passano facilmente sopra i dossi del selciato, senza farteli sentire addosso come con la mia Fiat, padrona della strada, regina delle curve (okay, cerco di non far caso al serbatoio che mi si svuota davanti agli occhi…), questa se li conquista per benino, non ne ha timore, vince sempre lei. Mi viene da ridere quando passo le macchinine giocattolo, come la SmartCar.

Ma che carina, bella gialla o lilla, potrei appiattirti con lo spostamento d`aria in un istante, trasformandoti in una lastra liscia, una chiazza di colore sull’asfalto. Svaniresti eccome, mia piccola SmartCar grigio metallico, confusa, tremante, un niente davanti alla forza superiore dell´Alfa spider. Altro che guida da pensionato, sai, c’è un’autista esperto e motivato al volante, seppure con i capelli bianchi e mocassini troppo stretti, ma il fuoco dentro ce l’ha eccome, e non sempre quello che ti aspetti, quello che ti fa sciogliere tutto e provoca certi sogni metaforici.

Un fuoco di furia avvolge ‘sta ALFA, le dà una bella spinta, le fa prendere il volo. Attenta SmartCar, potrei facilmente annientarti. Ecco, scendo adesso, mi reggo il berrettino Ferrari con una mano (il vento…). Finita l’avventura. Più dolce, la mia FIAT, mi accoglie sempre con affetto (e piú di rado esige benzina). È ormai parte di me.

Ma l`Alfa aspetta, pronta e inpaziente, forte, quando ne ho bisogno. Allora, attenta a te,  piccola auto !




venerdì 21 giugno 2013

Traffico, inprecazioni e Palo di Maggio.


Il Palo di Maggio
Oggi pomeriggio tornando a casa sono rimasto imbottigliato in una coda di 10Km. Motivo...?  Domani in Svezia si festeggia "il palo di Maggio" o festa di mezza estate ed hanno deciso di partire tutti insieme...!!!! "Ma allora è come in Italia," direte voi. Macchè ci sono molte differenze tra l`italico/pensiero e lo svedala/pensiero.
Ve ne propongo quattro, che mi sono venuti in mente, inprecando, mentre ero in coda...!
foto: Aftonbladet

1) Italia.tempo grigio piove tutto il giorno,
L’italiano: Si tappa in casa o scappa al centro commerciale aspettando che spiova per ingannare il tempo scomoda le anime sante del purgatorio, i santi dal paradiso, e un discreto numero di madonne. Fa gli scongiuri perchè smetta al più presto. Si lamenta. Smette di piovere/esce il sole.
L’Italiano: ringrazia il santo protettore del paese e riprende le attività quotidiane.
Svezia .Buio per diversi mesi, giorno e notte. Viene l`estate e piove per un mese intero.
Lo svedese: va a funghi, passeggia sotto la pioggia in maglietta a maniche corte, arrostisce le sue salciccie al barbeque.
Improvvisamente smette di piovere. Esce il sole.
Lo svedese: è preso dal panico si precipita in giardino per innaffiare il prato.

2) Compleanni: E’ il compleanno di Franco. In paese lo sanno tutti. Franco telefona agli amici invitandoli in pizzeria per festeggiare il suo compleanno.
Franco paga per tutti.
”Se nun c’ha sordi” invita gli amici a casa e prepara du’ spaghi burro e parmigiano”

Svezia: Kalle compie gli anni. Non si ricordava nemmeno la madre...! ma Kalle invia sms a tutti gli amici e li invita al ristorante/al pub/al sushi bar.
Ognuno paga per se. Se Kalle ha una bella casa invita gli amici a casa. Ognuno porta qualcosa da mangiare o da bere. Kalle compra un preparato in polvere per fare una torta al gusto di cartone. Tutti gli fanno i complimenti e mangiano la torta di cartone.

3) Estate italiana. Settimana di Ferragosto.
Città vuote e spiaggie affolatissime. Se hai la grana vai in Sardegna, senza grana vai al ”lido di Ostia” a nuotare con le tracine. Basta che sia mare. Senza ombrellone e con l’olio solare comprato in offerta al supermercato sotto casa,  per un’abbronzatura selvaggia che deve durare fino a Natale.

Estate svedese, un periodo indefinito tra giugno e luglio, con temperature tra i 10 e i 15 gradi.
Svedese: tira fuori la bicicletta/la canoa/ canne da pesca/ carica tutto su una vecchia VOLVO e se ne va in canoa in qualche torrente del Nordland.
4) Il cane, il miglior amico dell’uomo.
Italia: ci sono 10 gradi, fa freddo, il cane rimane in casa “ altrimenti si raffredda…” esce solamente per andare dal veterinario indossando un elegante cappottino a motivi natalizi.
Svezia: ci sono 20 gradi…..sotto zero. La mia Chicca salta e gioca felice nella neve, senza cappottino e apparentemente senza disagio alcuno.
Chicca gioca sullaneve con 20g.sotto zero.
Buon Palo di Maggio a tutti.

 

Attenzione

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.