Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

lunedì 24 giugno 2013

Mi sento un giovanotto.


Mi sento un giovanotto. In controllo. Privo di paure. No, non è mia, ma è la macchina nuova (usata) di un mio amico. È come guidare una formula_1, mi dicono, non è un auto per tutti i giorni, insomma una volta a Roma erano solo i play boy a portarsela in giro. Veramente anche il colore è molto: “macho” rosso Alfa, fiammante, giovanile.

Malgrado la mia età salgo su ugualmente (sì, è un po stretta, non ideale per un nonno da 100 kg con jeans di qualche chilo fa.) Mi piazzo in quel sedile di pelle morbida, comodo, basso, afferro il volante in legno pregiato e…mi sembra di avere una vista del mondo un po’ più limpida. Ma sì, è tutta un’illusione, lo so, ma, beh, mi fa bene. Qualche anno fa avevo una bellissima cupè azzurra, con lo stesso spazio dentro, due posti, ci si può muovere appena… Ma la spider è diversa. C’è quel feeling stranamente romantico-avventuroso che mi fa pensare alle vacanze e tanta libertà, vestito da italiano in vacanza, occhialoni da sole e berrettino Ferrari (forse anche quell’accidente di orologio russo al polso, sai, quello pesantuccio e dolce-amaro), su e giù per curve e tornanti, un continuo cambio di marcia. Le ruote passano facilmente sopra i dossi del selciato, senza farteli sentire addosso come con la mia Fiat, padrona della strada, regina delle curve (okay, cerco di non far caso al serbatoio che mi si svuota davanti agli occhi…), questa se li conquista per benino, non ne ha timore, vince sempre lei. Mi viene da ridere quando passo le macchinine giocattolo, come la SmartCar.

Ma che carina, bella gialla o lilla, potrei appiattirti con lo spostamento d`aria in un istante, trasformandoti in una lastra liscia, una chiazza di colore sull’asfalto. Svaniresti eccome, mia piccola SmartCar grigio metallico, confusa, tremante, un niente davanti alla forza superiore dell´Alfa spider. Altro che guida da pensionato, sai, c’è un’autista esperto e motivato al volante, seppure con i capelli bianchi e mocassini troppo stretti, ma il fuoco dentro ce l’ha eccome, e non sempre quello che ti aspetti, quello che ti fa sciogliere tutto e provoca certi sogni metaforici.

Un fuoco di furia avvolge ‘sta ALFA, le dà una bella spinta, le fa prendere il volo. Attenta SmartCar, potrei facilmente annientarti. Ecco, scendo adesso, mi reggo il berrettino Ferrari con una mano (il vento…). Finita l’avventura. Più dolce, la mia FIAT, mi accoglie sempre con affetto (e piú di rado esige benzina). È ormai parte di me.

Ma l`Alfa aspetta, pronta e inpaziente, forte, quando ne ho bisogno. Allora, attenta a te,  piccola auto !




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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.