lunedì 7 novembre 2016

Perchè comunque alla fine sono ripartito.


Perchè comunque alla fine sono ripartito, l’avevo detto che sarei ripartito. Ho fatto anche il mio incontro all’aeroporto di Fiumicino con il mio passato e, l’ho superato discretamente.
Tornare nella Piccola Città significa le scritte sui muri “sey la mia unica raGGione di vita”, significa la ”munnezza” che circonda, sormonta e trabocca dai cassonetti, significa il traffico e la prepotenza delle persone che sono di lunga più intelligenti e furbi di te. Significa la mia cameretta, con le sbarre alla finestra, il mare, il sole (pochino a dire il vero) e la tastiera con gli accenti "e" la "z" e la "y" al posto sbagliato.
Tornare significa però anche incontrare vecchi amici, forse dimenticati, forse no, e il riaffiorare dei ricordi. I sabato pomeriggio sempre insieme, a chiaccherare, tra un caffè e una birretta. Scoprire di avere oggi tutte il timore di viaggiare con Ryanair e non ricordarsi perchè ci si è persi. Scoprire che non siamo cambiati affatto, ma che siamo tutti un po’ invecchiati.
Tornare è mangiare un pomodoro al forno prima di cena, prima di un risotto alla pescatora e una gelato alla panna dopo cena prima di tornare a casa. Tornare significa bere ancora un bicchiere di vino, sentirsi girar la testa e ridere, ridere tanto. Tornare significa un’indigestione per via delle rugole fritte prima e dopo pasto.
Tornare significa sentire la mancanza di tutto questo e il desiderio di tornare ancora un’altra volta, stare ancora un po’ per vedere tutti quei sorrisi.
Quelle persone che porterei tutte con me. Se solo non ci fosse il limite di 20kg sul bagaglio da imbarcare...!!
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domenica 6 novembre 2016

"Nostalgia di castagne"


Voglia di caldarroste, nastalgia di casa, chiamatela come volete, ma a me in questa domenica novembrina freddina e cortissima (quì a Stoccolma ieri alle 4 del pomeriggio era già buio pesto) mi è venuta veramente ”la voglia matta.” Fatemi compagnia e prepariamole insieme.
Promemoria:
Allora, le caldarroste non sono altro che castagne (dalle mie parti buonissime quelle dei boschi di Tolfa e Allumiere) incise e cotte sul fuoco, all'interno di recipienti bucherellati. La cottura ideale avviene sulle braci di un camino, che aromatizzano le caldarroste, ma si riesce anche a cuocerle sul fornello, anche se non hanno lo stesso sapore.
Preparazione:
1.      Prima di cuocere le castagne bisogna procedere a castrarle, 
ovvero a praticare un taglio orizzontale sulla buccia, 
dalla parte bombata, stando attenti a non intaccare la polpa. 
Questa incisione serve per evitare che le castaghe scoppino durante la cottura.
2.     Porre le castagne in una padella di ferro bucata, 
mettere il coperchio e cuocere a fuoco medio per 15 minuti circa, 
fintanto che la buccia risulti uniformemente bruciacchiata. Girare spesso durante la cottura.

3.      Assaggiare sempre prima di ritirarle per verificare la cottura, da prolungare se non fossero ben morbide.
4.      Avvolgere le castagne in un panno umido per 10 minuti circa, per favorirne la spellatura.
5.      Servire.
Le caldarroste: sono ottime calde, dopo un breve riposo avvolte in uno strofinaccio umido, che permette di spellarle meglio. Nal Lazio si accompagnano a vino rosso tipo Velletri. A me piacciono molto con un  bianco di Montefiascone tipo: Est,Est,Est.
É il caso di dire : de gustibus non disputandum.
Grazie della compagnia e Buona Domenica a tutti. (Anche senza castagne...!!)
by:nonno Franco



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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.