lunedì 7 novembre 2016

Perchè comunque alla fine sono ripartito.


Perchè comunque alla fine sono ripartito, l’avevo detto che sarei ripartito. Ho fatto anche il mio incontro all’aeroporto di Fiumicino con il mio passato e, l’ho superato discretamente.
Tornare nella Piccola Città significa le scritte sui muri “sey la mia unica raGGione di vita”, significa la ”munnezza” che circonda, sormonta e trabocca dai cassonetti, significa il traffico e la prepotenza delle persone che sono di lunga più intelligenti e furbi di te, significa la mia cameretta, con le sbarre alla finestra, il mare, il sole (pochino a dire il vero) e la tastiera con gli accenti "e" la "z" e la "y" al posto sbagliato.
Tornare significa però anche incontrare vecchi amici, forse dimenticati, forse no, e il riaffiorare dei ricordi. I sabato pomeriggio sempre insieme, a chiaccherare, tra un caffè e una birretta. Scoprire di avere oggi tutte il timore di viaggiare con Ryanair e non ricordarsi perchè ci si è persi. Scoprire che non siamo cambiati affatto, ma che siamo tutti un po’ invecchiati.
Tornare è mangiare un pomodoro al forno prima di cena, prima di un risotto alla pescatora e una gelato alla panna dopo cena prima di tornare a casa. Tornare significa bere ancora un bicchiere di vino, sentirsi girar la testa e ridere, ridere tanto. Tornare significa un’indigestione per via delle rugole fritte prima e dopo pasto.
Tornare significa sentire la mancanza di tutto questo e il desiderio di tornare ancora un’altra volta, stare ancora un po’ per vedere tutti quei sorrisi.
Quelle persone che porterei tutte con me, 
se solo non ci fosse il limite di 20kg sul bagaglio da imbarcare...!!
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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.