Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

domenica 6 novembre 2016

"Nostalgia di castagne"


Voglia di caldarroste, nastalgia di casa, chiamatela come volete, ma a me in questa prima domenica novembrina freddina e cortissima (quì a Stoccolma ieri alle 4 del pomeriggio era già buio pesto) mi è venuta veramente ”la voglia matta.” Fatemi compagnia e prepariamole insieme.
Promemoria:
Allora, le caldarroste non sono altro che castagne (dalle mie parti buonissime quelle dei boschi di Tolfa e Allumiere) incise e cotte sul fuoco, all'interno di recipienti bucherellati. La cottura ideale avviene sulle braci di un camino, che aromatizzano le caldarroste, ma si riesce anche a cuocerle sul fornello, anche se non hanno lo stesso sapore.
Preparazione:
1.      Prima di cuocere le castagne bisogna procedere a castrarle, 
ovvero a praticare un taglio orizzontale sulla buccia, 
dalla parte bombata, stando attenti a non intaccare la polpa. 
Questa incisione serve per evitare che le castaghe scoppino durante la cottura.
2.     Porre le castagne in una padella di ferro bucata, 
mettere il coperchio e cuocere a fuoco medio per 15 minuti circa, 
fintanto che la buccia risulti uniformemente bruciacchiata. Girare spesso durante la cottura.

3.      Assaggiare sempre prima di ritirarle per verificare la cottura, da prolungare se non fossero ben morbide.
4.      Avvolgere le castagne in un panno umido per 10 minuti circa, per favorirne la spellatura.
5.      Servire.
Le caldarroste: sono ottime calde, dopo un breve riposo avvolte in uno strofinaccio umido, che permette di spellarle meglio. Nal Lazio si accompagnano a vino rosso tipo Velletri. A me piacciono molto con un  bianco di Montefiascone tipo: Est,Est,Est.
É il caso di dire : de gustibus non disputandum.
Grazie della compagnia e Buona Domenica a tutti. (Anche senza castagne...!!)
by:nonno Franco



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Sono andato, tornato, ripartito.

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E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.