lunedì 9 settembre 2013

Svezia: "Finchè c'è vita c'è speranza."


Fu nel 1934 che, preoccupati dal calo delle nascite nel loro Paese, i coniugi Myrdahl (lei Alva, sociologa premio Nobel per la pace, lui Gunnar, economista, premio Nobel per l’economia) scrissero il libro «La crisi demografica», denunciando le cause che inducevano le famiglie svedesi a non "proliferare" più come in passato, proponendo soluzioni drastiche di miglioramento delle loro condizioni per ridare una spinta alla natalità. Le leggi che furono emanate già nel 1935 traevano ammaestramento dai consigli forniti dalla coppia Myrdahl e da allora, compatibilmente con le disponibilità finanziarie del settore pubblico, gli aiuti alle famiglie sono andati gradualmente crescendo fino ai livelli attuali.
Parallelamente alla concessione di sussidi sempre più generosi, è stata adottata una politica fiscale che praticamente ha costretto tutte le donne svedesi a cercarsi un lavoro, data l’impossibilità di vivere di un solo reddito familiare, lasciando la cura dei propi figli alle istituzioni pubbliche. «In pratica le donne svedesi sono costrette a prendersi cura dei figli degli altri anziché dei propri.» L’avvocato di Stoccolma Lennart Hane, autore di parecchi testi riguardanti la famiglia, arriva addirittura a dichiarare che «la politica familiare svedese conduce al totalitarismo» mentre il noto studioso Stanley Kurtz dell’Hoover Institute, constatando che il 55% dei bambini svedesi nascono fuori del matrimonio, una tendenza condivisa peraltro anche dagli altri Paesi scandinavi, e che è stata cancellata qualsiasi differenza giuridica ed economica fra matrimoni e coabitazioni, etero od omosessuali che siano, afferma che «in Scandinavia il matrimonio é finito».
Eppure in Svezia ci si sposa ancora. E magari con fasto e con i figli che tengono il velo della sposa, in un turbinio di cerimonie e di pratiche che si raccolgono attorno alla cifra magica 30.000. Tanti sono infatti ogni anno i matrimoni, i divorzi e gli aborti legali. Ma allora dov’è la felicità del paradiso in terra che dovrebbe essere garantito dal "modello svedese", un toccasana che i politici di Stoccolma vorrebbero imporre a tutta l’Europa? Certo, le gelide cifre statistiche parlano chiaro e all’estraneo non sfugge il caos che nasce dai menages a tre, a quattro, a cinque, dalla spola che fanno i bambini fra il padre a la madre incontrando fratellastri o sorellastre, dal loro incontro con uomini o donne nuove che diventano sostituti dei genitori veri.  E non sono sordi gli svedesi alle critiche che vengono dall’estero, ma loro le controbattono elargendo con larga mano sussidi e previdenze che dovrebbero alleggerire il peso del bilancio familiare e che attualmente fanno sospirare di invidia tutti coloro che, in seno alla famiglia, si dibattono all’estero con problemi di sopravvivenza, assediati dalle spese giornaliere, dai conti, dalle bollette, da necessità impreviste quali un paio di scarpe nuove o una cartella per la scuola.

La crisi demografica.

In questo Paese le cure ospedaliere sono gratuite, le previdenze per le madri generose, le strutture per l’infanzia esemplari, i libri di testo, il materiale di cancelleria e le refezioni scolastiche gratuiti sono un diritto acquisito da settant’anni, le autorità preposte all’assistenza sociale intervengono se la famiglia stenta a pagare l’affitto, assegnandole un sussidio fisso mensile, e rilasciano buoni se mancano i soldi per arrivare alla fine del mese o per pagare il conto del telefono o per acquistare capi di vestiario o calzature.
È tanto il desiderio di dimostrare che non si vuole annientare, bensì consolidare il concetto tradizionale di famiglia, che proprio dal mese luglio dello scorso anno sono stati apportati ulteriori miglioramenti alle già generose previdenze. Nel frattempo, però, si vuole anche perseguire quello scopo di «realizzazione personale» secondo il quale ogni adulto è responsabile del proprio sostentamento e si costringono i padri ad usufruire di un minimo di tre mesi dei 480 giorni di congedo parentale, rimanendo a casa ad accudire i figli neonati. E allo stesso scopo è stata presentata una mozione parlamentare per ridurre le imposte sul reddito per le madri sole. Però, per venire incontro ad un desiderio espresso, ad onta dell’ondata femminista contraria, da una larga fascia di cittadini, dal 1 di luglio dello scorso anno viene versato un assegno minimo mensile di 320 euro (e che ogni comune potrà aumentare a discrezione) ai genitori che si prenderanno cura dei propri figli, fino all’età di 3 anni, rinunciando al lavoro e all’asilo. Per una famiglia con due bambini in età inferiore ai tre anni, ciò significa, fra vårdnadsbidrag (assegno di cura) e assegno per la prole, un sussidio di 530 euro al mese. A questa cifra va aggiunto il compenso che, durante il congedo parentale sarà versato al genitore che ne usufruisce e che è pari all’80% del salario.

Un genitore potrà quindi lavorare e uno potrà restare a casa per aver cura dei figli senza che il reddito familiare ne risulti diminuito.
E con provvedimenti di questo tipo, l’attuale governo di centrodestra, che in una certa misura si oppone al principio socialdemocratico di "annullamento della famiglia", spera di rinsaldare il concetto di nucleo familiare tradizionale, dando una spinta alle nascite che, pur con un tasso di dell’1,6% , quindi superiore al tasso Ue dell’1,4%, rimane ancora al di sotto di quel 2,1% che si registrava negli anni settanta....
"Finchè c'è vita c'è speranza."


sabato 7 settembre 2013

La fontana di Trevi vista dalla finestra di casa mia.

Da qualche tempo dormo poco, anche se siamo a Settembre le notti in Svezia sono ancora molto chiare, sono guasi le 2, mi sono fatto un caffè (che sorseggio guardando fuori dalla finestra) e mi sono subito incazzato… perchè ? Ma perchè trovo profondamente ingiusto che un qualunque buzzurro burino laziale (o romanista, per me è indifferente) si possa svegliare al mattino e trovarsi davanti alla fontana di Trevi, che gli basti fare una passeggiata per trovarsi ai Fori Romani o al Colosseo, mentre io mi sveglio e mi trovo davanti il nostro parco giochi condominiale con relativa ”sandlåda” una specie di buca con la sabbia dove i bambini fanno ”Tutto di tutto” compresi cani e gatti, in tutto il suo terrificante squallore.
La cosa è particolarmente terribile se si pensa che il suddetto burino se ne frega altamente della bellezza di Roma, e che regalerebbe volentieri la Cappella Sistina ai giapponesi pur di far vincere lo scudetto alla Roma (o alla Lazio, che tanto è uguale).
Mi incazzo ancora di più se penso. che gli svedesi non vogliano bene ai romani…(ma come si fa a non volermi bene,io che sono così bravo... lo capite da soli…) Beh, per forza ! Roma è la Capitale del Mondo (Caput Mundi), e dovrebbe essere patrimonio di tutti anche degli svedesi. Bisognerebbe avere il diritto di abitarci tutti, a turno. Se gli svedesi abitassero una settimana all'anno a Roma, poi tornerebbero a casa più tranquilli e rilassati (e magari la smetterebbero di cercare di falciare i pedoni che non sono abbastanza biondi che hanno l'ardire di attraversare sulle strisce).

E poi la città... dà questa sensazione di essere una grande mamma accogliente. Dopotutto sono quasi 3000 anni che Roma sta lì, ognuno ci mette il suo pezzettino, la si aggiusta, la si rompe, la si rifà di nuovo...

E lei sta sempre li, ci guarda e se la ride. Tanto anche se si fa una stronzata, si perde nella bellezza di tutto il resto.

D'altra parte, anche se si fa una cosa meravigliosa e bellissima, si perde in tutto il calderone di capolavori. Quindi uno si chiede "ma chi ma lo fa fare di sbattermi per niente ?" e va a bersi il cappuccino (e a mangiarsi il maritozzo con la panna).

D'altronde uno che passa la vita in mezzo a reperti storici intoccabili i "cocci", come li chiamamo noi romani e a monumenti meravigliosi ha due possibilità: o impara a ignorarli o impazzisce.
Altrimenti dovrebbe andare in giro per strada con le pattine per evitare di rovinare la pavimentazione.

Che altro aggiungere ? 
Niente che non sia stato detto e ripetuto milioni di volte.
Perché, giustamente, di Roma si può dire tutto e il contrario di tutto, e in qualche modo ci si piglia sempre.

Vado a farmi un altro caffè,dopo esco con Chicca.

Buona giornata a tutti!!!


giovedì 5 settembre 2013

Pellegrino sul mare.

“Il mare racchiude più sapere  di qualsiasi altra cosa sulla terra, se sei capace di farlo parlare. Conosce  tutti i vecchi segreti, perché lui stesso è così antico, più antico di tutto. Anche i tuoi segreti conosce, non illuderti. E se tu ti abbandoni a lui completamente e lasci che si prenda cura di te, se non ti intrometti con le tue insignificanti obiezioni, se non ti intestardisci su ciò che è troppo effimero e insignificante perché il mare se ne curi o persino ascolti che cosa mai vai borbottando mentre parla, mentre sta per rovesciarsi sopra la barca, allora può dare pace alla tua anima, sempre che tu ne abbia una”.

Pär Lagerkvist, “Pellegrino sul mare” p. 15

Titolo originale: Pilgrim på havet

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.