mercoledì 19 febbraio 2014

Buongiorno...




Buongiorno, “E svegliarsi una mattina” Sinceramente quando mi sveglio, non penso se la giornata sarà x oppure y il tempo è un sentiero e un’avventura giornaliera, dipende da tante cose da tanti fattori, ed è bello viverla nell’imprevisto. Non puoi pensare vado al lavoro e devo fare questo che non mi va, oppure ho quella lezione noiosa che non sopporto, oppure tante altre cose dipende da come ti si svolge la vita. Neppure puoi pensare, mi sveglio e mi stampo un bel sorriso stereotipato sul viso e chi s’è visto s’è visto. Non si vivono giornate in “Fotocopia” e neppure puoi farti piacere quello che non ti aggrada… Si vive, si va avanti, cercando di “sfrondare” un sentiero fino a farne una strada … Fino a che potremo dire … “Dacci anche oggi il nostro vivere quotidiano”… Dei sorrisi o delle “Smorfie” che possiamo fare, quella è piena la vita, ma proprio perchè è così, non diventa una noia mortale …. Adelante, Adelante


 marcoforever`,

martedì 18 febbraio 2014

Sono i bluff a non farcela. Ai giovani dico: non emigrate.


Qui ho costruito un impero («ragazzi non emigrate») Radwan Khawatmi, siriano, 60 anni, da 43 in Italia, è un punto di riferimento per gli immigrati. Con la sua Hirux International, produce elettrodomestici e li vende in Medio Oriente. Tre anni fa ha vinto la concessione del marchio francese Thomson e ora produce anche tv e prodotti di alta tecnologia. I suoi competitor sono soggetti come Samsung e Lg. Ha 500 dipendenti (tutti i manager sono italiani), un fatturato di 60 milioni di euro. Lo chiamano l'italiano che parla arabo, ha fondato l'associazione dei nuovi italiani e si batte per il riconoscimento dei loro diritti. Eppure quando è sbarcato a Napoli, a 17 anni, non aveva nulla. Voleva studiare. Ha chiesto aiuto ai gesuiti, ha frequentato economia a Parma, è entrato alla Indesit e in 4 anni è arrivato ai vertici. «Conoscevo l'arabo, l'inglese, il francese, ma ho imparato anche il dialetto di Parma. Avevo il senso del rischio (che voi italiani avete perso) e volevo crescere. La mia giornata era di "48" ore. Lavoravo sempre, notte/giorno/feste, ero flessibile, accettavo di essere pagato anche il 30 per cento in meno. A 25 anni mi sono messo in proprio. Ho portato il Made in Italy nei Paesi del Golfo, consegnando loro frigoriferi e lavatrici smontati» racconta Khawatmi. «Amo l'Italia perché mi ha offerto una grande opportunità. Ma ancora oggi nel vostro Paese ci sono spazi per chi è capace. Sono i bluff a non farcela. Ai giovani dico: non emigrate. Se siete capaci di fare qualcosa in Germania o a San Francisco, potete farcela anche in Italia».
di Eleonora Chioda - Il Sole 24 Ore 


Attenzione

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.