venerdì 5 febbraio 2016

Meglio invecchiare in Svezia, oppure in Italia?

Lo stato sociale in Italia non funziona certo bene quanto in Svezia. Questione di efficienza, perché ormai di tasse se ne pagano qui quanto in Italia. Ma anche questione di struttura sociale: ce n’è meno bisogno di stato in Italia, perché il privato provvede a molto di più. Costa più fatica, ma i risultati sono spesso molto migliori.
Prendiamo gli anziani. In Svezia lo stato provvede egregiamente anche a loro. Gli ospizi sono tanti, sono belli, pitturati di fresco e con un mare di servizio che in Italia si sognano.. Eppure…… Eppure non si muove. Si sta male negli ospizi svedesi, si è soli (compagnia di altri anziani - che non si sono scelti - tristezza), si è chiusi dentro, si dipende dagli orari imposti, si respira aria da ospedale. In Italia la maggior parte degli anziani riesce a vivere nel pieno della società fino alla fine. Ponendo un onere sulla famiglia, abitando con i figli, o comunque curati da loro, ma nella contabilità sociale le cose funzionano a meraviglia: in cambio c’è il baby-sitter continuo, fidato e gratis. E chi dà cura a sua mamma potrà essere ragionevolmente certo che al proprio turno il figlio farà altrettanto.
È sì, i guai sono tanti, il sistema può essere opprimente, può ostacolare spostamenti liberi - temporanei o permanenti - e la contabilità non sempre quadra. Ma non c’è dubbio che nella maggior parte dei casi il sistema è equilibrato e produce tanti vantaggi.  

Invecchiare è spesso meglio in Italia e non solo per il clima

mercoledì 3 febbraio 2016

VI & DOM (Noi & Loro)


«Sono qui da 11 anni. E mai, mai prima d’ora ho avuto paura. Adesso sì. Perché ora siamo noi e loro». Alaa ha 34 anni, è libanese. Lavora al supermercato Ica di Fruängen, estrema periferia di Stoccolma.  Quando dice «loro» volta la testa, guarda la biondissima Mia, sua collega del turno di notte da 5 anni. «Svedese da generazioni», dice Mia.
E aggiunge: «Abbiamo tutti paura, tutti noi e tutti loro. Qualcosa in Svezia si è rotto». Noi e loro, svedesi e «stranieri». Una distinzione che, fino a pochi anni fa, nessuno avrebbe mai osato fare, almeno non in pubblico, ma che ora sembra essere l’unico punto all’ordine del giorno e ha smesso da tempo di essere appannaggio delle bande della Supremazia ariana o degli Hell’s Angels scandinavi.

LA SVOLTA A DESTRA  
Il segno del cambiamento, del rischio di «rottura» di quel rodato ed efficace sistema di accoglienza che ha reso la Svezia famosa in tutto il mondo, si era manifestato in modo chiaro con un voto, quello delle elezioni dell’ottobre 2014, che aveva portato gli svedesi democratici, partito xenofobo di ultra destra, a diventare la terza forza politica del Paese. Avevano vinto con una promessa:  
«Svezia agli svedesi, fuori gli immigrati». Poco più di un anno dopo è il governo socialdemocratico che con «mezzi dolorosi, ma necessari», sta cercando di fermare l’enorme flusso di richiedenti asilo nel Paese, il primo per numero di rifugiati pro capite in Europa, con 163 mila arrivi nel 2015. Il premier Löfven aveva resistito fino all’ultimo alla chiusura delle frontiere auspicate dalla destra radicale, ma la Svezia - che dal 2013 garantisce asilo e residenza a tutti i siriani, che offre un lavoro, sussidi e una casa a circa 110 mila profughi all’anno – ha infine alzato bandiera bianca. Alla sospensione di Schengen sono seguite vaste operazioni di polizia per controllare chi avesse i requisiti necessari per stare nel Paese e mercoledì è arrivato l’annuncio del ministro degli Interni Anders Ygeman: «La Svezia espellerà 80 mila richiedenti asilo arrivati nel Paese nel 2015 e la cui domanda è stata respinta. Procederemo gradualmente ai rimpatri forzati utilizzando aerei charter». 
Ha spiegato il portavoce del ministero degli Interni Victor Harju: «Naturalmente questo provvedimento vuol essere un messaggio ai richiedenti asilo. È un modo per dire che possono venire in Europa, ma ci sono molti altri Paesi sicuri dove andare, senza dover venire per forza in Svezia».  
E mentre il governo manda messaggi, la tensione sociale si alza. L’uccisione della giovane Alexandra Mezher, accoltellata lunedì a Mölndal, nel Sud della Svezia, da un ragazzino straniero in un centro per minori, ha esasperato ulteriormente gli animi. L’agenzia svedese per i migranti ha riferito che il numero di minacce o atti di violenza denunciati nei centri rifugiati sono più che raddoppiati tra il 2014 e il 2015 per raggiungere quota 322.
Alexandra Mezher, 
accoltellata lunedì a Mölndal, 
nel Sud della Svezia

Si tratta di incidenti che riguardano diverbi tra i richiedenti l’asilo e lo staff che lavora nei centri di accoglienza o tra i rifugiati. «Questo giro di vite del governo, queste azioni “deterrenti” – dice Annika Anders, storica, esperta di migrazioni – non fanno che esasperare gli animi e sono un pessimo esempio». Altri Paesi scandinavi hanno in effetti percorso strade molto simili: la Norvegia ha iniziato l’espulsione – attraverso l’Artico - dei richiedenti asilo verso la Russia, la Danimarca ha votato la legge per la confisca dei beni e la Finlandia sta valutando l’espulsione di 20 mila migranti: «È vero, i nostri centri scoppiano – spiega Anders -: nelle scorse settimane gruppi di rifugiati sono stati costretti a dormire per strada, e qui l’inverno non scherza. E la spaccatura sociale è ormai enorme. Ma la soluzione non può essere semplicemente rimandarli indietro». L’accoglienza ai dissidenti e ai profughi fa parte della storia profonda della Svezia, così come le politiche di welfare, volute da Olof Palme: «Se rompiamo questo equilibrio, a rischio non saranno solo i profughi». 
di Monica Perosino


martedì 2 febbraio 2016

Buongiorno alla distanza.

A chi stamattina si è svegliato e la sta odiando.
A chi si sente lontano dalle persone a cui vuole bene.
A chi è stanco delle sole foto.
A chi quei km non li sopporta più.
A chi è troppo che non abbraccia qualcuno, solo perché è lontano.
A chi conta quanti giorni son passati e quanti ne rimangono.
A chi spunta le date sul calendario, ma i giorni non passano mai.
A chi si rimette in viaggio.
A chi deve partire e non vuole farlo.
A chi lascia un pezzo di vita da una parte per raggiungere un nuovo posto.
A chi non sa cosa troverà.
A chi va all'avventura e pensa:
 “non sarà un'avventura non può essere soltanto una primavera questo amore non e’ una stella che al mattino se ne va”.
Buongiorno a chi vorrebbe prendere la macchina e raggiungere quel posto desiderato.
A chi sente che il mare lo sta aspettando.
A chi chiude gli occhi e immagina come potrebbe essere.
A chi ha gli amici lontano e non ne può fare a meno.
A chi li raggiungerebbe ovunque.
A chi vorrebbe coprire una distanza impossibile da colmare.
A chi stringe nel cuore un'amicizia.
A chi crede nei migliori amici.
A chi ci lotta fino alla fine.
A chi li ha visti andare via e si chiede dove siano adesso.
A chi sa che per loro una mano ci sarà sempre.
A chi, infine, aspetta quel momento che prima o poi deve tornare.


Aurora

Attenzione

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.