lunedì 18 febbraio 2013

"Stato d`ansia"


Questa mattina mi sono svegliato con uno stato d`ansia particolare, mi sentivo osservato, scrutato…..a tentoni cercavo i miei occhiali, ma qualcosa non quadrava…..mi giro verso il divano e a pochi centimetri una massa pelosa con due occhi marroni mi teneva d’occhio, osservando attentamente ogni mio piccolo movimento; poi pian piano questa massa di peli si è mossa verso la cucina…..ero più sollevato.


venerdì 15 febbraio 2013

Confetti


Due settimane fa al supermercato ho incontrato un ragazzo italiano. Paolo, un ragazzo gentile e molto cortese, ma anche spiritoso, ed io ci scambio volentieri qualche parola.

Quel giorno era particolarmente sorridente ed entusiasta mi dice: “Franco sai, mi sposo”.
“Veramente? -dico io- Evviva, questa si che è una notiziona, la tua ragazza si trasferisce qui in Svezia allora?”

“No - fa lui- lei ha un buon lavoro in Italia e qui non sarebbe facile trovare un lavoro altrettanto qualificato e stabile, poi dovrebbe studiare lo svedese…

“Allora tornerai tu in Italia?”

“No, per il momento ho ancora un contratto qui in Svezia -dice lui- ci vedremo nei fini settimana e tutte le volte che potremo prenderci qualche giorno di ferie….finchè io non troverò un lavoro in Italia. Ma per il momento in Italia la vedo dura”

Devo aver fatto una brutta faccia quando pensavo:" Non funzionerà, sarà difficile, si vedranno poco, non potranno gettare alcuna base per il futuro." 

Paolo forse coglie al volo i miei pensieri, si stringe nelle spalle, e sorridendo mi dice:
“Propio così Franco, abbiamo deciso che ci sposiamo, poi si vedrà”

É una vera follia, però l`idea mi piace.

Penso a questa generazione figli della precarietà, vivono all’estero e sono precari all’estero. Oggi il contratto c’è, domani chissà, oggi sono qui, domani chissà.

Paolo però ama la sua ragazza e ha deciso di sposarla.

Ma si Paolo fregatene di quello che sarà.

Oggi ho visto su Facebook le loro foto, lui in evidente inbarazzo per colpa della cravatta che non ha mai portato, lei con un taieur rosa molto carino, nella  bella sala municipale della loro città, circondati da parenti e amici.

Bellissimi e raggianti.
Auguri Paolè, auguri di cuore….


lunedì 11 febbraio 2013

Te la do io la Svezia: "Quando inparai a lavare i piatti."

Revbensspjäll  (costolette di maiale)
Qualche tempo fa sono stato invitato a cena da nonna Andersson, per gustare il suo delizioso revbensspjäll  (costolette di maiale)

A cena oltre sua figlia, c`era anche suo genero, un aitante giovanotto con la faccina da bravo ragazzo. Dopo cena per sopperire ad un attacco di giusta gratidutine inquanto servito e riverito come sempre, ho deciso di lavare i piatti in svedese: d
iskning naturalmente assistito dal bravo giovanotto.

Un gesto molto apprezzato dalle femminuccie di queste parti. Abbiamo aspettato che le due donne uscissero dalla cucina – un pò per assicurarmi dell`effetto sorpresa e un pò per evitare a nonna Andersson la pena di sentirmi cantare a squarciagola tra una padella e un forchettone – e ci siamo messi all’opera.
Passano  pochi minuti e Göran, (così si chiama il bravo giovanotto) mi strilla: “Nej, nej!!! Vad gör du??(cosa stai facendo) “Sluta, sluta(smettila).

“Ma che meraviglia! Che bravo ragazzo e poi ci lamentiamo dei giovani svedesi…! Che Paese avanti in fatto di educazione giovanile, non vuole che alzi un dito!”

Naturalmente  avevo frainteso, non si trattava di uno smisurato eccesso di riguardo verso una persona anziana, ma che il mio modo di lavare i piatti era per lui ”slarvig” (incurante) e per niente ecologico.  
Perché? Mia madre e mia nonna in Italia facevano così: torrenti di detersivo sulla spugna e acqua corrente, un bel cannello d`acqua scrosciante e rumoroso e via con olio di gomito – e qui si capisce anche il motivo dell´urlo strazziante del bravo ragazzo vikingo.

Far scorrere l’acqua? sprecarla! Con le conseguanze che andranno a gravare sulla communità, sia per i costi sia per l`ambiente.
Jag ska visa dig – ti faccio vedere io come si fa”.

La tecnica con cui i giovani svedesi lavano i piatti è molto interessante. Si riempie il lavello d’acqua, si mette il detersivo, (meglio se è poco..) Poi si immergono i piatti uno alla volta nel lavello ECOLOGICO, si strofinano con una spazzolina meglio se usata e riusata (per via dei costi…) e si mettono a scolare in bella mostra in un scolapiatti di plastica grigio_IKEA. Sì, perché qui in Svezia lo scolapiatti incastonato nel pensile esattamente sopra la testa come l’abbiamo noi poveri italiani non esiste.

Cosa manca al modello svedese?

 L`operazione fondamentale: il risciacquo!

Se si mette troppo detersivo i piatti escono inpregnati da una schiuma di bolle a dir poco schifosa, che non viene risciaccuata dal getto d´acqua incriminato, ma si lascia scivolare  sul piatto sottostante. Con tanti saluti ai prossimi commensali.
Il numero delle volte che si svuota e si ririempie il lavello, varia secondo la quantità delle stoviglie sporche, questo per evitare di affogare i piatti nel sudiciume creato da eventuali resti di grasso di salciccie, salse alla francese, ragù alla svedese, burro, margerine e leggerezze varie.

Da quella magica sera dove imparai a lavare i piatti alla svedese è passato un pò di tempo, ma ancora oggi non posso fare a meno di osservare  amici e conoscenti nel momento magico dell’Diskning  e posso dire che gli uomini svedesi, specie quelli più giovani, sono quelli col maggior senso ecologico: l’acqua non la cambiano mai – nemmeno se stanno lavando i piatti dopo un matrimonio con 50 persone – e il detersivo va usato con grande parsimonia, solo un sottile filo azzurro…!

Meno male che nella mio appartamentino di Stoccolma ho la lavastoviglie: mi evito così il pericolo di prendermi in colpo, nel caso che qualche nativo svedese amante 
dell´ambiente, si offrisse di lavare i piatti. 

Magari dopo una cena a base di tortelli ai quattro formaggi …!!!

Buon inizio settimana a tutti da franco.





venerdì 8 febbraio 2013

Italia: " Finalmente anche i cani avranno libero accesso in politica."


Alcuni giorni fa Silvio Berlusconi ha adottato un cane per intercessione di Michela Vittoria Brambilla, più nota come fervente animalista che come ex ministro del Turismo.

E, subito dopo, Mario Monti ha fatto la medesima cosa.

Vari osservatori criticheranno l'ex premier e il premier in carica, dicendo che, pur di strappare un pugno di voti, sfruttano perfino i cani, l'affetto per i quali rende simpatici. C'è poi chi deplorerà Monti perché ha pedestremente imitato Berlusconi - mago della comunicazione - allo scopo di non perdere punti. Ma stavolta ci dissociamo da simili polemiche per talune ragioni. Chiunque manifesti amore per gli animali merita attenzione e stima, perché dimostra di avere cuore e cervello. Le bestie, infatti, possono benissimo fare a meno degli uomini, mentre gli uomini non possono fare a meno di esse. Chi non afferra questo concetto è un demente.

Non credo neppure che i due citati uomini impegnati nella campagna elettorale abbiano fatto una pantomima nell'accettare di ospitare in casa loro cucciolotti bisognosi di famiglia. Si percepisce a occhio nudo, guardando le foto che li ritraggono con i cagnolini in grembo, che non recitano la parte di chi si improvvisa maldestramente cinofilo: li abbracciano con delicatezza, lo si evince dalla loro espressione. Due istantanee, due quadretti edificanti, due personaggi finalmente se stessi, senza veli, che provano piacere autentico nel coccolare esserini indifesi e sicuramente non ipocriti nel ricambiare la benevolenza dei nuovi padroni.
D'altronde, è noto: i cani sono animali da branco, necessitano di un capo e, quando lo trovano, gli garantiscono ubbidienza e fedeltà. Berlusconi e Monti in questo caso, accarezzando il pelo morbido delle bestiole, hanno compiuto un atto rivoluzionario per l'Italia: mai nessuno, prima di loro, aveva accettato di farsi riprendere in compagnia di un amico quadrupede, introducendolo nelle cronache politiche come simbolo di amore disinteressato. Ritratti inediti che rivelano spontaneità e sensibilità apprezzabili, spero, tanto a destra quanto a sinistra. Un'iniezione di fiducia per un popolo sfiduciato: chi ama gli animali non può essere cattivo e magari è attrezzato per rispettare i propri simili.

Cogliere un tratto di dolcezza in due leader di partito produce un effetto benefico e rassicurante in chi si accinge a votare: altro che caimani. Non eravamo abituati a certe scenette, e assistervi è stato sorprendente in senso positivo. Gli americani da tempo non escludono gli animali dalle istituzioni, anzi, li elevano spesso al rango di protagonisti della Casa Bianca.
Non c'è statunitense che abbia scordato il nome del micio di Bill Clinton, il mitico Socks, che campò oltre 20 anni e figurò, nelle sue pose regali, su tutti i giornali del mondo. Una speranza: Silvio e Mario imparino dai loro cani a essere fedeli, ma non si mettano ad abbaiare alla luna; e tengano i piedi saldamente attaccati alla penisola, dove le grane da sistemare sono tante.
källa: il giornale di Vittorio Feltri



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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.