giovedì 22 agosto 2013

Camilleri anche in Svezia.


Come se non bastasse oltre alla RAI anche Sverige Radio la TV publica svedese, questa estate ha mandato in onda ben quattro episodi del nostro commissario nazionale. Popolarissimo in Svezia specialmente tra il pubblico femminile per via di Luca Zingaretti. (Da non sottovalutare che una delle fidanzate di Montalbano è svedese interpretata da Isabell Sollman forte e vulnerabile come solamente una svedese è capace di essere.) Così due volta la settimana, quando c’è il Montalbano in televisione, io non ci sono per nessuno. A giudicare dal successo che accompagna ogni replica, imbarazzante quasi per tenuta e ripetitività (siamo ormai alla ennesima riproposizione degli stessi episodi...), non sono il solo a comportarsi così, e forse vale la pena chiedersi il perché. 
Isabell Sollman 
Do risposte personali, è ovvio, ma in clima di rievocazioni sessantottesche si può anche dire che il personale in fondo è collettivo....Innanzitutto, a me piace la casa di Montalbano. C’è questa terrazza sul mare, piena di luce e di sole, l’idea del bagno di prima mattina, quando ti pare di nuotare nell’alba del mondo, il rito del caffè e poi magari la tavola già apparecchiata per la sera, vuoi vedere che Livia arriva da Genova e si ferma a dormire? Sì, perché a me piace anche questo fatto che la donna di Montalbano esista ma, come direbbe lui, non rompa più di tanto «i cabbasisi», presenza-assenza, insomma, il sogno di noi maschi arrivati più o meno in solitudine all’età adulta e ormai incapaci, per orgoglio, distrazione, cocciutaggine, di una vera vita a due... Siamo invecchiati, ma siamo rimasti ragazzi, l’idea che qualcuno possa metterci dei limiti è insopportabile e quindi ciascuno signore in casa propria. E però, come diceva il boia Mastro Titta del Rugantino, «è bello avè ’na donna dentro al letto»...
A me piace anche l’appetito di Montalbano... Viviamo in tempi anoressici all’insegna di trigliceridi e di colesterolo, frigoriferi desolatamente vuoti, o magari pieni di qualche surgelato per single... Salvo va pazzo per gli arancini, si fa delle zuppiere di pasta con le sarde, ha un ristorante di riferimento dove è trattato come un cliente familiare, ma importante, il pesce è sempre fresco, non ti danno fregature, il vino scende in gola che è un piacere e, insomma, sono le piccole gioie della vita, perché negarsele, perché non premiarsi?
Naturalmente, a me piace anche il modo di essere di Montalbano. A spanne, è più o meno il mio. Intelligenza media, ma molta ostinazione, un proprio codice d’onore, un certo ethos nei rapporti umani, il giusto pathos nella professione, il fastidio per la burocrazia, il disagio per la tecnologia... Siamo cresciuti che non c’erano computer e cellulari, non avevamo tanti giocattoli, ci si divertiva con niente... Abbiamo frequentato un buon liceo, ci ricordiamo ancora del preside e lui si ricorda ancora di noi, studenti discreti, ma ragazzi di cui ti potevi fidare... Certo, è un modo di essere anni Cinquanta, l’ultima generazione in fondo di un’Italia appena entrata nella modernità portandosi dietro ancora tutto intero un senso provinciale e strapaese, allevata in modo un po’ spartano, il rispetto per i genitori, le feste comandate, il pranzo fuori porta la domenica, quelle cose lì, insomma, tua mamma ai fornelli, tuo padre a faticare, tu in camera a studiare o giù in strada a sudare, niente di complicato eppure niente di più lontano da ciò che è venuto dopo... Nostalgia, si dirà, può darsi, ma avendo superato la mezza età ormai ricordiamo più cose di quante non ne desideriamo...
Così, a me piace anche la piccola Italia che circonda Montalbano, vecchie case padronali, stanze cariche di mobili, anziani al balcone che guardano la vita e cercano di non pensare alla morte... Un po’ ci si conosce tutti, un po’ ci si illude di non essere sconosciuti... Da ragazzi sembrava tutto così soffocante che abbiamo brigato come matti per andare via, invecchiando ci accorgiamo che sì, forse abbiamo fatto bene, ma non sappiamo più se ne valesse la pena...È una piccola Italia anche sul lavoro... Sono tutti tipi particolari i colleghi di Montalbano, Mimì lo sciupafemmine, Fazio il secchione intelligente, Catarella così stupido, ma così volenteroso che non puoi non volergli bene... Con qualcuno sei anche amico, con i più devi tenere le distanze, ci sono dei ruoli, delle gerarchie, e comunque alla fine si è soli con le proprie responsabilità, le proprie scelte...Probabilmente Montalbano è di sinistra, ma per quelli della mia, e quindi della sua, generazione un poliziotto di sinistra a sinistra era un controsenso, e dunque magari è di destra... 
L’impressione è che, finita l’epoca delle ideologie, destra e sinistra non significhino più niente, affondate dal loro stesso inutile peso. In superficie sono tornati gli individui e quei valori premoderni che la postmodernità non è ancora riuscita a erodere: la parola data, l’onestà, un certo codice morale, il non vendersi, il non mettere il proprio dio nella carriera... È un uomo semplice, Montalbano, ovvero un uomo sano, ma non è un ingenuo. Diffida della politica, ma si ostina a credere nelle istituzioni, difende la propria autonomia, ma non lotta contro i mulini a vento... L’importante, per lui, è guardarsi allo specchio la mattina e non doversi vergognare...Si sarà capito che i gialli, l’inchiesta in quanto tale, sono l’ultima cosa che di Montalbano ci interessa. Avendoli visti tante volte, ormai li sappiamo a memoria, ma anche alla loro prima uscita spesso capivamo chi era il colpevole prima di lui... Ma naturalmente non è questo il punto, è il combinato disposto di un certo modo di vivere e di pensare, persino di parlare, il non badare alle apparenze e viaggiare su una macchina un po’ scassata, fare una passeggiata in campagna o un week-end al mare, ritrovare un vecchio amico o un’antica fiamma, intuire le debolezze d’animo e anche le meschinerie, accorgersi che l’essere umano è si affascinante, ma non è un capolavoro....E si sarà anche capito che qui non è più questione della bravura degli attori o del regista, che naturalmente c’è, ad altissimo grado, né della creatività pura e semplice dell’artefice principale, lo scrittore Andrea Camilleri, anch’essa fuori discussione. È che alla fine l’una e l’altra sono, come dire, scappate di mano ai diretti interessati (e infatti Camilleri non pensa più di farlo morire e Luca Zingaretti si è rassegnato a interpretarlo di nuovo...) e sono andate a creare un modo d’essere che vive di vita propria e che per noi che siamo davanti allo schermo assume i caratteri scetticamente consolatori di ciò che vorremmo fosse il nostro Paese, nella sua parte migliore, di ciò che sappiamo essere il nostro Paese, nella sua parte peggiore. Perché spesso Montalbano è sconfitto, gli portano via un’inchiesta o gliela insabbiano, non può spingersi più in là di tanto in un’indagine, sa che quel delinquente se la caverà comunque. 

källa:Stefano Solinas (il giornale)
Però non si rassegna, perché non occorre riuscire per perseverare né sperare per intraprendere... Ed è per questo che noi ce ne andiamo a letto col cuore in pace, pensando alla nuotata che domani, se il tempo è bello, si farà. E se poi magari arriva Livia faranno l’amore e dopo forse andranno in gita a Tindari... L’importante è che lei riparta il giorno successivo, perché, lo si è capito, Montalbano è un uomo solo, anche se lotta insieme a noi.
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martedì 20 agosto 2013

Svezia: La descriminazione colpisce ancora.



La Svezia è uno dei paesi più vivibili d’Europa, ma l’odio razziale e la discriminazione religiosa sono una piaga non ancora sconfitta. Venerdì notte una donna incinta che indossava il velo islamico è stata aggredita e picchiata.

È accaduto venerdì notte una donna incinta che indossava il velo islamico è stata aggredita e picchiata in un quartiere alla periferia sud di Stoccolma, suscitando un’ondata di indignazione tra le donne del Paese che hanno lanciato un appello a manifestare solidarietà, scendendo in piazza con il capo coperto nonostante la religione di appartenenza. La notizia è stata comunicata dalla stampa svedese. All’agenzia TT Klas Jensgard, della polizia di Stoccolma, la donna ha affermato di essere stata aggredita proprio a causa del velo islamico, che le è stato strappato via durante l’attacco. Finora, secondo i media svedesi, non è stato compiuto alcun fermo per l’aggressione, avvenuta verso mezzanotte nel sobborgo di Farsta.
La ministra della Giustizia Beatrice Ask
Sono numerosi gli episodi di questo tipo avvenuti di recente in Svezia e quest’ultimo ha suscitato immediate reazioni: appelli a scendere in piazza indossando il velo in segno di solidarietà, inviti a pubblicare fotografie sui social network con il capo coperto, cui hanno già aderito la deputata dei Verdi Asa Romson, la socialdemocratica Veronica Palm, l’attrice Gina Dirawi. Ieri sul giornale Aftonbladet, esponenti dell’organizzazione “Protesta Hijab” hanno fatto appello alla ministra della Giustizia Beatrice Ask perché adotti misure “in grado di assicurare alle donne musulmane il diritto alla sicurezza personale e alla libertà religiosa, senza essere preda di attacchi verbali o fisici”, nell’ambito della lotta all’odio razziale e alla discriminazione religiosa.
(Diverse köllor)


lunedì 19 agosto 2013

Intrigo a Stoccolma (Parte prima.)

Stoccolma: 18 Settembre 1965.
Arrivai in Svezia in una giornata come quella di oggi. Calda, cielo un pò nuvoloso con sprazzi d`azzurro intenso, di quell’azzurro unito, un colore vivace,trasparente, pieno di aria limpida, fresca, inebriante. Giovanissimo, un ragazzino,arrivai a Stoccolma il 18 settembre di una vita fá. Dopo il diploma a luglio dell`anno prima, a gennaio ero stato assunto alla F.A.T.M.E. la figliale romana della Ericsson di Stoccolma e quando mi proposero una stage a Stoccolma di sei settimane lo presi come un regalo piovuto dal cielo. Viaggio in treno due giorni e due notti, diretto Roma-Stoccolma, con l`Itala-Express. (Non cercatelo,è stato soppresso). Che emozione mi sentivo un novello Paul Newman nel film “Intrigo a Stoccolma”
Stoccolma mi accolse con tutta la sua dolce atmosfera. Non sapevo dove guardare, mi veniva il capogiro. Sei settimane in Svezia, ma capite?  E poi le avventure, le scoperte, le meraviglie…E infatti fu così. Solo che invece di sei settimane,ce ne rimasi dodici e lo feci volentieri. La presi come una vacanza, perfetta, dopo l’impegno con gli esami, la tremarella per per il primo inpiego, la recente rottura con la fidanzata d`allora (non per mia volontà), che ebbe lo stesso effetto un diretto in pieno volto. Preciso, inaspettato, tanto da farmi rimanere tramortito al tappeto anche dopo il gong. Quindi un cambiamento radicale, opportuno, capitato "a fagiolo" come si dice dalle nostre parti. Fu un esperienza piena di emozioni impetuose che mi rigirò per benino un vortice senza fiato che mi fece anelare per la libertà più assoluta e intossicante…!! La voglia di volare ad ali tese sempre più in alto verso la gioia più intensa che un ragazzo di vent`anni possa desiderare. E ben sappiamo cos’è. Ma certo che tornai a lavorare a Roma. Triste! Incavolato nero avendo lasciatoci il cuore a Stoccolma.
Veduta della F.A.T.M.E di Roma anni 60
Mi buttai nel lavoro andai via da casa (era anche ora…) mi impegnai ad imparare lo svedese. Ma il mal di Svezia si era impadronito di me ed il richiamo di quei tre mesi “esotici” non mi dava tregua. E oggi sono ancora qui come quel 18 settembre di una vita fa. A pensarci ancora a stuzzicare le ferite che adesso non si vedono quasi più.  Ma ci sono. Non potevo capire allora, ”ragazzino ingenuo” che il cuore non si era trasferito tutto a Stoccolma ma un bel pezzettino era rimasto proprio laggiù a casa mia tra la mia gente. Ed è ancora lì che aspetta, paziente e fedele che io vada a riprendermelo ancora vivo e sanguinante come all`ora. Certamente un pò rassegnato. Un racconto di due vite le mie due vite. Chissà: farò in tempo...?? 
nonno Franco a Soccolma.

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.