Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

lunedì 19 agosto 2013

Intrigo a Stoccolma. (Parte 1)

Stoccolma: Settembre 1965
Arrivai in Svezia in una giornata come quella di oggi. Calda, cielo un pò nuvoloso con sprazzi d`azzurro intenso, di quell’azzurro unito, un colore vivace,trasparente, pieno di aria limpida, fresca, inebriante. Giovanissimo, un ragazzino,arrivai a Stoccolma il 18 settembre di una vita fá. Dopo il diploma a luglio dell`anno prima, a gennaio ero stato assunto alla F.A.T.M.E. la figliale romana della Ericsson di Stoccolma e quando mi proposero una stage a Stoccolma di sei settimane lo presi come un regalo piovuto dal cielo. Viaggio in treno due giorni e due notti, diretto Roma-Stoccolma, con l`ItalaExpress. (Non cercatelo,è stato soppresso). 
Che emozione mi sentivo un novello Paul Newman nel film “Intrigo a Stoccolma”
Stoccolma mi accolse con tutta la sua dolce atmosfera. Non sapevo dove guardare, mi veniva il capogiro. Sei settimane in Svezia, ma capite?  E poi le avventure, le scoperte, le meraviglie…E infatti fu così. Solo che invece di sei settimane, ce ne rimasi dodici, e lo feci volentieri. La presi come una vacanza, perfetta, dopo l’impegno con gli esami, la tremarella per per il primo inpiego, la recente rottura con la fidanzata d`allora (non per mia volontà), che ebbe lo stesso effetto un diretto in pieno volto, preciso, inaspettato, tanto da farmi rimanere tramortito al tappeto anche dopo il gong. Quindi un cambiamento radicale, opportuno, capitato "a cecio" come si dice dalle nostre parti. Fu un esperienza piena di emozioni impetuose, che mi rigirò per benino, un vortice senza fiato che mi fece anelare per la libertà più assoluta e intossicante…!!
La voglia di volare ad ali tese, sempre più in alto, verso la gioia più intensa che un ragazzo di vent`anni possa desiderare. 
E ben sappiamo cos’è. 
Ma certo che tornai a lavorare a Roma, triste,incavolato, avendo lasciatoci il cuore, a Stoccolma.
Veduta della F.A.T.M.E di Roma anni 60
Mi buttai nel lavoro, andai via da casa (era anche ora…), mi impegnai ad imparare lo svedese. Ma il mal di Svezia si era impadronito di me, ed il richiamo di quei tre mesi “esotici” non mi dava tregua.
E oggi sono ancora qui come quel 18 settembre di una vita fa, a pensarci ancora, a stuzzicare le ferite che adesso non si vedono guasi più.  Ma ci sono. Non potevo capire, allora, ”ragazzino ingenuo” che il cuore non si era trasferito tutto in Svezia, ma un bel pezzettino era rimasto proprio laggiù, a casa mia, tra la mia gente. Ed è ancora lì che aspetta, paziente e fedele, che io vada a riprendermelo, ancora vivo e sanguinante come all`ora, certamente un pò rassegnato. 
Un racconto di due vite, le mie due vite. 
Chissà: farò in tempo...??
nonno Franco a Soccolma.


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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.