”Ci troviamo di fronte
ad una situazione umanitaria da incubo.”È un grido disperato quello che
giunge fino a noi da Aleppo. Una città assediata oramai da mesi. Questa è la
dura realtà della Siria di oggi, ed allora siamo sinceri, chi di noi non vorrebbe
fuggire da questa situazione infernale, chi di noi non vorrebbe portare in
salvo la propia famiglia? Penso che tutti noi faremmo la stessa cosa.
Negli ultimi giorni
alcuni quotidiani italiani hanno scritto che la politica svedese siguardo i
rifugiati: ”Ha fallito.” Naturalmente ognuno è libero di credere e pensare
quello che vuole. Anche se accogliere il più alto numero di rifugiati durante
il più grande esodo di esseri umani mai avvenuto dopo la seconda guerra
mondiale non dovrebbe essere visto come un ”fallimento.” Semmai il contrario. Faremmo
bene invece a puntare il dito verso quei paesi all`interno dell`EU che ne hanno
accolti pochissimi, o addirittura nessuno, di questi paesi purtroppo ce ne sono
già abbastansa.
Certo dobbiamo prepararci ad affrntare grandi sfide ma le
probalilità di riuscita sono buone. Anche perchè siamo stati noi a scegliere di
scendere in campo. Nessuno ce lo ha imposto. Sia ben chiaro:Che la stagrande
maggioranza degli abitanti di questo Isbergnon si tira indietro per essere
d`aiuto a chi oggi è meno fortunato. “ E se ve lo dice nonno Franco potete
crederci.”
Lo stato sociale in Italianon funziona certo bene
quanto in Svezia. Questione di efficienza, perché ormai di tasse se ne
pagano qui quanto in Italia. Ma anche questione di struttura sociale: ce n’è meno
bisogno di stato in Italia, perché il privato provvede a molto di più. Costa
più fatica, ma i risultati sono spesso molto migliori.
Prendiamo gli anziani. In Svezia lo stato provvede egregiamente anche a loro.
Gli ospizi sono tanti, sono belli, pitturati di fresco e con un mare di
servizio che in Italia si sognano.. Eppure…… Eppure non si muove. Si sta
male negli ospizi svedesi, si è soli (compagnia di altri anziani - che non si
sono scelti - tristezza), si è chiusi dentro, si dipende dagli orari imposti,
si respira aria da ospedale. In Italia la maggior parte degli anziani riesce a vivere nel pieno della
società fino alla fine. Ponendo un onere sulla famiglia, abitando con i figli,
o comunque curati da loro, ma nella contabilità sociale le cose funzionano a
meraviglia: in cambio c’è il baby-sitter continuo, fidato e gratis. E
chi dà cura a sua mamma potrà essere ragionevolmente certo che al proprio turno
il figlio farà altrettanto.
È sì, i guai sono tanti, il sistema può essere opprimente, può ostacolare
spostamenti liberi - temporanei o permanenti - e la contabilità non sempre
quadra. Ma non c’è dubbio che nella maggior parte dei casi il sistema è
equilibrato e produce tanti vantaggi.
Invecchiare è spesso meglio in Italia e non solo per il clima
«Sono qui da 11 anni. E mai, mai prima d’ora ho avuto paura.
Adesso sì. Perché ora siamo noi e loro». Alaa ha 34 anni, è libanese. Lavora al
supermercato Ica di Fruängen, estrema periferia di Stoccolma. Quando dice «loro» volta la testa, guarda la biondissima
Mia, sua collega del turno di notte da 5 anni. «Svedese da generazioni», dice
Mia.
E aggiunge: «Abbiamo tutti paura, tutti noi e tutti loro. Qualcosa in
Svezia si è rotto». Noi e loro, svedesi e «stranieri». Una distinzione che,
fino a pochi anni fa, nessuno avrebbe mai osato fare, almeno non in pubblico,
ma che ora sembra essere l’unico punto all’ordine del giorno e ha smesso da
tempo di essere appannaggio delle bande della Supremazia ariana o degli Hell’s
Angels scandinavi.
LA SVOLTA A DESTRA
Il segno del cambiamento, del rischio di «rottura» di quel
rodato ed efficace sistema di accoglienza che ha reso la Svezia famosa in tutto
il mondo, si era manifestato in modo chiaro con un voto, quello delle elezioni
dell’ottobre 2014, che aveva portato gli svedesi democratici, partito xenofobo
di ultra destra, a diventare la terza forza politica del Paese. Avevano vinto
con una promessa: «Svezia agli svedesi, fuori gli immigrati». Poco più di un
anno dopo è il governo socialdemocratico che con «mezzi dolorosi, ma necessari»,
sta cercando di fermare l’enorme flusso di richiedenti asilo nel Paese, il
primo per numero di rifugiati pro capite in Europa, con 163 mila arrivi nel
2015. Il premier Löfven aveva resistito fino all’ultimo alla chiusura delle
frontiere auspicate dalla destra radicale, ma la Svezia - che dal 2013
garantisce asilo e residenza a tutti i siriani, che offre un lavoro, sussidi e
una casa a circa 110 mila profughi all’anno – ha infine alzato bandiera bianca.
Alla sospensione di Schengen sono seguite vaste operazioni di polizia per
controllare chi avesse i requisiti necessari per stare nel Paese e mercoledì è
arrivato l’annuncio del ministro degli Interni Anders Ygeman: «La Svezia
espellerà 80 mila richiedenti asilo arrivati nel Paese nel 2015 e la cui domanda
è stata respinta. Procederemo gradualmente ai rimpatri forzati utilizzando
aerei charter».
Ha spiegato il portavoce del ministero degli Interni
Victor Harju: «Naturalmente questo provvedimento vuol essere un messaggio ai
richiedenti asilo. È un modo per dire che possono venire in Europa, ma ci sono
molti altri Paesi sicuri dove andare, senza dover venire per forza in Svezia».
E mentre il governo manda messaggi, la tensione sociale si
alza. L’uccisione della giovane Alexandra Mezher, accoltellata lunedì a
Mölndal, nel Sud della Svezia, da un ragazzino straniero in un centro per
minori, ha esasperato ulteriormente gli animi. L’agenzia svedese per i migranti
ha riferito che il numero di minacce o atti di violenza denunciati nei centri
rifugiati sono più che raddoppiati tra il 2014 e il 2015 per raggiungere quota
322.
Alexandra Mezher, accoltellata lunedì a
Mölndal, nel Sud della Svezia
Si tratta di incidenti che riguardano diverbi tra i richiedenti l’asilo e
lo staff che lavora nei centri di accoglienza o tra i rifugiati. «Questo giro
di vite del governo, queste azioni “deterrenti” – dice Annika Anders, storica,
esperta di migrazioni – non fanno che esasperare gli animi e sono un pessimo
esempio». Altri Paesi scandinavi hanno in effetti percorso strade molto simili:
la Norvegia ha iniziato l’espulsione – attraverso l’Artico - dei richiedenti
asilo verso la Russia, la Danimarca ha votato la legge per la confisca dei beni
e la Finlandia sta valutando l’espulsione di 20 mila migranti: «È vero, i
nostri centri scoppiano – spiega Anders -: nelle scorse settimane gruppi di
rifugiati sono stati costretti a dormire per strada, e qui l’inverno non
scherza. E la spaccatura sociale è ormai enorme. Ma la soluzione non può essere
semplicemente rimandarli indietro». L’accoglienza ai dissidenti e ai profughi
fa parte della storia profonda della Svezia, così come le politiche di welfare,
volute da Olof Palme: «Se rompiamo questo equilibrio, a rischio non saranno
solo i profughi».
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Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.