stranezze

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

sabato 20 agosto 2011

Ci facciamo sempre riconoscere...!

Caro Claudio Magris, ma come le è venuto in mente di scrivere sul Corriere della sera che «in estate non è il caso di appesantirsi con troppi libri. L’estate, specialmente ma­rina, non è fatta per leggere»?

Da lei non me l’aspettavo questo silu­ro alla lettura. Si rende conto che formi­dabile alibi all’analfabetismo da spiag­gia ha legittimato, lei scrittore di qualità e gran sommelier di belle letture? Un Paese che non legge, che per tutto l’anno ha la scusa di aver troppo da fare con lavoro, traffico e stress, e magari ha rimandato all’estate l’appuntamento con l’unico libro che leggerà per tutto l’anno, lei lo istiga a disertare la lettura? O crede che gli italiani siano tutti letto­ri voraci come lei, e se permette come me, in overdose bibliografica, e dun­que ad agosto meglio disintossicarsi con un bel tuffo nell’ignoranza salma­stra? Non si accorge che con quell’invito lei si adegua al dogma mediatico che d’agosto impone solo granite &frivolez­ze, tv vuota e demente, vacanza come vacatio mentis?
L’Italiano medio vive tutto l’anno sot­to un diluvio di bombe deficienti, sgan­ciate dalle ditte per il peggioramento della specie. E in agosto che può ripara­re, lei lo istiga a darsi all’ittica, cioè a far­si pesce. Proprio ora che finalmente, grazie alla lieve vacuità d’agosto e alla sua vita naturale e corporale, può bilan­ciare la leggerezza della mente sgom­bra col peso glorioso di testi che lo fan­no pensare. Al mare un libro ti tiene a galla anche se non sei un sughero o anche peggio. E lei riduce la testa all’infradito...


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Oggi, come ogni 18 gennaio, è il mio genetliaco, in uno sciagurato giovedì mattina di tanti anni fa, non so a che ora, nella periferia...

Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.