Questa
storia parla di Svezia e di legno, ma non c’entra l’Ikea. Soprattutto perché
l’altro grande protagonista della vicenda è il mare. Immaginate quindi un
immenso veliero tirato in secca, costruiteci intorno un edificio che lo
protegga dai rigori climatici, aggiungete un pizzico di efficienza e precisione
e il risultato sarà il Vasamuseet a Stoccolma.
Questo
museo è un hangar particolare, concepito per l’esposizione di una delle navi
più grandi della storia. Un Titanic ante litteram nato per battere i record, ma
che, come lo sfortunato transatlantico, fece naufragio nel viaggio inaugurale.
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re Gustavo II Adolfo |
Per calarci
in questa vicenda dobbiamo tornare indietro di quattro secoli, all’inizio del
600. In quell’epoca le potenze, per forza di cose solo europee, erano altre
rispetto a oggi. C’era ad esempio la Spagna, grande protagonista delle prime
esplorazioni oltremare, c’era l’Olanda, da poco anche l’Inghilterra, che
nessuno avrebbe più fermato per almeno altri trecento anni. E c’era anche la
Svezia di re Gustavo II Adolfo..
E per
assicurarsi il dominio militare e commerciale, le potenze di allora dovevano
prevalere nella marineria, come quelle del secolo scorso furono obbligate a
eccellere prima nell’aeronautica e poi nella corsa allo spazio. La Svezia pensò
quindi di mettere in cantiere una nave come non se ne erano mai viste prima:
più grande, più bella, più veloce che portasse le insegne gialloblu dell’impero
in giro per il mondo, e che soprattutto lanciasse un segnale chiaro agli odiati
russi e polacchi
Il veliero
si sarebbe chiamato Vasa, come la casa regnante e lo stesso re Gustavo II
Adolfo si rese protagonista della costruzione con continue assillanti richieste
che fecero impazzire i progettisti. Il risultato fu sicuramente imponente: una
nave con una murata altissima e un doppio ponte imbottito di cannoni. Ma questa
imponenza nascondeva la debolezza che fu all’origine del disastro.
Il Vasa era
troppo alto per le sue dimensioni e di conseguenza aveva un baricentro
instabile.
Questo,
nonostante i mastri di cantiere lo avessero già sospettato, si sarebbe
tragicamente scoperto il giorno del battesimo. Il 10 agosto 1628 il Vasa issò
le vele per il viaggio inaugurale poco al largo del porto di Stoccolma. Ma dopo
poche miglia di percorso, una folata di vento lo fece inclinare da un lato.
Anche se i timonieri riuscirono a raddrizzare la nave, una seconda raffica la
inclinò nuovamente e l'acqua iniziò a entrare nello scafo attraverso i portelli
dei cannoni.
Il veliero
affondò molto rapidamente, adagiandosi su un fondale fangoso poco profondo. Il
relitto, dopo il recupero immediato dei materiali più preziosi, venne praticamente
dimenticato. Almeno fino al 1956, quando l’archeologo navale Anders Franzén
pensò alla possibilità di recuperarlo e di far rivivere questa sfortunata e
poco nota pagina della storia svedese. Con le tecnologie ben più moderne a
disposizione e il fondamentale aiuto della marina militare, Franzén riuscì
dapprima a localizzare il Vasa (persino il luogo preciso del naufragio era
stato dimenticato) e poi a studiare un piano per riportarlo in superficie. E
qui bisogna precisare che le particolari condizioni di temperatura, salinità e
concentrazione di ossigeno del Mar Baltico, avevano consentito allo scafo di
preservarsi perfettamente per quasi trecento anni.
L’abbandono
definitivo dall’abbraccio del mare avvenne il 24 aprile del 1961. Dei presunti
cinquanta morti nel disastro si ritrovarono presso il relitto solo 15
scheletri. Lunga è stata l’opera di restauro, per la quale si è potuto
utilizzare in gran parte materiale originale che – come detto – si era ben
conservato. Alla fine, l’imponente e poco gloriosa nave Vasa venne alloggiata
nella sua nuova casa: il museo progettato da Göran Månsson e Marianne Dahlbäck,
inaugurato nel 1990. All’interno il colpo d’occhio è fenomenale con un
camminamento che corre a vari livelli intorno all’unico vascello del XVII Secolo
ancora esistente. E fuori dal tetto si possono scorgere le estremità degli
alberi che segnalano la struttura da lontano.
Anche la collocazione è suggestiva: il museo si trova
infatti nei giardini di Djurgården, di fronte a quel mare che il Vasa per poco
aveva solcato.