Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

mercoledì 6 novembre 2013

L`Italia che raglia _2. (Razzismo e ignoranza.)

Prendendo spunto dagli episodi razzisti dei cori contro i giocatori di colore da Balottelli a Boateng che con gesto clamoroso lasciò il terreno di gioco in segno di protesta. Anche il razzismo è un altro grave problema italiano, non dimentichiamocelo, approfitto di questo post per mettere in luce il fatto che, dal mio punto di vista, questi eventi rappresentano soltanto la piccolissima punta di un iceberg molto più grande, rappresentato appunto dalla MALEDUCAZIONE un po’ troppo diffusa ed accettata, poichè sempre impunita, nel nostro paese. Attenzione: non è soltanto la legge che dovrebbe punire chi se lo merita, ma anche noi cittadini stessi. In modo CIVILE, naturalmente, facendo rendere conto chi assume comportamenti irrispettosi e maleducati della propria arroganza e cafonaggine…

Cosa c’entra il calcio in tutto ciò, vi chiederete?

C’entra eccome, perchè non solo allo stadio, ma anche in tutti i piccoli campi di calcio dove giocano i nostri bambini e ragazzi la maleducazione si manifesta assai diffusamente. A partire dai genitori. Genitori, padri in particolare, che pensano di avere in casa un piccolo Maradona e che magari sperano, attraverso la carriera calcistica del figlio, di risolvere i loro problemi economici. Il calcio in Italia non è più uno sport che insegna il valore della tolleranza, ma al contrario trasmette valori tutt’altro che etici, istiga alla violenza e legittima l’arroganza. Frasi provocatorie ed offensive vengono rivolte contro tutti: contro l’arbitro, contro i giovani calciatori, contro altri genitori.  
Il razzismo, inoltre, non si manifesta soltanto contro gli extracomunitari, ma evidentemente anche contro i propri connazionali: vedi i recenti cori razzisti contro i tifosi del Napoli, quali sono le ragioni per le quali tifoserie avversarie di squadre nazionali di calcio litigano tra di loro a parole quando va bene, mentre, quando va male invece, arrivano ad un odio tale che li porta addirittura a picchiarsi? Manca la CULTURA DEL RISPETTO: tifare squadre diverse non può giustificare l’odio verso il prossimo. 
Come fare, infine, per punire chi si comporta come gli imbecilli che hanno inveito contro Balottelli, Boateng e tanti altri ragazzi di colore? Sospendere la partita non servirebbe, dal mio punto di vista, inoltre subirebbero la “punizione” anche gli incolpevoli. Nemmeno togliere i punti in campionato alla squadra non servirebbe, poichè sarebbe facilmente strumentalizzabile dalle tifoserie avversarie. Io proporrei magari qualche giorno di carcere, una multa di qualche migliaio di euro e l’allontanamento dagli stadi per qualche anno, visto che gli stadi sono già dotati di tutti gli strumenti e le tecnologie necessarie per identificare in modo certo i colpevoli.
källa:italiacheraglia
L’educazione al rispetto (anche se sarebbe meglio parlare di vera e propria rieducazione o incivilimento) dovrebbe essere molto più presente nel nostro Paese, che ne soffre così tanto la carenza, soprattutto nelle attività che coinvolgono bambini ed adolescenti. A partire proprio dallo sport più diffuso e meno civile in assoluto, che è ovviamente il calcio.

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.