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venerdì 28 febbraio 2014

La notte che Palme fu ucciso.

27 dopo dall’omicidio Palme crolla l’alibi di un sospettato chiave.
Un giornale svedese rintraccia l’ex compagna di un estremista di destra:
«Quella notte uscì per pagare il parcometro ma rientrò molto tardi...»

L’ossessione nazionale svedese e uno degli omicidi insoluti più misteriosi del XX secolo continua a offrire colpi di scena. Ventisette anni dopo l’assassinio di Olof Palme, storico leader socialdemocratico, si torna a parlare di piste, sospetti e moventi.  

Il primo ministro fu ucciso la sera del 28 febbraio 1986 in Sveavagen, a Stoccolma, mentre tornava a casa dal cinema con la moglie. L’istruttoria per il suo omicidio è stata la più lunga e la più costosa mai portata avanti in Svezia e non è ancora chiusa, dal momento che il suo assassino non ha ancora un nome. Palme era riuscito a farsi numerosi nemici, e non solo in Svezia. In questi lunghi anni di indagini gli inquirenti avevano seguito decine di piste, da quella sudafricana a quella che metteva sotto accusa i servizi segreti deviati di Stoccolma. Tutte, una dietro l’altra, erano finite in un vicolo cieco. 
Ma da ieri qualcosa è tornato a muoversi: un personaggio chiave del caso non ha più un alibi. Crollato dopo una «nuova» testimonianza.  

La valanga inizia con una piccola pietra martedì scorso, quando il quotidiano «Svenska Dagbladet» rivela l’interesse dello scrittore Stieg Larsson per il caso Palme e la sua partecipazione alle indagini dai primi giorni dopo l’omicidio. L’autore di «Uomini che odiano le donne», morto nel 2004 di infarto, aveva lasciato 15 scatole di documenti sul caso. Allora Larsson era conosciuto soprattutto per essere uno tra i migliori giornalisti investigativi scandinavi e uno dei maggiori esperti europei di estremismo di destra. Studioso degli ambienti neonazisti e consulente per Scoltand Yard, riteneva che alcuni mercenari fossero in contatto con i servizi sudafricani per eliminare Olof Palme, che in quegli anni si era reso protagonista di una dura battaglia anti-apartheid. Al centro dei sospetti di Larsson c’era lo svedese Bertil Wedin.  

I giornalisti dello «Svenska Dagbladet» sono partiti da Bertil Wedin e sono arrivati a Gio Petre, attrice ed ex compagna di Alf Enerström, medico ed estremista di destra legato a doppio filo con Wedin. Enerström , implacabile avversario di Palme, ha sempre sostenuto che al momento dell’omicidio era a casa con la sua fidanzata di allora, Gio Petre per l’appunto. La polizia gli aveva creduto e lui era uscito dalle indagini.
Gio Petre
Ma Gio Petre ora cambia versione della storia e allo «Svenska Dagbladet» racconta: quella sera del 28 febbraio Enerström uscì da casa sostenendo di dover mettere i soldi nel parcometro».
Peccato che fosse un venerdì sera, e che il parcheggio fosse gratuito. «Ritornò tardi», dice Petre, che aggiunge: «Pensavo fosse strano, ma non ho detto niente. Alf mi faceva paura, era un violento».

Per ora la polizia non commenta, ma «non esclude di aprire una nuova pista» e considera «interessanti» le nuove rivelazione.


källa: la stampa

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.