Oggi avrei voluto scrivere un post di ben altro genere ma mi sento molto amareggiato dopo quello che è successo per la seconda notte consecutiva ad Husby un
quartiere a nord di Stoccolma abitato in prevalenza da immigrati dove purtroppo un gruppo di giovani ha appiccato il fuoco ad
auto ed edifici.
Le violenze sono degenerate in scontri diretti con le forze
dell’ordine. Alla base delle proteste ci potrebbe essere l’uccisione avvenuta ieri di
un uomo di 68 anni da parte della polizia.
Oggi sono previsti incontri "pacifici" tra le autorità e gli abitanti del quartiere per discutere i problemi delle periferie. Problemi molto gravi che non si risolvono con qualche stretta di mano.
Io spero che il governo la smetta di nascondere la polvere sotto il tappeto, e che si metta a lavorare di puzzo buono per risolvere se non tutto almeno una parte di questo enorme problema, e che tutto,tutto,finisca al più presto.
Emelie
Eriksson, una blogger svedese di 24 anni, in un recente post del suo blog –
rilanciato anche da Buzzfeed – ha criticato molto duramente le immagini
promozionali del sito di American Apparel, un noto marchio di abbigliamento
americano che ha più di 260 negozi in tutto il mondo, accusandole di
«diffondere un’immagine della donna davvero degradante».
Nelle foto le modelle sono quasi sempre giovanissime, molto
poco vestite, e vengono ritratte in atteggiamenti parecchio provocanti. Al
contrario, per gli stessi vestiti i modelli maschili vengono fotografati in
situazioni più ordinarie, senza che vi sia alcun riferimento al sesso: la
differenza è particolarmente evidente quando si tratta di pubblicizzare
abbigliamento definito “unisex”, e quindi la stessa camicia viene indossata da
un modello e da una modella.
La stessa camicia a quadri, cara ai boscaioli americani, è
indossata educatamente chiusa dal giovane con la barbetta chiara, ma aperta sul
seno nudo e sulle mutandine bianche da una deliziosa biondina. Ce n'é per far
infuriare bloggers, associazioni dei consumatori e frequentatori della rete
contro la catena di abbigliamento Usa American Apparel accusata di
atteggiamento sessista per le pubblicità dei suoi prodotti nelle quali le
ragazze sono sempre mezze nude, mentre i modelli sono costumati giovani vestiti
di tutto punto.
In breve tempo il blog della Eriksson è stato letto da
centomila persone e le associazioni dei consumatori svedesi hanno chiesto
l'intervento delle autorità che dovrebbero vigilare sulla pubblicità. Le
autorità svedesi hanno risposto che non è nella loro giurisdizione oscurare il
sito della casa di moda, perché è in inglese e ha un dominio non registrato in
Svezia.
Certo è che
l'azienda Usa, proprietà del canadese Dov Charney e basata a Los Angeles, è
stata spesso criticata per le sue pubblicità di cattivo gusto e lo stesso
Charney ha detto che il sesso è un elemento che rientra nelle caratteristiche
del prodotto. L'azienda aveva subito simili attacchi, con le stesse accuse di
sessismo, recentemente anche in Gran Bretagna. Non è certamente una bella pubblicità
per chi si fregia di nutrire particolare attenzione per i diritti dei lavoratori
e per la sostenibilità sociale e ambientale della sua produzione.
L`apparecchio telefonico "Ericofon" in una reklam drl 56.
Quando a
metà anni sessanta arrivai in Svezia per una stage. incontrai molti
connazionali nella multinazionale che mi ospitava, erano tutti dei gran
lavoratori. Essi erano
orgogliosi nel dire che sebbene in Svezia, era sufficiente lavorare tre mesi di
fila per ottenere un assegno di disoccupazione pari al 80% dello stipendio
mensile per ben due anni, loro, non se ne approffitavano. ovviamente le pecore
nere c'erano, ma erano in maggioranza di altre nazionalità che incapaci di
inserirsi nel tessuto sociale, passavano le giornate tra bere vino e
interminabili tornei di briscola..
Poi una
ventina d'anni fa, a Stoccolma. incontrai un italiano si chiamava Giovanni, aveva
una trentina d'anni, era un calabrese di Rossano e nella sua vita aveva
lavorato sì e no sei o sette mesi. Ma non di seguito. In Svezia c'era arrivato
sul finire degli anni Ottanta inseguendo due miti: quello della femmina facile
e del welfare. E aveva trovato tutti e due. "Il risultato è che ora cambio
donna ogni sei mesi. Dunque un tetto ce l'ho", mi raccontò. E per i soldi?
"Se uno si contenta è facile. Col sussidio di disoccupazione prendi anche
ottocento euro (la cifra era corone, ma tanto farebbe ora, ndr). E se dimostri
che sei iscritto a un corso per imparare lo svedese i soldi sono anche di
più", ridacchiava raccontando.
Pensai
allora che Giovanni fosse un corpo estraneo in seno alla società svedese, in
natura qualsiasi organismo, raggiunto da corpi estranei, cerca o di integrarli
o di espellerli. Succede anche in quei grandi, multiformi organismi che sono i
popoli. Ogni popolo può, e spesso è ben disposto, ad accettare individui,
abitudini, comportamenti appartenenti ad altri popoli, finché non se ne sente
attaccato o addirittura danneggiato.
Tutto ciò
serve a introdurre un discorso delicato, delicatissimo, perché può essere
frainteso, spesso in malafede, attirando su chi lo fa l'accusa infamante di
razzismo. Sto, ovviamente, parlando della Svezia e degli svedesi, che nelle ultime elezioni hanno mandato in Parlamento - per la prima volta
- i "Democratici di Svezia" (Sd) di Jimmie Akesson: con il 5,7% dei
voti sono diventati una forza determinante nella politica del Paese.
La Svezia
aveva già sorpreso l'opinione pubblica internazionale, qualche anno fa,
mandando a casa, dopo ottant'anni, quei socialdemocratici creatori di un
ipotetico paradiso in terra che assicurava una protezione del cittadino «dalla
culla alla tomba». Paradiso ipotetico, se si pensa che la Svezia ha una
percentuale di suicidi fra le più alte del mondo eppure di certo confortevole,
se si pensa all'assistenza sanitaria, alle politiche scolastiche e della
famiglia. Ma i socialdemocratici, nei loro sforzi di portare tutti - proprio
tutti - in paradiso, non hanno tenuto abbastanza conto del fatto che anche gli
svedesi sono un organismo che dispone di corpi e di anticorpi.
E sono
scattati gli anticorpi ovvero l'estrema destra diJimmie Akesson, ovvero un
giovanottone in giacca e cravatta - obbligatoria nel partito - che ha ripulito
i suoi non con la giacca e la cravatta ma soffocando (almeno all'apparenza) la
componente apertamente razzista del Sd.
Il futuro
ci dirà se ci è riuscito. Di certo, quanto è avvenuto in Svezia è una lezione
interessante per tutti gli altri Paesi europei, in special modo per quelli
guidati dal centrodestra. I quali, se adottano una politica troppo tollerante
verso l'immigrazione, regalano all'estremismo spazi che posso diventare anche molto
vasti.
Staremo a vedere...! (Sperando che nel frattempo i Giovanni non si siano
moltiplicati...)
Galeotto fu
l’amore.
Grazie a Prisonmatch, il nuovo sito di incontri che aiuta i detenuti a
trovare l’anima gemella anche dietro le sbarre. L’idea è venuta agli ingegnosi
svedesi che hanno concepito un sistema ad hoc per venire incontro alle esigenze
dei reclusi, impossibilitati ad avere l’accesso ad Internet.
Al carcerato basterà, infatti, inviare una lettera per posta
tradizionale. Ci penserà poi
il sito a pubblicare i suoi dati e le sue richieste e a rispedire al mittente
eventuali risposte. Secondo quanto riporta il quotidiano svedese
Goteborg Posten, attualmente nelle carceri della Svezia ci sono 5000 detenuti.
Per le persone fuori dal carcere l’adesione al sito è
gratuita, per i detenuti il costo è di 200 euro all’anno. Astenersi condannati
per pedofilia o stupro. Sono, invece, felicemente accolti anche i condannati
per omicidio, perché lo spiega bene la fondatrice del sito, Valbona Demiri, ”i
nostri affiliati hanno tutti più di 18 anni e se qualcuno di loro decide di
contattare un assassino, è una sua scelta”.
( källa: blitz quotidiano )
La Demiri non si cura degli scettici che reputano il
progetto poco accattivante per chi vive una vita libera e spensierata fuori
dalla galera. Alle critiche
risponde così: ” Tutti cerchiamo disperatamente l’amore, liberi o detenuti”.
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Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.