martedì 21 maggio 2013

Husby, un quartiere a nord di Stoccolma.


Oggi avrei voluto scrivere un post di ben altro genere ma mi sento molto amareggiato dopo quello che è successo per la seconda notte consecutiva ad Husby un quartiere a nord di Stoccolma abitato in prevalenza da immigrati dove purtroppo un gruppo di giovani ha appiccato il fuoco ad auto ed edifici. 
Le violenze sono degenerate in scontri diretti con le forze dell’ordine. Alla base delle proteste ci potrebbe essere l’uccisione avvenuta ieri di un uomo di 68 anni da parte della polizia.

Oggi sono previsti incontri "pacifici" tra le autorità e gli abitanti del quartiere per discutere i problemi delle periferie. Problemi molto gravi che non si risolvono con qualche stretta di mano.

Io spero che il governo la smetta di nascondere la polvere sotto il tappeto, e che si metta a lavorare di puzzo buono per risolvere se non tutto almeno una parte di questo enorme problema, e che tutto,tutto,finisca al più presto.
franco a Stoccolma


sabato 18 maggio 2013

Svezia: "La Reklam che non ama le donne"

Emelie Eriksson

Emelie Eriksson, una blogger svedese di 24 anni, in un recente post del suo blog – rilanciato anche da Buzzfeed – ha criticato molto duramente le immagini promozionali del sito di American Apparel, un noto marchio di abbigliamento americano che ha più di 260 negozi in tutto il mondo, accusandole di «diffondere un’immagine della donna davvero degradante».

Nelle foto le modelle sono quasi sempre giovanissime, molto poco vestite, e vengono ritratte in atteggiamenti parecchio provocanti. Al contrario, per gli stessi vestiti i modelli maschili vengono fotografati in situazioni più ordinarie, senza che vi sia alcun riferimento al sesso: la differenza è particolarmente evidente quando si tratta di pubblicizzare abbigliamento definito “unisex”, e quindi la stessa camicia viene indossata da un modello e da una modella.

La stessa camicia a quadri, cara ai boscaioli americani, è indossata educatamente chiusa dal giovane con la barbetta chiara, ma aperta sul seno nudo e sulle mutandine bianche da una deliziosa biondina. Ce n'é per far infuriare bloggers, associazioni dei consumatori e frequentatori della rete contro la catena di abbigliamento Usa American Apparel accusata di atteggiamento sessista per le pubblicità dei suoi prodotti nelle quali le ragazze sono sempre mezze nude, mentre i modelli sono costumati giovani vestiti di tutto punto.

In breve tempo il blog della Eriksson è stato letto da centomila persone e le associazioni dei consumatori svedesi hanno chiesto l'intervento delle autorità che dovrebbero vigilare sulla pubblicità. Le autorità svedesi hanno risposto che non è nella loro giurisdizione oscurare il sito della casa di moda, perché è in inglese e ha un dominio non registrato in Svezia.

Certo è che l'azienda Usa, proprietà del canadese Dov Charney e basata a Los Angeles, è stata spesso criticata per le sue pubblicità di cattivo gusto e lo stesso Charney ha detto che il sesso è un elemento che rientra nelle caratteristiche del prodotto. L'azienda aveva subito simili attacchi, con le stesse accuse di sessismo, recentemente anche in Gran Bretagna. Non è certamente una bella pubblicità per chi si fregia di nutrire particolare attenzione per i diritti dei lavoratori e per la sostenibilità sociale e ambientale della sua produzione.

(diverse källor)


venerdì 17 maggio 2013

"Corpi estranei alla società svedese."

L`apparecchio telefonico "Ericofon" in una reklam drl 56.
Quando a metà anni sessanta arrivai in Svezia per una stage. incontrai molti connazionali nella multinazionale che mi ospitava, erano tutti dei gran lavoratori. Essi erano orgogliosi nel dire che sebbene in Svezia, era sufficiente lavorare tre mesi di fila per ottenere un assegno di disoccupazione pari al 80% dello stipendio mensile per ben due anni, loro, non se ne approffitavano. ovviamente le pecore nere c'erano, ma erano in maggioranza di altre nazionalità che incapaci di inserirsi nel tessuto sociale, passavano le giornate tra bere vino e interminabili tornei di briscola..
Poi una ventina d'anni fa, a Stoccolma. incontrai un italiano si chiamava Giovanni, aveva una trentina d'anni, era un calabrese di Rossano e nella sua vita aveva lavorato sì e no sei o sette mesi. Ma non di seguito. In Svezia c'era arrivato sul finire degli anni Ottanta inseguendo due miti: quello della femmina facile e del welfare. E aveva trovato tutti e due. "Il risultato è che ora cambio donna ogni sei mesi. Dunque un tetto ce l'ho", mi raccontò. E per i soldi? "Se uno si contenta è facile. Col sussidio di disoccupazione prendi anche ottocento euro (la cifra era corone, ma tanto farebbe ora, ndr). E se dimostri che sei iscritto a un corso per imparare lo svedese i soldi sono anche di più", ridacchiava raccontando.
Pensai allora che Giovanni fosse un corpo estraneo in seno alla società svedese, in natura qualsiasi organismo, raggiunto da corpi estranei, cerca o di integrarli o di espellerli. Succede anche in quei grandi, multiformi organismi che sono i popoli. Ogni popolo può, e spesso è ben disposto, ad accettare individui, abitudini, comportamenti appartenenti ad altri popoli, finché non se ne sente attaccato o addirittura danneggiato.
Tutto ciò serve a introdurre un discorso delicato, delicatissimo, perché può essere frainteso, spesso in malafede, attirando su chi lo fa l'accusa infamante di razzismo. Sto, ovviamente, parlando della Svezia e degli svedesi, che nelle ultime elezioni  hanno mandato in Parlamento - per la prima volta - i "Democratici di Svezia" (Sd) di Jimmie Akesson: con il 5,7% dei voti sono diventati una forza determinante nella politica del Paese.
La Svezia aveva già sorpreso l'opinione pubblica internazionale, qualche anno fa, mandando a casa, dopo ottant'anni, quei socialdemocratici creatori di un ipotetico paradiso in terra che assicurava una protezione del cittadino «dalla culla alla tomba». Paradiso ipotetico, se si pensa che la Svezia ha una percentuale di suicidi fra le più alte del mondo eppure di certo confortevole, se si pensa all'assistenza sanitaria, alle politiche scolastiche e della famiglia. Ma i socialdemocratici, nei loro sforzi di portare tutti - proprio tutti - in paradiso, non hanno tenuto abbastanza conto del fatto che anche gli svedesi sono un organismo che dispone di corpi e di anticorpi.
E sono scattati gli anticorpi ovvero l'estrema destra di Jimmie Akesson, ovvero un giovanottone in giacca e cravatta - obbligatoria nel partito - che ha ripulito i suoi non con la giacca e la cravatta ma soffocando (almeno all'apparenza) la componente apertamente razzista del Sd.
Il futuro ci dirà se ci è riuscito. Di certo, quanto è avvenuto in Svezia è una lezione interessante per tutti gli altri Paesi europei, in special modo per quelli guidati dal centrodestra. I quali, se adottano una politica troppo tollerante verso l'immigrazione, regalano all'estremismo spazi che posso diventare anche molto vasti.
Staremo a vedere...! (Sperando che nel frattempo i Giovanni non si siano moltiplicati...)




mercoledì 15 maggio 2013

Svezia: " Quando l`amore è galeotto..."


Galeotto fu l’amore. 
Grazie a Prisonmatch, il nuovo sito di incontri che aiuta i detenuti a trovare l’anima gemella anche dietro le sbarre. L’idea è venuta agli ingegnosi svedesi che hanno concepito un sistema ad hoc per venire incontro alle esigenze dei reclusi, impossibilitati ad avere l’accesso ad Internet.

Al carcerato basterà, infatti, inviare una lettera per posta tradizionale. Ci penserà poi il sito a pubblicare i suoi dati e le sue richieste e a rispedire al mittente eventuali risposte. Secondo quanto riporta il quotidiano svedese Goteborg Posten, attualmente nelle carceri della Svezia ci sono 5000 detenuti.

Per le persone fuori dal carcere l’adesione al sito è gratuita, per i detenuti il costo è di 200 euro all’anno. Astenersi condannati per pedofilia o stupro. Sono, invece, felicemente accolti anche i condannati per omicidio, perché lo spiega bene la fondatrice del sito, Valbona Demiri,i nostri affiliati hanno tutti più di 18 anni e se qualcuno di loro decide di contattare un assassino, è una sua scelta”.
( källa: blitz quotidiano )

La Demiri non si cura degli scettici che reputano il progetto poco accattivante per chi vive una vita libera e spensierata fuori dalla galera. Alle critiche risponde così: ” Tutti cerchiamo disperatamente l’amore, liberi o detenuti”.



Attenzione

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.