stranezze

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

venerdì 17 maggio 2013

"Corpi estranei alla società svedese."

L`apparecchio telefonico "Ericofon" in una reklam drl 56.
Quando a metà anni sessanta arrivai in Svezia per una stage. incontrai molti connazionali nella multinazionale che mi ospitava, erano tutti dei gran lavoratori. Essi erano orgogliosi nel dire che sebbene in Svezia, era sufficiente lavorare tre mesi di fila per ottenere un assegno di disoccupazione pari al 80% dello stipendio mensile per ben due anni, loro, non se ne approffitavano. ovviamente le pecore nere c'erano, ma erano in maggioranza di altre nazionalità che incapaci di inserirsi nel tessuto sociale, passavano le giornate tra bere vino e interminabili tornei di briscola..
Poi una ventina d'anni fa, a Stoccolma. incontrai un italiano si chiamava Giovanni, aveva una trentina d'anni, era un calabrese di Rossano e nella sua vita aveva lavorato sì e no sei o sette mesi. Ma non di seguito. In Svezia c'era arrivato sul finire degli anni Ottanta inseguendo due miti: quello della femmina facile e del welfare. E aveva trovato tutti e due. "Il risultato è che ora cambio donna ogni sei mesi. Dunque un tetto ce l'ho", mi raccontò. E per i soldi? "Se uno si contenta è facile. Col sussidio di disoccupazione prendi anche ottocento euro (la cifra era corone, ma tanto farebbe ora, ndr). E se dimostri che sei iscritto a un corso per imparare lo svedese i soldi sono anche di più", ridacchiava raccontando.
Pensai allora che Giovanni fosse un corpo estraneo in seno alla società svedese, in natura qualsiasi organismo, raggiunto da corpi estranei, cerca o di integrarli o di espellerli. Succede anche in quei grandi, multiformi organismi che sono i popoli. Ogni popolo può, e spesso è ben disposto, ad accettare individui, abitudini, comportamenti appartenenti ad altri popoli, finché non se ne sente attaccato o addirittura danneggiato.
Tutto ciò serve a introdurre un discorso delicato, delicatissimo, perché può essere frainteso, spesso in malafede, attirando su chi lo fa l'accusa infamante di razzismo. Sto, ovviamente, parlando della Svezia e degli svedesi, che nelle ultime elezioni  hanno mandato in Parlamento - per la prima volta - i "Democratici di Svezia" (Sd) di Jimmie Akesson: con il 5,7% dei voti sono diventati una forza determinante nella politica del Paese.
La Svezia aveva già sorpreso l'opinione pubblica internazionale, qualche anno fa, mandando a casa, dopo ottant'anni, quei socialdemocratici creatori di un ipotetico paradiso in terra che assicurava una protezione del cittadino «dalla culla alla tomba». Paradiso ipotetico, se si pensa che la Svezia ha una percentuale di suicidi fra le più alte del mondo eppure di certo confortevole, se si pensa all'assistenza sanitaria, alle politiche scolastiche e della famiglia. Ma i socialdemocratici, nei loro sforzi di portare tutti - proprio tutti - in paradiso, non hanno tenuto abbastanza conto del fatto che anche gli svedesi sono un organismo che dispone di corpi e di anticorpi.
E sono scattati gli anticorpi ovvero l'estrema destra di Jimmie Akesson, ovvero un giovanottone in giacca e cravatta - obbligatoria nel partito - che ha ripulito i suoi non con la giacca e la cravatta ma soffocando (almeno all'apparenza) la componente apertamente razzista del Sd.
Il futuro ci dirà se ci è riuscito. Di certo, quanto è avvenuto in Svezia è una lezione interessante per tutti gli altri Paesi europei, in special modo per quelli guidati dal centrodestra. I quali, se adottano una politica troppo tollerante verso l'immigrazione, regalano all'estremismo spazi che posso diventare anche molto vasti.
Staremo a vedere...! (Sperando che nel frattempo i Giovanni non si siano moltiplicati...)




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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.