martedì 20 agosto 2013

Svezia: La descriminazione colpisce ancora.



La Svezia è uno dei paesi più vivibili d’Europa, ma l’odio razziale e la discriminazione religiosa sono una piaga non ancora sconfitta. Venerdì notte una donna incinta che indossava il velo islamico è stata aggredita e picchiata.

È accaduto venerdì notte una donna incinta che indossava il velo islamico è stata aggredita e picchiata in un quartiere alla periferia sud di Stoccolma, suscitando un’ondata di indignazione tra le donne del Paese che hanno lanciato un appello a manifestare solidarietà, scendendo in piazza con il capo coperto nonostante la religione di appartenenza. La notizia è stata comunicata dalla stampa svedese. All’agenzia TT Klas Jensgard, della polizia di Stoccolma, la donna ha affermato di essere stata aggredita proprio a causa del velo islamico, che le è stato strappato via durante l’attacco. Finora, secondo i media svedesi, non è stato compiuto alcun fermo per l’aggressione, avvenuta verso mezzanotte nel sobborgo di Farsta.
La ministra della Giustizia Beatrice Ask
Sono numerosi gli episodi di questo tipo avvenuti di recente in Svezia e quest’ultimo ha suscitato immediate reazioni: appelli a scendere in piazza indossando il velo in segno di solidarietà, inviti a pubblicare fotografie sui social network con il capo coperto, cui hanno già aderito la deputata dei Verdi Asa Romson, la socialdemocratica Veronica Palm, l’attrice Gina Dirawi. Ieri sul giornale Aftonbladet, esponenti dell’organizzazione “Protesta Hijab” hanno fatto appello alla ministra della Giustizia Beatrice Ask perché adotti misure “in grado di assicurare alle donne musulmane il diritto alla sicurezza personale e alla libertà religiosa, senza essere preda di attacchi verbali o fisici”, nell’ambito della lotta all’odio razziale e alla discriminazione religiosa.
(Diverse köllor)


lunedì 19 agosto 2013

Intrigo a Stoccolma (Parte prima.)

Stoccolma: 18 Settembre 1965.
Arrivai in Svezia in una giornata come quella di oggi. Calda, cielo un pò nuvoloso con sprazzi d`azzurro intenso, di quell’azzurro unito, un colore vivace,trasparente, pieno di aria limpida, fresca, inebriante. Giovanissimo, un ragazzino,arrivai a Stoccolma il 18 settembre di una vita fá. Dopo il diploma a luglio dell`anno prima, a gennaio ero stato assunto alla F.A.T.M.E. la figliale romana della Ericsson di Stoccolma e quando mi proposero una stage a Stoccolma di sei settimane lo presi come un regalo piovuto dal cielo. Viaggio in treno due giorni e due notti, diretto Roma-Stoccolma, con l`Itala-Express. (Non cercatelo,è stato soppresso). Che emozione mi sentivo un novello Paul Newman nel film “Intrigo a Stoccolma”
Stoccolma mi accolse con tutta la sua dolce atmosfera. Non sapevo dove guardare, mi veniva il capogiro. Sei settimane in Svezia, ma capite?  E poi le avventure, le scoperte, le meraviglie…E infatti fu così. Solo che invece di sei settimane,ce ne rimasi dodici e lo feci volentieri. La presi come una vacanza, perfetta, dopo l’impegno con gli esami, la tremarella per per il primo inpiego, la recente rottura con la fidanzata d`allora (non per mia volontà), che ebbe lo stesso effetto un diretto in pieno volto. Preciso, inaspettato, tanto da farmi rimanere tramortito al tappeto anche dopo il gong. Quindi un cambiamento radicale, opportuno, capitato "a fagiolo" come si dice dalle nostre parti. Fu un esperienza piena di emozioni impetuose che mi rigirò per benino un vortice senza fiato che mi fece anelare per la libertà più assoluta e intossicante…!! La voglia di volare ad ali tese sempre più in alto verso la gioia più intensa che un ragazzo di vent`anni possa desiderare. E ben sappiamo cos’è. Ma certo che tornai a lavorare a Roma. Triste! Incavolato nero avendo lasciatoci il cuore a Stoccolma.
Veduta della F.A.T.M.E di Roma anni 60
Mi buttai nel lavoro andai via da casa (era anche ora…) mi impegnai ad imparare lo svedese. Ma il mal di Svezia si era impadronito di me ed il richiamo di quei tre mesi “esotici” non mi dava tregua. E oggi sono ancora qui come quel 18 settembre di una vita fa. A pensarci ancora a stuzzicare le ferite che adesso non si vedono quasi più.  Ma ci sono. Non potevo capire allora, ”ragazzino ingenuo” che il cuore non si era trasferito tutto a Stoccolma ma un bel pezzettino era rimasto proprio laggiù a casa mia tra la mia gente. Ed è ancora lì che aspetta, paziente e fedele che io vada a riprendermelo ancora vivo e sanguinante come all`ora. Certamente un pò rassegnato. Un racconto di due vite le mie due vite. Chissà: farò in tempo...?? 
nonno Franco a Soccolma.

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domenica 18 agosto 2013

C`era una volta a Stoccolma


Questo post potrebbe benissimo iniziare con la fatidica frase: "C`era una volta a Stoccolma." dove ferma la metro T14 a Telefonplan una fabbrica di apparecchiature telefoniche fondata da un signore di nome Lars Magnus Ericsson di professione inventore, meglio conosciuto come il fondatore della Ericsson.
Lars Magnus Ericsson
Oggi pomeriggio ci sono passato per caso, non ho potuto fare a meno di fermarmi per guardare aldilà di quel cancello…per ricordare, per risvegliare in me lontani ricordi, per rivedere per un attimo quel ragazzo poco più che vent`enne che ogni mattina insieme a tanta altra gente, donne, uomini, giovani, anziani, varcava quel cancello a passo sicuro, tanto orgoglioso di lavorare  in una multinazionale così inportante nel mondo. La meccanica fine al primo piano poi il temuto reparto 17. No! Non per la cabala ma per le presse con trance da 100 ton. Lo rivedo mantre attraversa a passo sicuro il 39. Reparto di montaggio e test: gruppi relè, le pedane trasportate dal muletto con 100 selettori per il controllo finale nel più breve tempo possibile. 
Collaudo selettori alla Ericsson anni 60
Due anni a collaudare selettori, non finivano più, poi finalmente l`ufficio proggietti. No! Non quello del CAD_Computer-Aided Drafting, cioè disegno tecnico assistito ...Ancora di là a divenire, ma quello con i tecnigrafi o "planka" più comunemente chiamati in svedese, dove per cancellare si "sputacchiava" sul foglio. Come dire;"uno sputacchiare d`altri tempi…!"
Reparto sviluppo e disegno tecnico. Ericsson anni 60
Svegliati Franco, non è possibile. stai sognando ad occhi aperti. Non esiste più nulla di tutto questo. Lassù su quel tetto l'insegna LM ERICSSON, scritta a grandi lettere che di sera si illuminavano d`argento è sparita da molto tempo. La ricezionista bionda che dalla guardiola ti faceva telefonare tutte le sere in Italia;"a mammà tua," sparita anche lei con la guardiola.
La vecchia LM.ERICSSON a Telefonplan dove ferma la vecchia linea della Metro T14 è finita per sempre. Sostituita dalla ERICSSON TELECOMMUNICATIONS INC. con sede a Kista, la Sylicon Valley svedese. (Povero Lars Magnuson, chissà cosa penserà che hanno tolto le iniziali del suo nome di battesimo...!!) Tutto esisterà solamente nei tuoi ricordi. Però una cosa è certa però: dietro quelle finestre imprigionati dentro a quelle mura ci sono gli anni migliori della tua vita. Quando a migliaia di chilometri da casa tua hai iniziato a costruire futuro e dignità per te e la tua famiglia. 
La tua vita.
Nonno Franco a Stoccolma






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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.