domenica 15 settembre 2013

I consigli degli altri.

"Io credo a tutto ciò che gli altri mi dicono, ma alla fine ne sono sempre deluso". Questo è ciò che siamo soliti sentir dire. È molto importante confidare negli altri; un Guerriero della Luce non ha paura delle delusioni, perché conosce il potere della propria spada, e la forza del proprio amore. Tuttavia, egli sa che una cosa è accettare i segnali di Dio e capire che gli angeli si servono della bocca del nostro prossimo per darci consigli, ben altra, invece, è essere incapace di prendere decisioni e cercare sempre di trasferire la responsabilità delle nostre azioni sugli altri. Possiamo confidare negli altri solo se, per prima cosa, siamo capaci di confidare in noi stessi. 
(di Paulo Coelho) 
Buona domenica a tutti!!!


venerdì 13 settembre 2013

Miti e leggende della Sybilla del nord.

Grata Garbo nel film; Cristina di Svezia.
Se andate a Roma e decidete di visitare san Pietro non dimenticate appena entrati di girare lo sguardo a destra fate qualche passo e vi imbatterete in una incredibile sepultura degna di papi nella quale riposa dal 19 aprile 1689 una delle figure piú più intriganti della Roma papalina,è lei Cristina di Svezia detta anche la padrona di Roma,di confessione luterana, si convertì al cattolicesimo.
Il monumento a Cristina di Svezia in San Pietro
Destinata al matrimonio regale scelse di amare liberamente uomini e donne. Finanziò artisti, scienziati e maghi cercando, disperatamente, tutta la vita, di trasformare i metalli in oro. E quando decise di vivere nella Città Eterna ebbe un solo soprannome: Cristina, la Padrona Di Roma.
La sua storia emozionante ci riporta indietro di quattrocento anni: vogliamo capire quali segreti nascondeva la fedelissima corte che seguiva la Regina in giro per l'Europa, quali conoscenze Cristina era riuscita a riunire nella sua immensa e biblioteca segreta. E com'è possibile che una delle donne più sfrontate del Seicento, morta leggendo una lettera di segreti alchemici, sia stata sepolta nella cripta della Basilica di San Pietro, accanto ai Papi. Per l'eternità.Nel cuore dell'inverno ghiacciato di Stoccolma, una notte di quattrocento anni fa, l'intero castello reale delle 3 Corone era in apprensione per la nascita dell'erede al trono. Gli astrologi avevano detto che"sarebbe stato un maschio, ma la nascita sarebbe costata la vita al re, alla regina o al bambino stesso. Se invece fosse riuscito a sopravvivere 24 ore avrebbe compiuto qualcosa di grande". E non solo: il quadro astrale di Cristina coincideva in modo incredibile con quello di suo padre, Carlo Gustavo. Il che lasciava presagire un destino di gloria pari alla leggenda paterna. Il nuovo nato invece era una femmina, ma i Re svedesi se ne accorsero solo il giorno dopo: questo particolare spinge molti storici a sostenere che Cristina avesse caratteri ermafroditi. Ad ogni modo, Cristina divenne Regina a soli sei anni ed ereditò le gesta eroiche di suo padre, Carlo Gustavo. Sulle sue spalle si riversò il peso della tradizione gotica: gli svedesi si ritenevano i progenitori dell'Europa e si identificavano con il popolo di Atlantide descritto da Platone. Le loro Rune venivano considerate la più antica forma di scrittura umana.
In pochi anni Cristina si rivela però una condottiera coraggiosa e determinata. Il suo successo è la pace di Westfalia, e in tutta Europa viene chiamata la Minerva del Nord. Si circonda di artisti e studiosi, soprattutto francesi. Cartesio la introduce al razionalismo, mentre lei legge il De Mysteriis Aegyptiorum di Giamblico, un testo che spiega come entrare in contatto con demoni e divinità. Spende una fortuna per ottenere una copia del libro all'Indice "I tre Arci-Impostori", un'opera contro Mosè, Gesù e Maometto.

La regina fonda anche un ordine cavalleresco: l'Ordine dell'Amaranta. Il suo simbolo è una pianta che nella tradizione ermetica cresceva nella Colchide, la leggendaria terra degli Argonauti. Non solo: l'alchimista Johannes Franck, descrive il suo futuro regno come il compimento della profezia di Paracelso sul sorgere di una monarchia "metallica" nel Nord.
Ma non è così: Cristina rifiuta il matrimonio a cui sarebbe obbligata come regina. E abdica alla corona. Con l'aiuto di due gesuiti giunti da Roma in missione segreta Cristina spedisce tutta la sua biblioteca e le sue collezioni d'Arte. E si prepara a lasciare Stoccolma. Ma qual è il vero motivo della sua rinuncia? Rifiuto del matrimonio, reale conversione cattolica, paura di governare o cos'altro?
Calleria Corsini, alcova di Cristina di Svezia.
Il 19 dicembre 1655 Cristina, ufficialmente convertita al cattolicesimo, fa ingresso a Roma. Entra da Porta Pertusa, fatta riaprire per l'occasione da Papa Alessandro VII che la accoglie a braccia aperte. Entra di notte, in segreto, alla luce delle fiaccole, ma la voce del suo arrivo la precede e ad accoglierla Cristina trova ali di folla che intasano Roma e la accompagnano con applausi scroscianti. Il giorno dopo, in un'atmosfera da tripudio, viene presentata in Piazza del Popolo dove il Bernini realizza per lei, addirittura un arco di trionfo.
A Cristina viene assegnato prima il Palazzo Farnese, poi il Palazzo Riario, oggi sede dei Lincei e dell'orto botanico.
Proprio passeggiando in questi giardini con studiosi e artisti, Cristina decide di fondare la sua Accademia Reale.
Una cerchia di studiosi che spaziano dalla Poesia alla Scienza, fino all'Alchimia: la Scienza Segreta che Cristina pratica in prima persona.
Palazzo Riario , oggi sede dei Lincei e dell'orto botanico.
Gli anni romani sono i più "alchemici" nella vita della Regina. Interi patrimoni Cristina li spende per la sua Distilleria Alchemica. Intorno ai suoi laboratori transita mezza Europa: dal medico danese Ole Borch al Gesuita Athanasius Kircher dall'agostinano Michelangelo Ricci, allievo di Torricelli all'illustre astronomo Cassini, con il quale Cristina progetta un osservatorio astronomico per il suo giardino. Blaise Pascal le spedisce la sua macchina calcolatrice. e Henning Brandt la emoziona con la scoperta del fosforo.

La sua collezione di opere vantava migliaia di titoli, tra i quali le opere di Paracelso e gli scritti alchemici di Johan Theurneisser ed Andrea Libavius, intere parti del Picatrix e una versione latina del Sefer-ha-Raziel, un testo di magia angelica. Oltre una collezione personale dell'imperatore Rodolfo II di Boemia.

I suoi laboratori sono gestiti da Antonio Bandiera, un noto alchimista, che ospita spesso il Marchese di Palombara e Francesco Borri. Il primo costruirà uno dei monumenti più misteriosi di Roma: la porta magica di Piazza Vittorio.
L'altro verrà processato dall'Inquisizione e rinchiuso a vita nelle prigioni di Castel Sant'Angelo.
La sua fede cattolica appare comunque cristallina. Bernini, ad esempio, sul letto di morte, le invia un busto in marmo di Cristo, chiedendo alla regina di pregare per lui: Bernini si diceva convinto che lei potesse comunicare direttamente con Dio.
Negli ultimi giorni di Cristina, nella sua corte fa ingresso una certa Giulia, una donna esperta di Alchimia che ha una dote particolare: riesce a vedere il futuro. Cristina se ne innamora e la ribattezza Sibilla. La prima cosa che Cristina le chiese di indovinare furono i suoi pensieri e Sibilla le rispose che aveva paura di morire: era dannatamente vero. L'epilogo della Regina fu però dovuto all'abate Vaini, un personaggio abietto che violentò un'ancella di Cristina. Quando Cristina lo scoprì chiese la sua testa.

Ma il sicario non riuscì nell'opera e quando tornò a riferirlo alla regina, lei lo riempì di pugni e insulti, urlando fino al collasso. Alle sei di mattina del 19 aprile 1689 Cristina morì nel sonno. L'ultima lettera trovata nel suo letto era del famoso alchimista Samuel Forberger, che le parlava dell'Alkaest, il mitico e mai scoperto solvente universale dei corpi.
Ciò nonostante, il Papa diede ordine di seppellirla nella basilica di San Pietro, nello stesso luogo in cui, ancora oggi riposano i Papi.
Una sepoltura incredibilmente in odore di santità.
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giovedì 12 settembre 2013

Svezia:" Un paese multiculturale in ritardo di vent`anni"

La Svezia si è sempre considerata una società tollerante ed equa. Ma la mancanza di un vero dibattito sull’immigrazione ha creato esclusione e incomprensione

Per Nazanin Johansson il suo aspetto non è mai stato un problema. A causa dei suoi capelli e dei suoi occhi scuri non è mai passata inosservata. Sapeva che avrebbe dovuto fare del suo meglio per riuscire. Ma nonostante ciò la Svezia rimane per lei un paese che permette di farcela. E dove si può diventare, come nel suo caso, una dinamica mediatrice di un centro per l’occupazione in un quartiere difficile.
Nazanin Johansson 
Ma ci vuole molta buona volontà. Talvolta su questo punto Nazanin ha dei dubbi quando parla con i ragazzi. “Vogliono un lavoro, ma solo se non ci si impegna troppo, non vogliono cominciare dalla gavetta. A volte si dimentica che la mentalità di molti ragazzi ha la sua importanza”. Nazanin lavora all’agenzia per l’occupazione di Kista, una periferia di Stoccolma che è anche il centro tecnologico della capitale svedese.Per una settimana ci sono state macchine incendiate e scontri con la polizia Ma Kista è anche situata fra Rinkeby, Husby e Tensta, quartieri che a maggio sono finiti sulle prime pagine dei giornali a causa degli incidenti provocati dai ragazzi. Per una settimana ci sono state macchine incendiate e scontri con la polizia.

Le immagini provenienti dalla Svezia hanno fatto il giro del mondo. Un sentimento di rabbia in un paese in cui il governo si prende cura dei suoi cittadini dai primi vagiti all’ultimo sospiro? Razzismo e segregazione nel paese più egualitario del mondo?
Rapidamente ci si è resi conto di qual era la situazione. Mentre il mondo guardava altrove, il modello svedese era stato rimesso in discussione. Dopo la bolla economica degli anni novanta la coalizione di centrodestra guidata da Fredrik Reinfeldt ha ridotto nel 2006 le spese pubbliche e abbassato l’aliquota minima.

La Svezia rimane una società egualitaria, ma qui le disuguaglianze sono aumentate più che altrove in Europa. Come nel resto d’Europa gli immigrati, i lavoratori poco qualificati e i giovani – i ragazzi più delle ragazze – sono quelli più in difficoltà. E come nel resto d’Europa durante gli incidenti di maggio molti provocatori facevano parte di queste categorie. Ogni anno la Svezia rilascia un numero sempre più grande di permessi di soggiorno, al contrario di molti paesi europei dove il loro numero è in calo. I 110mila permessi rilasciati nel 2012 rappresentano un record. Fra i rifugiati si contano soprattutto siriani, somali, iracheni e rom.

Per loro uscire dalle periferie è molto più difficile che per i loro predecessori. C’è meno lavoro, la società è diventata più complessa e più esigente. “Mi piacerebbe diventare custode ma ho bisogno della patente”, spiega per esempio Sameh Sakr, un egiziano di 22 anni del quartiere di Hallunda. Una patente, brontola il ragazzo, “ma dove posso trovare il denaro per pagarla?”

In Svezia la segregazione è un fenomeno importante.
Orient-Express.
A Stoccolma la maggior parte degli immigrati vive nelle città-giardino che costeggiano la linea della metropolitana blu, soprannominata Orient-Express. Si tratta di edifici in cemento da tre a sette piani costruiti negli anni sessanta e settanta.In alcuni quartieri l’80 per cento dei residenti sono immigrati di prima o seconda generazione In alcuni quartieri l’80 per cento dei residenti sono immigrati di prima o seconda generazione e il 50 per cento sono disoccupati, rispetto all’8 per cento della media svedese. Un immigrato su quattro abbandona la scuola prima del tempo. Il tre per cento dei bambini svedesi è povero, rispetto al 40 per cento dei figli di immigrati.
La separazione fra ricchi e poveri in termini di luoghi di abitazione esiste in tutte le città d’Europa.
Tuttavia fra i quartieri Stoccolma vi sono delle isole e delle vaste zone verdi, e questo ha permesso alle classi più agiate di diventare quasi automaticamente delle gated communities, delle comunità chiuse.

Il quartiere di Nockeby è pieno di ville perfettamente tenute e dotate di antifurto. In compenso vicino alla stazione della metropolitana di Rinkeby si vedono molti uomini fermi a chiacchierare sulle panchine fra gli edifici. Qui per esempio ci sono un caffè turco e un bazar somalo, ma non c’è neanche un bancomat. Com’è possibile che la Svezia egualitaria abbia lasciato arrivare a questi livelli le sue statistiche e il suo malcontento? Eppure lo stato non si disinteressa della questione. Al contrario il ministero dell’integrazione e dell’occupazione vuole creare dei posti di lavoro di base sovvenzionati e diversificare i corsi di svedese, in modo che un ingegnere iracheno non si trovi allo stesso livello di un somalo appena alfabetizzato.

Venti anni di ritardo.
Il ministro per l’integrazione Erik Ullenhag dice che il governo non ha alcuna intenzione di adottare una politica più severa in materia di rifugiati, come vorrebbe il partito xenofobo dei Democratici svedesi. “Riteniamo che si tratti di un problema economico e di occupazione giovanile e non di un problema di immigrazione. Quando si alzano i toni nei confronti degli immigrati si compromette, in quanto paese, la propria dignità. Inoltre si rende più difficile la posizione di chi è già nel paese. In ogni caso la Svezia ha bisogno di immigrati”.
Tobias Hübinette
Spesso non sono considerati come svedesi, neanche quelli che sono nati in Svezia

Tobias Hübinette, ricercatore specializzato nelle questioni di immigrazioni presso il Centro multiculturale della periferia meridionale di Botkyrka, dice che in realtà gli immigrati hanno bisogno di molta buona volontà, di perseveranza e di fortuna per colmare il divario economico e di istruzione e le differenze etniche. Spesso non sono considerati come svedesi, neanche quelli che sono nati in Svezia. E chi parla l’Einkeby-Svenska, cioè lo svedese con un accento straniero, non ha alcuna possibilità di trovare un lavoro.

Ullenhag ha una soluzione: un nuovo “noi” per l’Europa. “Non mi piace il fatto che in Europa il ‘noi’ faccia sempre riferimento al passato. Negli Stati Uniti chiunque abiti sul territorio americano è considerato americano. In questo paese il ‘noi’ è rivolto al futuro. Dobbiamo fare lo stesso in Europa”.“Sarebbe già molto diverso”, dice lo scrittore e giornalista Viggo Cavling, “se cominciassimo a riconoscere che non siamo quel paese omogeneo dove tutti sono uguali”.
Ma per Hübinette in Svezia è proprio questo che non si vuole ammettere. “Il 19 per cento degli svedesi ha ormai un genitore di origine straniera. Ma non ancora non ce ne rendiamo conto. Non dimenticate che la Svezia non ha mai avuto delle colonie. Proprio per questo motivo la Svezia è un paese nazionalista. 
Trad. di Andre De Ritis 
Maartje Somers
Agli svedesi piace non solo comportarsi bene, ma anche avere un’alta considerazione di se stessi. Accogliamo volentieri dei rifugiati, ma facciamo fatica a riconoscere che abbiamo permesso la creazione di situazioni inaccettabili. Nel dibattito multiculturale siamo in ritardo di venti anni”.



Attenzione

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.