sabato 24 gennaio 2015

Buone nuove dall´Italia


Giustizia è stata fatta. I sei mila cani morti in quattro anni a Green Hill sono stati "vendicati".
Animalicidio è l’accusa con la quale sono stati condannati tre dirigenti dell’allevamento di cani beagle destinati alla sperimentazione cosmetica, chiuso nel luglio 2012 dalla procura di Brescia.

La prima sezione penale del tribunale di Brescia ha confermato le tesi del pm Ambrogio Cassiani: ovvero che i cani, se malati, non venivano curati ma soppressi perché non più utili agli obiettivi aziendali. Per questo sono stati condannati ad un anno e sei mesi Ghislane Rondot, co-gestore di Green Hill 2001 della Marshall Bioresources e della Marshall Farms Group, e Renzo Graziosi, veterinario. Un anno anche al direttore dell’allevamento Roberto Bravi. Assolto invece il secondo gestore Bernard Gotti per non aver commesso il fatto. Gli avvocati di Green Hill hanno annunciato che faranno ricorso in appello. Il tribunale ha disposto un risarcimento di trentamila euro per la Lav disponendo anche il divieto per i condannati di allevare cani per i prossimi due anni. Anche se le pene, rispetto alla richiesta dell'accusa, sono state abbassate. 
La storia di Green Hill è anche la storia di una mobilitazione del mondo animalista italiano, che dal 2010 fino al 19 luglio 2012, giorno del sequestro dell’allevamento, ha organizzato diverse manifestazioni fuori dall’allevamento di Montichiari, culminate nel blitz del 29 aprile 2012, quando decine di persone riuscirono ad introdursi nell’allevamento e a liberare un centinaio di cuccioli. Il sequestro di Green Hill è stata la più grande battaglia popolare in difesa degli animali di questo Paese, è stato l'evento-simbolo di una rivoluzione, sempre più rumorosa, nel rapporto tra uomini e animali. Nel frattempo proseguiva l’inchiesta della procura sugli esposti delle associazioni animaliste. Fino al sequestro dell’allevamento del 19 luglio 2012 e all’affidamento alle famiglie che ne fecero richiesta di oltre 3 mila cani da parte di Legambiente e Lav.

"La sentenza di condanna di Green Hil l è un riconoscimento a tutte e tutti coloro che in tanti anni hanno partecipato a manifestazioni a Montichiari e in tante altre parti d’Italia e del mondo, hanno digiunato, firmato petizioni, realizzato inchieste giornalistiche, presentato denunce, scavalcato barriere fisiche e ideologiche che difendevano l’indifendibile".
Così Gianluca Felicetti, presidente di Lav, ha commentato la sentenza di condanna dei tre dirigenti dell'allevamento Green Hill.
Ed anche Michela Vittoria Brambilla, deputata di Forza Italia e presidente della Lega italiana per la difesa degli animali e dell'ambiente, ha espresso soddisfazione per la decisione del tribunale di Brescia: "La sentenza di Brescia è una grande vittoria, un traguardo di straordinaria importanza. Soddisfa perché riconosce la colpevolezza di tre imputati su quattro, la sussistenza dei reati di maltrattamento ed uccisione e quindi il principio secondo cui, anche nel contesto di massimo sfruttamento economico e per scopi asseritamente scientifici, gli animali vanno rispettati e tutelati, come prevede la legge." 
(källa:ilgiornale)

giovedì 22 gennaio 2015

Ennesimo (inutile) massacro di lupi in Svezia

L`uomo che odia il lupo grigio delle foreste svedesi si chiama Marcus Werjefeldt, neanche a dirlo accanito cacciatore e fondatore di un partito politico con l’unico obiettivo di far sparire tutti i lupi dal territorio del Regno al grido di:
”Non vogliamo eliminare tutti i lupi, semplicemente non li vogliamo in Svezia.”
************** 
Marcus Werjefeldt,l`uomo che odia i Lupi
Svedesi. Popolo intellettuale, liberale, innovativo, intelligente: una nazione può segnare un simile autogol? Continuando a leggere, vi accorgerete come ci siano andati molto vicino. Con il silenzio assenso dell’ignoranza, da intendersi “indifferenza” a livello mediatico con il risultato finale che una corte svedese ha definitivamente fatto naufragare le speranze degli ambientalisti dando il via libera alla caccia a 36 esemplari di questi selvatici mammiferi, dopo che appena una settimana fa era stata bloccata all' ultimo momento. Nell'ultimo atto di quello che è stato definito dalla stampa come uno degli argomenti maggiormente divisivi nel dibattito ambientalista, la corte di Göteborg ha ribaltato la decisione del tribunale che, su istanza degli animalisti, si era pronunciata contro il permesso stagionale di caccia a 36 lupi grigi, pari a circa il 10 per cento del 'patrimoniò svedese.
Il legale della Società Svedese per la Conservazione della Natura, Oscal Alarik ha fugato ogni speranza di ulteriori ricorsi: «Anche se lo facessimo - ha spiegato - rischieremmo comunque di vedere vanificati gli sforzi, perché praticamente tutti i lupi sarebbero già stati uccisi».
Il leader dei cacciatori, Torbjorn Lovbom, si è limitato a dire che gli animalisti «sono fuori della realtà» e che bisognerebbe chiedere il parere di coloro che i lupi se li trovano davanti ogni giorno «e non dei signorini di città». Mentre i soliti esperti affermano che i lupi in Svezia sono diventati molto invadenti e si muovono in aree sempre più vicine agli insediamenti umani e in branco. Per fortuna la maggior parte dei circa 400 lupi svedesi preferiscono vivere nel remoto nord del paese. 
Dove non c`è propio nessuno…!!!




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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.