venerdì 28 agosto 2015

Fyrvaktaren. (Il guardiano del faro)


Il guardiano del faro di Camilla Läckberg, tradotto da Laura Cangemi è uscito da qualche mese  anche in Italia Edito in patria nel 2009 con il titolo di Fyrvaktaren si tratta del settimo romanzo dell’autrice svedese, come sempre ambientato nella natia Fjällbacka e incentrato sulle figure dell’ispettore Patrik Hedstrom e della scrittrice Erica Falck.
In questo libro la storia comincia con una donna alla guida di un’auto che, mani sporche di sangue, in una notte d’estate guida a tutta velocità lungo la strada che da Stoccolma porta alla costa ovest. Si chiama Annie e sta scappando assieme al figlio di cinque anni in direzione dell’isola di Gråskär, posta nell’arcipelago di Fjällbacka. C’è un motivo perché Gråskär è chiamata da tempi remoti Gastholmen, l’isola degli spettri. Chi vi moriva non la lasciava mai. Lo dicevano gli abitanti dell’arcipelago di Fjällbacka, con uno strano luccichio negli occhi. Eppure, l’isoletta è bellissima, con un faro e una sola casetta, circondata dal verde. Non è possibile che un posto così bello nasconda qualcosa di malvagio. L’antica leggenda svedese ha un ruolo preciso nel romanzo di Camilla Läckberg, la regina di Svezia del giallo, “Il guardiano del faro”. Un posto tranquillo, ma decisamente solitario questa  Gråskär o Gastholmen, come la preferisce indicare la vecchia storia dei fantasmi che popolerebbero lo scoglio isolato, passata di bocca in bocca. Annie ci crede e si è ritirata senza esitazione sull’isola vuota, col figlioletto Sam, di cinque anni. L’avvio del thriller la vede dirigersi in auto, con le mani insanguinate, verso il molo, per raggiungere un battello. Lei laggiù si è sempre sentita bene, è consapevole delle presenze e non ha mai avuto paura, sa che non le vogliono male.
Ricorda i sussurri di notte, le voci, nella sua infanzia. Quando si era svegliata l’orologio segnava le tre. Li aveva sentiti, parlavano, di sotto. Una sedia che grattava contro il pavimento. Di cosa discorrevano tra loro i morti? Di quello che era successo prima che morissero o di quello che stava accadendo in quel momento, molti anni dopo? Sua madre aveva notato che da piccolissima a volte rideva e agitava le braccine, come se avesse visto qualcosa di invisibile a tutti gli altri. Crescendo, era capitato sempre più spesso. Una voce, uno sprazzo di luce, la sensazione di non essere sola nella stanza. Restava ad ascoltare le voci, finché lentamente la cullavano nel sonno. E la mattina le ricordava solo come un sogno distante. Annie è stata compagna di classe di Erica Falck a Fjällbacka. Biondissima, la più bella di tutte, sicura di sé, affiancata da quell’adone di Mats Severin. La giovane Falck, invece, era tra gli invisibili. Si riteneva e veniva considerata insignificante, non tanto in basso nella scala sociale scolastica da meritare attenzioni sgradite, scherzi atroci e atti di bullismo, ma nemmeno così popolare da ascendere tra i vip dell’istituto. Un insoddisfacente e anonimo niente. Il brutto anatroccolo è poi diventato la straordinaria Erica, scrittrice e investigatrice per passione, oltre che brava moglie, partner amorevole e spalla di Patrik Hedström, il migliore elemento della polizia di Tanum. È lei, Erica Falck: intuizione, capacità di ragionamento, quel tanto di istinto che non guasta, molto buon senso. Nella sua vita e in quella del marito è piombata felicemente la piccola Maja, poi sono arrivati due gemellini urlanti, Anton e Noel, in circostanze meno fortunate. Certo, anche loro sono una benedizione per la coppia, al di là del severo impegno e delle attenzioni che pretendono. Sono nati prematuri, subito dopo l’incidente stradale costato la vita al cuginetto, figlio della sorella Anna. Non ha retto allo scontro e al parto.
Dunque, Annie si è ritirata sull’isoletta con Sam, sempre molto tranquillo, fin troppo. Quanto a Mats o Matte, come lo chiamano i suoi, responsabile del servizio finanze del Comune, viene ucciso con un colpo di pistola nel suo appartamento ed è certo che prima è stato in visita a Graskar. Perchè?
Sull’isola, nel 1870, si è sviluppata la vicenda di Emelie, raccontata ad ogni inizio di capitolo del romanzo della Läckberg. Era serva in un podere e il figlio del padrone, all’improvviso, le chiede di sposarlo. Karl è il nuovo guardiano del faro, con l’aiutante Julian. Sullo scoglio sono in tre. 
Diventano quattro, alla nascita di Gustav, ma la vita è tutt’altro che spensierata in quell’angolo isolato dell’arcipelago, popolato di rumori, di voci, di presenze. Gråskär o Gastholmen, l’isola dei fantasmi?
Camilla Läckberg, nella sua Fjällbacka
Come i precedenti volumi campione di vendite in patria, Il guardiano del faro ha visto i lettori svedesi abbastanza concordi nel giudicare positivamente questa nuova opera di Camilla Läckberg.
Se siete tra quanti aspettavano di mettere le mani su questo settimo episodio della serie, non mi resta che augurarvi buona lettura. 
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mercoledì 26 agosto 2015

Nonno Franco a Stoccolma: Stranieri a noi stessi.

Nonno Franco a Stoccolma: Stranieri a noi stessi.: Di tanto in tanto avremmo davvero bisogno di essere stranieri a noi stessi. Dimodoché la luce nascosta nella nostra anima illumini ...

sabato 22 agosto 2015

ITALIANO IN SVEZIA, ARRESTATO PERCHÈ HA LA "FACCIA DA GEORGIANO"


Avere le fattezze di un georgiano in Svezia può comportare anche l’arresto. Ne sa qualcosa un nostro connazionale, Giovanni Di Simone - rappresentante di commercio nato a Goriano Sicoli ma residente a Stoccolma da più di 10 anni che la polizia di Stoccolma ha ammanettato qualche giorno fa ipotizzando che potesse essere un ladro.L'accusa, che poi non è stata provata, era quella di ricettazione.

Ecco come si sono svolti i fatti.
Il giorno prima l'arresto, Giovanni era stato diffidato dagli agenti di polizia dal parcheggiare nelle adiacenze di un negozio della catena ICA, all'angolo tra le vie di Riddargatan e Banérgatan nel quartiere più elegante di Stoccolma. Östermalm, nel quale, nei mesi scorsi, erano avvenuti alcuni furti. Giovanni si trovava in sosta all'esterno dell'edificio per usare il servizio di wi-fi gratuito di cui il complesso commerciale era fornito. La polizia lo ha subito sottoposto ad accertamenti, procedendo ad una perquisizione sia personale che del proprio automezzo, intimandogli poi, non avendo rilevato nulla, di non parcheggiare più, pena l'arresto, nei pressi del negozio. A nulla sono valse le spiegazioni fornite da De Simone sul perché si trovasse in quel posto.

"Agli abitanti del luogo" racconta il nostro eroe in una lettera di protesta inviata all'ambasciatore italiano in Germania (in Svezia la sede è vacante) "evidentemente non sono passato inosservato, non rientrando nei parametri della nordisk ras (razza nordica, ndr)".

Rivendicando il proprio diritto alla libera circolazione, "pienamente vigente nel regno di Svezia", 
Giovanni, il giorno dopo l'accaduto, è tornato nello stesso luogo per fare compere alla Ica. A quel punto, qualcuno ha avvisato la polizia e il povero Giovanni è stato ricercato ed arresto.
Portato nella stazione di polizia di Kungsholmen, in sede di interrogatorio da parte dell'ispettore Goran Wirbing, il rappresentante di commercio, con non poco stupore, ha saputo di essere accusato di ricettazione, non soltanto perché si era fermato nuovamente nell'area parcheggio del negozio ma anche perché, secondo chi lo aveva segnalato agli agenti, aveva la faccia da georgiano.
Göran Wirbing
L'uomo - che ha parlato telefonicamente con l'Agi e ha messo nero su bianco quanto accadutogli nella lettera inviata all'ambasciatore - ha dovuto fronteggiare un pressante interrogatorio sia sulle sue eventuali connessioni con la criminalità georgiana, e poi sullo stato patrimoniale personale e di famiglia, in Italia.
Comunque dopo l'interrogatorio, De Simone è stato rimesso in libertà, non prima, tuttavia, di aver subito il sequestro di un computer e di un telefono. Entrambi gli oggeti gli sono stati riconsegnati solo nelle scorse ore.
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Giovanni, in Svezia da oltre dieci anni, ha chiesto all'ambasciatore a Berlino Pietro Benassi:
"se non ritiene di dover interessare i massimi rappresentanti della politica estera del nostro Stato, affinché accertino, mediante intervento diplomatico presso le equivalenti autorità svedesi, se la loro corrispondente polizia nello svolgimento del proprio servizio conosca anche metodi meno concutenti dei più elementari diritti e delle libertà che spettano ai cittadini all'interno della Ue, e se sia condizione effettivamente sufficiente essere privati della libertà se soltanto si ha la faccia da georgiano".
Chi li capisce è bravo sti`svedesi. 
Comunque sia, giorgiano (pardon italiano) avvisato mezzo salvato…!!

Attenzione

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.