stranezze

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

sabato 14 dicembre 2013

Il caffè svedese.

Devo difenderlo. Allora, prima di tutto voglio dire che io mi faccio un bel caffè italiano nella Bialetti ogni mattina. Lo prendo nero, senza zucchero, come piace a me. Meraviglioso. Qualche volta per passare il tempo vado a far visita ai miei ”vecchi colleghi”. Pausa-pranzo nella matsalen. C’è una modernissima macchina del caffè, dove si mette un cialda pre-misurata e ti fa una bella tazzona di caffè. Ed è buono. Davvero. Queste cialde (credo che in italiano si chiamino così) vengono in una gran varietà di gusti, dalla nocciola alla vaniglia alla cannella, oltre al sapore tradizionale, e, pur non essendo il venerabile caffè italiano, sono di ottima qualità. Non si devono paragonare, ecco.
Sono due animali diversi.Anni fa quando feci quel biglietto di ”solo andata” per venire a vivere in Svezia avevo quasi terrore del caffè che avrei dovuto adottare. Acqua dei piatti, acqua sporca, mi dicevano tutti. Ti farà vomitare. Che esagerazione! Insomma, era leggero, deboluccio, insipido…okay, no, non era tanto piacevole. Però seppi presto la ragione: qualità scadente e molto annacquato. Infatti piaceva così ai miei conoscenti del momento, che non erano certo intenditori, e a cui il caffè italiano faceva anche paura (för stark) Col passare degli anni, ho avuto occasione di assaggiare tante marche diverse e tantissimi tipi di caffè svedese, e, vi assicuro, signori italiani, che ce n’è del buon caffè in Svezia. No, ripeto, non è la stessa cosa, ma, insomma, non fa poi schifo. Poi qui tutti ci mettono dentro il latte freddo. Sempre: mattina, mezzogiorno e sera (io no). Chiaro che il caffè tipo italiano esiste: lo chiamano espresso, anche se è ben rara la persona che se lo prende netto.

Gli Svedesi adorano il cappuccino, a qualsiasi ora. Solo che adesso lo chiamano "Café au lait" più trending Usanze e costumi, rätt? Ma sapete qual è un grande vantaggio del caffè svedese tradizionale? Che ne puoi versare una tazza bella grande, che poi ti prendi tra le mani, e senti quel calore fumante che ti penetra nella pelle e ti riscalda tutto (sì, pure l’anima) e risveglia la speranza, anche prima di assaggiarlo.

Lo faccio sempre, io, nelle gelide giornate invernali, a casa mia, mentre appoggio i piedi sul termosifone (come facevo al lavoro, durante l’intervallo – si ricorda qualcuno?). Dunque, ci vuole una marca discreta, una caffettiera elettrica che usi con metodo avdroppning, e anche in Svezia si può fare un buon caffè.

O quasi. (E poi, è sempre meglio se lo bevi nel tuo tazzone preferito, alto e colorato!). någon vill ha kaffe?



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E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.