Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

lunedì 3 marzo 2014

Senior digitali.

di Patrizia Belleri, psicologa psicoterapeuta
Giorni fa, un mio paziente di 25 anni, parlando della madre, mi diceva: "Devo occuparmi io degli strumenti tecnologici di casa: la mamma è anziana e non sa utilizzare il computer, e nemmeno inviare un sms". Sorpresa, data la giovane età del ragazzo, gli ho chiesto quanti anni avesse la madre: ne ha 50!
Mesi addietro, una zia di 85 anni mi ha confidato: "Che peccato dover morire senza aver conosciuto questa meraviglia che deve essere Internet". Curiosa e un po' dubbiosa, l'ho guidata nell'acquisto di un pc portatile e le ho dato i primi rudimenti di alfabetizzazione informatica. A dispetto delle sue amiche che trovavano stravagante questa sua scelta, la zia ha imparato a poco a poco a utilizzare il computer, fino a muoversi in piena autonomia tra e-mail, gestione del conto corrente, lettura dei giornali e tanto altro. 


Queste persone rappresentano due estremi, e fanno riflettere su una variabile determinante nello studio del processo evolutivo dalla nascita alla vecchiaia: l'adattamento al nuovo. La mamma cinquantenne del mio paziente è percepita "anziana" dal figlio perché carente dell'adattabilità tipica dei giovani. Al contrario, la zia, anziana anagraficamente, possiede intatta la flessibilità mentale che le consente un buon adattamento al nuovo.
Con le dovute eccezioni nell'uno e nell'altro senso, l'attuale generazione dei Senior, proprio per essere stata protagonista di tanti e veloci cambiamenti, è più flessibile nell'accettare le novità. In tutti i settori della vita quotidiana abbiamo conosciuto un rapido susseguirsi di modi diversi per fare le stesse cose. Abbiamo imparato a scrivere con penna e calamaio, poi abbiamo utilizzato la macchina da scrivere manuale, quella elettrica, i programmi di word processing e molti di noi si trovano ormai più a proprio agio con la tastiera che con la penna.

A vent'anni ci siamo corteggiati con lettere di carta, mentre aspettavamo per ore che la persona amata ci telefonasse; oggi - sempre connessi e reperibili - anche noi comunichiamo e ci corteggiamo utilizzando Whatsapp e i Social Network: l'unica modalità che i nostri figli conoscono.
Quando i nostri genitori avevano la nostra età, diffidavano dei primi telefoni cellulari e noi cercavamo di convincerli dell'utilità di strumenti che essi guardavano con sospetto. Oggi noi accogliamo le nuove tecnologie con entusiasmo, ma anche con disincanto, senza demonizzarle né mitizzarle. Semplicemente, le adoperiamo e le  adattiamo alle nostre esigenze. 

La marcia in più che ci mettiamo è lo spirito critico di chi ha visto nascere e morire miti e verità: forse è questo il valore che possiamo trasmettere ai giovani.
L'immagine stereotipata del giovane che aiuta l'anziano a districarsi tra le diavolerie della tecnologia è ormai superata, tenendo anche conto che la gran parte dei Nuovi Senior ha avuto un approccio con le tecnologie digitali nell'ambito lavorativo e professionale.

Credo che i modi di percepire e di utilizzare gli strumenti tecnologici siano diversi a seconda dell'età e delle esperienze, ma gli approcci differenti possono condurre a una sinergia utile a entrambe le generazioni.
Invecchiamento attivo, dunque, ma anche solidarietà tra le generazioni e non a senso unico, affinché le risorse di ciascuno possano far diventare tutti un po' più ricchi.








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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.