martedì 16 dicembre 2014

Una piccola storia di ordinaria emigrazione

Ogni partenza ha una sua storia da raccontare. Questa è quella di Mattia

Un` anno di solitudine - Emigrare, lavorare, vivere … 
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Dopo 1 anno di assenza nel blog e moltissime richieste voglio scrivere un riassunto di ciò che e’ successo in modo da allineare le mie esperienze con le vostre aspettative.
Non me ne fate una colpa ma ciò’ che scrivo e racconto riguarda chi come me, non e’ nessuno, senza capitali e l’unica cosa nella valigia e’ la volontà’ di riuscirci in qualche modo e facendo qualsiasi cosa gli capiti.
Questo lo dico perché’ sebbene si legga molto di fantastico sulla Danimarca e sulle classi sociali inesistenti, devo aprire un capitolo spiegando che esistono e possono fare la differenza.
L’emigrazione dei paesi “poveri” sta aumentando sempre di più’ e i paesi “ricchi” sono sempre di meno, questo se fate un veloce calcolo implica che ci si troverà’ di fronte a una fascia di persone che stanno lottando per rimanere e non faccio differenza di nazionalità’, una volta all’estero, siamo tutti uguali, di fronte l’uno all’altro.

Questo sicuramente e’ un risultato della nostra cara Europa e i paesi che ne hanno fatto parte, compresa la nostra cara Danimarca che non si e’ tirata in dietro a portarsi in casa qualche milione di manodopera a basso costo, passando da socialisti a capitalisti e si sono divertiti un bel po’ a quanto vedo.
Esistono fabbriche piene di stranieri tenuti perché’ nessun altro gli farebbe quel lavoro o sicuramente a quelle condizioni e orari, gente che dopo 20 anni non sa neppure il danese e non e’ sua premura di impararlo … ma … direte, e’ possibile ?
Si, i soldi sono soldi e non hanno religione o moralismo, fino a poco tempo fa gli ha fatto fin troppo comodo e ora che la crisi si sente, forse si rendono conto di aver fatto qualche casino ma ormai e’ quasi irreparabile, oltre al fatto che si formano gruppi etnici molto forti e che fanno barriera, a volte anche voce grossa per la scelta dei colleghi.
Razzismo etnico ? Diciamo una forma di difesa per non tornare a casa a fare la fame.
Si sta formando sempre di più’ la classe sociale, cosa sempre snobbata dal sistema Danese, ma loro stessi sono diventati artefici di questo “sotto gruppo” o “umani di categoria B” sempre più’ lontana e isolata dalla società’ Danese e a quanto vedo non c’e interesse alcuno di avvicinarsi.
A volte si sente a pelle discorsi del tipo “nativi” e “emigrati”, non solo dagli altri stranieri ma anche negli uffici statali, insomma si sta creando 2 strade ben distinte con risposte diverse e rotture di scatole nettamente diverse.

In ogni caso  si cerca di convivere serenamente e non urtarsi a vicenda ma come ben sapete, avere fame e i soldi fa fare cose anche poco etiche, diciamo che per cio’ che voglio raccontare l’etica potete toglierla dal vocabolario.

In questo anno ho lavorato in una fabbrica molto grossa, dalle 4.00 am alle 13.30 pm, ho avuto fortuna entrarci, come vincere una lotteria, beh avete capito, ho avuto un culo della madonna.
In produzione eravamo quasi solo stranieri, di molte nazionalità’ e ogni una faceva forza a modo suo, come se il lavoro non fosse più’ un diritto di tutti, ma solo di chi veniva scelto, a dispetto di meritocrazia e belle immagini lette sui giornali di quando eravamo in Italia, in poche parole si crea un cartello di appartenenza e merito in base a chi conosci nel suo interno.
Io ero l’unico italiano, e fare fronte a 600 dipendenti non e’ semplice, fai finta di non ascoltare le battutine sulla Mafia, il mangia spaghetti, gente che ti prende in giro perché’ non sai il danese, sebbene altri suoi amici non lo sanno … ma si sa che l’ignoranza e divertimento di gruppo fanno fare brutte cose, specialmente se non si ha nessuno con cui fare fronte a tutto questo.
Aggiungete scherzi sui turni, sugli oggetti come cufiette per la musica sparite, risatine continue, caffè’ lanciato addosso con un “scusa” e un sorriso d'ufficio, gente che ti invita fuori alla festa del paese e poi non si presenta per poi ridere di te il giorno dopo davanti a tutti i colleghi.

Aggiungete un lavoro in catena, sempre in piedi di fronte a macchine di serie che correvano di fronte a te tutto il giorno senza sosta, facevi la tua pausa in fretta, 20 minuti e poi di fronte alla macchina a controllare, dividere, sezionare.
Questo dopo un po' ti diminuisce la vista e a volte avevo male alla testa ma non posso fare il delicato quindi Panodil e via, a produrre, vi assicuro che non e' semplice.

Non mi sto inventando nulla, credetemi che e’ stato molto duro, io per non sentire ho ascoltato musica quasi tutto l’anno, non miglioravo la lingua, ma almeno cercavo di pensare ad altro, ascoltare musica 1 anno da soli senza parlare con nessuno e’ veramente difficile e ha creato nella mia testa qualche problema, che si e’ trasformato in depressione quasi cronica con allucinazioni e paranoie.
Ora sono in cura dal medico e va un po’ meglio ma il male più’ grande e’ stato quando una mattina stavo molto male e non ho chiamato a lavoro alle 4.00 am, il giorno dopo ho ricevuto la lettera di licenziamento con giorni di preavviso ZERO.
Poteva farlo ? No ma lo ha fatto lo stesso, Chef di merda … fortuna che ero iscritto con i sindacati 3F, i più’ grossi in Danimarca e mi hanno seguito la vicenda, non portando la mia assunzione perché’ “non benvenuto” ma almeno a regolamentare il licenziamento con i giorni di preavviso descritti dal contratto collettivo dell’industria.

Come vi dicevo ero andato in depressione, con pensieri del tutto irreali, ero diventato pazzo … fortuna che con me ho avuto la moglie che mi e’ sempre stata vicino e il medico molto bravo a capire la situazione, dopo 1 mese ho iniziato stare un po' meglio.

Ora ero a casa, senza lavoro, senza A-kasse perché’ non sono riuscito a maturarla, mancava pochissimo … insomma ero su una strada con la famiglia a carico.
Andai al JobCenter per chiedere se esisteva qualche aiuto economico per questo e mi dissero di si, il Kontanthjælp, una specie di fondo cassa adibito per chi ha seri problemi di sussistenza, valutato di caso in caso e gestito anche dall’ufficio immigrazione che controlla il tuo rendimento nella nazione, impegno, scuola di lingua, conto bancario, eventuali debiti all’estero, case di proprietà’ all’estero, valutazioni catastali e molto altro, insomma fanno una analisi ai raggi X di chi sei e cosa vuoi per poi decidere se aiutarti.

Mi fecero lavorare per il comune, mi dissero che se volevo i soldi dovevo lavorare, per me non c’era nessun problema, anzi, ma dopo 1 mese e mezzo non avevo ancora risposta dei soldi, chiamavo, andavo di persona, un giorno si e uno no, sono andato persino all’ufficio emigrazione e la risposta e’ sempre stata: devi aspettare, anche 3 mesi.
E questo solo per la risposta non per un SI.

A ogni incontro mi si chiedeva se volevo veramente rimanere qua in Danimarca o se volevo tornare a casa in Italia, qualcosa di umiliante, e a spiegare e ripetere che mi trovo bene, che sto facendo di tutto per integrarmi, che le bambine sono felici e vanno bene a scuola ecc ecc
E’ stato un momento molto umiliante per me, ma altri sistemi non avevo …
Dopo molti incontri hanno deciso di aiutarmi 1 mese per volta, in modo da valutare meglio e nel durante aspettare la risposta definitiva dall’ufficio immigrazione.

Ora sono disoccupato e sto cercando lavoro, a Dicembre che nessuno ti ascolta, ma ho fiducia, sicuramente non mollo proprio adesso, sono sicuro che prima o dopo riusciro’ a trovarmi la mia strada e stare un po’ tranquillo.

Voglio che questo testo serva per dare parola a chi di interviste non ne ha mai lasciate, a chi la Rai non va mai a chiedere, perché’ intervistare la famigliola felice con un lavoro appagante e’ molto più’ interessante e vendibile, le belle storie piacciono  tutti, ma vorrei, io nel mio piccolo fare spazio a chi e’ senza voce, chi passa sempre per sfigato ma che sta lottando ogni giorno con problemi totalmente diversi dal cercare i biscotti al supermercato, chi non sa trovarsi un numero di un ufficio su internet, chi si lamenta della moda o se la farina fa male e per non dire chi si chiede se l’acqua qui ha una % di calcare più’ elevata di quella italiana … lasciatemelo dire: Andate a fare il culo ! e non venitemi a spiegare come vivere.

Ora non so quando scriverò’ ancora, ma appena avrò’ raccolto altre esperienze rilevanti le riporterò’ qui, sul mio piccolo e fedele Blog :)

Buon Natale a tutti,
 Mattia Musiello
http://mattiamusiello.blogspot.se/2014/12/1-anno-di-solitudine-emigrare  lavorare.html



Grazie Mattia, per aver avuto il coraggio di scrivere tanta verità....

Buon Natale da nonno Franco

domenica 14 dicembre 2014

Terza domenica d`avvento e folletti svedesi

La Svezia ha una tradizione tutta sua per il Natale, quella dei folletti, estremamente sentita e particolarmente cara ai bambini. Se vi capita di trovarvi in Svezia nel periodo natalizio, troverete folletti ovunque, nelle case, nei negozi, nei luoghi pubblici, in forma di decorazioni più o meno sofisticate, nelle canzoni, nei libri illustrati, perfino nelle serie televisive per famiglie… Ma chi sono esattamente questi folletti e da dove vengono?

Il Nisse (come si chiama in danese e norvegese) o Tomte (come lo chiamano in svedese) viene da lontano e originariamente non ha nulla a che vedere con il Natale. Compare in illustrazioni e cronache fin dal tardo Medioevo, come una sorta di divinità protettrice della casa, o meglio della fattoria, perché è nel folklore contadino che ha inizio la sua storia. Il suo nome svedese, infatti, lo lega al “luogo” in cui risiede e opera, mentre quello danese-norvegese è in realtà un nome proprio, derivato da “Niels”. Non sempre simpatico, spesso vendicativo, a volte tirato in causa nei processi contro le streghe come un vero e proprio demone, il Nisse delle origini è un personaggio in chiaroscuro. Talvolta può prendere la forma di un animale, come un cane, una capra o un’oca, ma più spesso è raffigurato come un vecchio dall’altezza di un bambino, vestito di grigio con un cappello rosso a punta, come i contadini dell’epoca! Il Nisse si prende cura degli animali della fattoria e provvede affinché tutto vada per il meglio, ma è anche permaloso e, se rimane insoddisfatto, può combinarne di tutti i colori… in genere per tenerlo a bada basta lasciare una scodella di pappa di riso e latte in soffitta (o dove il folletto di casa ha la sua dimora): è il piatto preferito di ogni Nisse!
La prossima volta che nasco voglio essere un Tomte anch’io!
Loro non hanno mai freddo, anche quando fuori c’è tanta neve … e sono amici di tutti gli animali del bosco. Sì, anche dei ragni, dei lombrichi e delle formiche. Tomtefar (papà tomte) di solito ha la barba bianca ed ha tanto da fare perché deve andare a tagliare la legna nel bosco. Tomtemor (mamma tomte) è un po’ grassottella e prepara delle buonissime marmellate.
E solo i bambini (a volte) riescono a vederli. Ma vanno trattati con riguardo perchè altrimenti si arrabbiano e possono diventare anche un po’ antipatici e dispettosi.
källor: Bilingue per gioco e Diario nordico

Bene, ho divagato un po’ e mi sono lasciato prendere la mano …. dai Tomte!
Non vi dimenticate di accendere la terza candela d`avvento.
E buona domenica a tutti da nonno Franco


martedì 9 dicembre 2014

Lo prendiamo un caffè insieme in Biblioteksgatan?

 Biblioteksgatan

Mannaggia siamo già a metà dicembre ed in un batter d'occhio ci ritroveremo a Natale....Stamattina a Stoccolma fa freddo, per non farci mancare niente, pioggierellina mista a nevischio,
c'è un " bellissimo cielo grigio," proprio la giornata da passeggiare in Biblioteksgatan e fermarsi in una kaffetteria per un caffè.
 SI!

Perchè la felicità è questione di attimi. È un caffè con un amico. Un messaggio. E’ una boccata d’aria fresca dopo una giornata richiuso in una stanza. E’ un sorriso... E’ un bacio rubato. Uno spiraglio di SOLE dopo la TEMPESTA ...

Vi auguro una splendida giornata nonostante il tempo.



domenica 7 dicembre 2014

Seconda domenica dell`avvento con "Lussebullar e Pepparkakor"


Nel periodo natalizio in Svezia si gustano principalmente due tipi di dolci: i lussekatter e i perpparkakor. Ne avete mai sentito parlare? Qualcuno di voi li ha già provati? Per chi non ne avesse mai sentito parlare, vi spiego cosa sono e come vanno degustati. 
Il lussekatte, chiamato anche lussebulle, è una ricca ciambella di pasta dolce, lievitata ed aromatizzata con zafferano ed uvetta.
Questi dolci sono cotti in molte forme tradizionali, tra cui la più semplice è quella di S rovesciata.Per tradizione sono consumati durante il periodo dell’avvento e specialmente durante il giorno di Santa Lucia, il 13 dicembre.

I pepparkakor sono biscotti sottili allo zenzero, solitamente tagliati a forma di piccoli uomini e donne, di maialini o cuori.Non è raro vedere i bambini che creano e decorano con la glassa e caramelle piccole case fatte di pepparkakor, per celebrare il Natale. E’ un passatempo molto comune, un modo per passare assieme ai propri figli alcuni momenti che creano quella tipica atmosfera magica del natale
I pepparkakor sono arrivati in Svezia nel XIII secolo. Vengono di solito utilizzati anche per decorare finestre ed alberi di natale. Sono perfetti da accompagnare con una tazza di tè o di caffè caldo, per riscaldarci durante le corte e fredde giornate invernali.

E a voi, quali dolci natalizi tipici svedesi piacciono di più? Avete mai provato a preparare i pepparkakor o i lussekatte a casa vostra? 
Come sono venuti?
Intanto Buona seconda Domenica d`avvento a tutti. 



Attenzione

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.