domenica 11 agosto 2013

"Diversamente Svezia"




Ho appena finito di leggere: “Diversamente Svezia” scritto da un nostro connazionale Marco Buemi, il quale avendo vissuto qualche tempo a Stoccolma cerca di spiegare (dal suo punto di vista) l`eterno dilemma che mi ronza in testa (oramai senza risposta) da quasi cinquant`anni:
“Svezia inferno o paradiso”. Che l`autore ci riesca lo lascio giudicare a voi. (Se comprerete il libro.) Io comunque consiglio sempre di leggere scrittori come Stieg Larsson e  Henning Mankell  – l’autore del commissario Kurt Wallander per intenderci –  . Certo si tratta di  narrativa di genere: noir,  gialli per intenderci;  ma che danno uno spaccato reale e veritiero sulla Svezia di oggi.

Invece mi ha colpito molto la prefazione di Filippa Lagerbäck, volto noto della televisione italiana, che con pragmatismo tutto svedese spiega in due parole il fenomeno Svezia.

Ve lo propongo augurandovi buona domenica.
Filippa Lagerbäck nella trassmisione di Fabio Fazio "Che tempo che fa"
Sono nata e cresciuta in Svezia, pochi chilometri fuori Stoccolma, che vuol dire già pratica­mente in campagna. Mia madre lavorava e lasciava la casa ogni giorno alle sette del mattino per non rimanere intrappolata nel traffico – sì sì, anche in Svezia c’è il problema del traffico, forse ancora di più negli anni passati, quando non c’era l’attuale congestion charge, fortemente voluta dai cittadini – e io mi arrangiavo da sola. Andavo a scuola a piedi o in bici e di pomeriggio andavo dritto dai nonni per la merenda, pan dolce alla cannella e compiti.
La natura immensa, patrimonio di tutti, i mezzi pubblici precisi e in orario, puliti e sicuri, la scuola dove l’insegnante era autoritaria ma disponibile e comprensiva, l’ora di religione in cui si studiavano tutte le religioni, la mensa con gli spaghetti scotti, il tempo libero davvero libero, il politico dimessosi solo perché non aveva pagato il canone della tv, le giornate buie e quelle infinite con il sole a mezzanotte, le candele in testa a Santa Lucia e i fiori in testa nella notte di mezza estate, il lavoro estivo a due euro l’ora, i castelli di neve… Tutto questo mi ha formata, ma avevo sempre un desiderio che mi accompagnava: uscire dal Paese per scoprire il mondo, imparare l’inglese, comunicare, vedere, toccare con mano la realtà oltre i miei confini. Mi sen­tivo sicura, protetta dal Paese, dallo Stato, vedevo il futuro come una solida certezza.

Finito il liceo sono partita per un anno sabbatico prima dell’università, ma non sono mai più tornata in patria. Dopo dieci anni in giro per il mondo ho trovato l’amore e il lavoro in Italia, dove vivo attualmente con il mio compagno e nostra figlia, Stella, otto anni. Quando è nata volevo farle percepire da subito le sue radici scandinave e dopo un solo mese di vita le avevo già procurato il passaporto svedese. Con lei ho sempre parlato nella mia lingua madre. Andiamo spesso a trovare i suoi nonni su al nord, dove le insegno il rispetto per la natura, il senso civico e il gusto di viaggiare per scoprire il pianeta, proprio come ho fatto io. Vorrei che un giorno si sentisse non solo italo-svedese, ma cittadina del mondo, un piccolo pezzo del grande puzzle, che capisca di far parte di un disegno più ampio, non costretta in una piccola realtà locale.

Con lei parlo di pari opportunità, del ruolo della donna e dell’uomo nella società, le spiego che deve prendersi le proprie responsabilità, aiutare in casa e diventare autonoma. I miei fratelli facevano il bucato da soli a dieci anni, andando in giro con le t-shirt rosa prima che imparas­sero a dividere i colori! Ognuno doveva aiutare nelle faccende domestiche. Se dicevi: “Non lo so fare!”, la risposta era: “È l’occasione per imparare!”. E se dicevi: “Ma io lo so già fare!”, la risposta era: “Bene, così ci metti meno tempo!”.

La Svezia è in continua evoluzione, segue il mondo che cambia. Nei tempi di crisi, i soldi vengono investiti nel rinnovo dell’istruzione e nello sviluppo della ricerca. La scuola che co­noscevo io non esiste più. Il programma del liceo si è aggiornato alle più moderne esigenze educative globali. In questo progetto interculturale l’integrazione degli immigrati diventa ine­vitabilmente una delle questioni più delicate e controverse del mio Paese. Attualmente c’è un acceso dibattito, in particolare nella città di Malmö, che tra l’altro partecipa alla campagna Unesco “Città contro il razzismo”. Mio padre, in qualità di psicologo-mediatore, è coinvolto nella disputa. Il suo ruolo è quello di favorire un dialogo tra i cittadini appartenenti a differenti etnie e religioni. Ci deve essere spazio e rispetto per tutti e si stanno compiendo enormi sforzi per riuscire a inserire nuove culture, tenendo conto delle esigenze, delle problematiche e delle incompatibilità delle differenti comunità. 
L’obiettivo è rappresentato da uno slogan semplice ed efficace: “Il mondo nella città, l’equilibrio in una società multiculturale”. La Svezia, con una popolazione sempre più vecchia, ha bisogno degli immigrati perché rappresentano una risorsa nel mercato del lavoro.

Ecco una frase di questo libro che mi ha colpito molto: “Ciò che ha contraddistinto la Sve­zia rispetto ad altri Paesi è che le riforme sociali, una volta varate, sono state accettate da tutti, anche da coloro che si erano opposti fino a quel momento alla loro introduzione”. Per me la politica è sempre stata concreta, costruttiva, efficiente. Non un cane che si morde la coda. La cosa più importante è non perdere di vista il futuro, per il bene di tutti, non solo per il bene del singolo individuo. Un’utopia? Io non credo. Certamente nessuno è perfetto, ma finché si riconoscono le proprie debolezze, c’è sempre spazio per i miglioramenti.


Sono orgogliosa di essere svedese, ma innamorata del mio Paese d’adozione, l’Italia.

Mi sento... diversamente Europea.
                                                  Filippa


venerdì 9 agosto 2013

Dall`Italia alla Svezia: "una nuova emigrazione."

Premetto subito che mancano a quest’articolo basi statistiche affidabili, sia svedesi (il gruppo italiano è troppo piccolo e scompare nelle statistiche dell’immigrazione dall’Europa del Sud) che italiane, basate di solito solo sul numero di nuovi iscritti all’AIRE. Però l’opinione generale, confermata da diverse esperienze, è che l’emigrazione dall’Italia è in netto aumento. Negli ultimi dieci anni, si può senza dubbio parlare di un raddoppiamento, da circa 4.000- 5.000 presenze, a circa 10.000, e probabilmente è un calcolo per difetto.
Si suole dire che l’emigrazione è cambiata, e che ora sono gli anni della fuga dei “cervelli” dall’Italia: studenti che intendono specializzarsi e prendere un master, dottorandi, ricercatori. Sono numerosi, singoli o con le famiglie, spesso con bambini piccoli.
E per lauree del secondo ciclo, soprattutto nel campo delle scienze o della tecnica, è sufficiente di solito conoscere l’inglese, non è richiesto lo svedese.
Poi ci sono coloro che cercano di approfittare della “libertà di circolazione” nella Unione Europea e che vengono a cercare lavoro, forse anche attirati dalla fama del welfare svedese, e dal sito web in inglese dell’Arbetsförmedlingen (Ufficio Collocamento) che descrive in modo molto positivo il mercato del lavoro svedese e le possibilità che esso offre.
Quanti siano non si sa, all’Ufficio della Federazione delle Associazioni Italiana parlano di circa una richiesta di aiuto al giorno, e molti si dirigono anche alla Cancelleria Consolare.
Dall’Italia si può venire in Svezia come turista per tre mesi. Passati i tre mesi, si ha diritto di cercare lavoro per altri tre (in realtà possono essere anche di più, non è una preoccupazione prioritaria della polizia quella di andare a caccia dei cittadini europei che sono rimasti in Svezia oltre sei mesi).
(Qualche tempo fa, comunque, nel quadro del progetto REVA, il governo ha dato alla polizia l’incarico di fermare, sulla metropolitana o per strada, le persone che si poteva supporre stavano in Svezia illegalmente, quali richiedenti asilo la cui domanda era stata respinta e che avevano avuto un ordine di espulsione e casi analoghi. Dato che l’unico modo di trovare questi “illegali” era di fermare chiunque non avesse un aspetto “nordico”, questa operazione ha suscitato sdegno nella popolazione svedese, si sono fatte grandi dimostrazioni ed alla fine la polizia stessa ha annunciato che aveva deciso di interrompere l’operazione).
Se si ottiene un contratto di lavoro di almeno un anno, ci si puó allora registrare all’Ente Immigrazione ed ottenere il permesso di soggiorno e il sognato numero fiscale, le famose “quattro cifre” che seguono la data di nascita.
Solo chi ha le quattro cifre infatti può aprire un conto in banca, seguire i corsi gratuiti di svedese per immigrati, firmare contratti di lavoro, ricorrere all’assistenza sanitaria e ai servizi sociali ecc. ecc.
Per chi viene dall’Italia con un sussidio di disoccupazione e la tessera sanitaria europea, questi mesi non sono facili ma neanche terribili. Anche se la prima scoperta che si fa è che il mercato del lavoro non è cosí brillante come si sperava. Non sapere lo svedese è un grosso handicap, e anche chi conosce abbastanza l’inglese può avere molte difficoltà, particolarmente nei lavori meno specializzati (lavapiatti, spazzaneve, cameriere) dove il contatto con i clienti o la comprensione delle regole di sicurezza richiedono spesso la conoscenza dello svedese. E´da notare anche che, almeno fino ad oggi (si parla di modificare questa regola) chi non ha le “quattro cifre” non può ottenere aiuto dall’Ufficio 
Collocamento, non può essere inserito nel loro data base e quindi deve cercarsi il lavoro da solo/-a. Molti datori di lavoro inoltre esigono le “quattro cifre” prima di proporre un contratto di lavoro, Moment 22 dato che la condizione per ottenerle dall’Ufficio delle Tasse è appunto quella di avere un simile contratto. Alla difficoltà di trovare lavoro si aggiunge quella di trovare una casa, in particolare nella capitale, Stoccolma. Fiorisce un mercato nero dell’alloggio, con subaffitti a prezzi esosi di camerette o di posti letto, con richieste di caparre che spesso non vengono restituite. 
Ma c´è un terzo gruppo di arrivi dall’Italia, di cui non si parla molto e che è il più disgraziato. Sono i cittadini dei paesi terzi con permesso di residenza illimitato in Italia. Hanno lo stesso diritto dei cittadini italiani di venire in Svezia come turisti e poi di cercare lavoro per tre mesi. Sono africani, magrebini, sudamericani, vengono in maggioranza dalla Nigeria, dal Ghana, dalla Costa d’Avorio, dalla Tunisia e dal Marocco, dal Perù, dalla Bolivia, dall’Ecuador. In stragrande maggioranza uomini, ma ci sono anche donne e bambini.
Molti di loro hanno risieduto in Italia per diversi anni, parlano bene l’italiano, hanno seguito corsi professionali (per maneggiare il muletto, sicurezza sul lavoro ecc ecc). Sono stati primi ad essere mandati via quando la crisi è venuta, in molti casi l’impresa dove lavoravano ha fatto fallimento. In certi casi non sono neanche stati pagati. Poi ci sono quelli che in Italia hanno fatto lavori non specializzati, raccolto i pomodori, pulito le scale, e questi ultimi spesso non parlano l’inglese, per non dire lo svedese. Per queste persone, a parte il diritto di stare in Svezia, non c’è nessun aiuto. Molti di loro poi non hanno neanche la tessera sanitaria europea. Arrivano in Svezia con gli ultimi risparmi, abitano da amici, da connazionali o nelle stazioni, in macchina, o in un sacco letto ai limiti dei tanti boschi.
Non hanno neanche, tra l’altro, diritto a dormire nei dormitori comunali per i senza tetto, riservati a coloro che hanno la residenza in Svezia. 
Alcuni abitano da parenti o amici, alcuni si perdono nella giungla degli alloggi (o dei letti) di seconda o terza mano, pagando a volte fino 2 000 corone al mese per l’uso di un letto a persone che si approfittano della loro situazione. Solo qualche mese fa è stato aperto a Stoccolma un dormitorio comunale riservato a loro. Sono 40 posti ma ce ne vorrebbero almeno il triplo e i posti letto vengono tirati a sorte ogni sera. Due anni fa, diversi assistenti sociali avevano osservato che il numero di migranti della UE senza tetto era in aumento e ebbero l’idea di un centro diurno riservato a loro.
A differenza dei senza tetto svedesi infatti, spesso persone con problemi di tossicodipendenza o psichiatrici, o tutti e due, la grande maggioranza dei migranti (ma naturalmente non tutti) è composta da persone che vogliono e possono lavorare ma che non trovano lavoro.
CROSSROADS:(crocivia)
Cosí si chiama il centro di accoglienza, è finanziato dal Fondo sociale europeo, dalla città di Stoccolma e da diverse chiese ed è gestito dalla Stadsmissionen. Ci sono sei o sette funzionari stabili, che insieme dominano sei o sette lingue (svedese,arabo, rumeno, polacco, bulgaro, finlandese, inglese, spagnolo) e che hanno una lunga esperienza di lavoro sociale e di orientamento professionale in Europa.
Li aiutano decine di volontari: un medico che viene alcune ore ogni due settimane, giuristi, psicologi, parrucchieri, podologhi ,insegnanti ed interpreti. E poi ristoranti, ditte che regalano pacchi alimentari, cuochi che danno corsi di cucina. Il senso di solidarietà in Svezia è esteso ed ha molte facce.
CROSSROADS è aperto dal lunedí al venerdí dalle 8 alle 12. I visitatori, per motivi statistici, dichiarano nome e data di nascita all’ingresso. Possono poi soddisfare alcuni problemi basici: far colazione e pranzo, doccia, lavare i panni, ricevere vestiti, poltrone per riposare.
Ma quello che caratterizza CROSSROADS e ne fa un esperimento unico in Europa e nel mondo, è che l’accento viene posto sulla ricerca del lavoro: c‘è una stanza con computers e collegamento con Internet, ci sono bacheche con offerte di lavoro, ci sono insegnanti volontari che danno corsi di svedese e di inglese e traducono i CV in svedese.
Marika Markovits, 
sacerdote della chiesa svedese
e direttore della missione della città di Stoccolma
è stata nominata "Cittadina Europea per l`anno 2013"
per l`impegno svolto all`interno del proggetto
 CROSSROADS (crocivia)
*****  
Ogni giorno si presentano circa un centinaio di persone 
( ma sono in continuo aumento.)

L’ultima settimana erano 160): molti vengono dall’Europa dell’Est, poi il maggior numero viene dalla Spagna e dall’Italia, migranti di paesi terzi ma anche italiani e spagnoli. Gli uomini sono in stragrande maggioranza.
*****di Antonella Dolci (Stoccolma)




mercoledì 7 agosto 2013

“BAUHAUS”



No so perché, ma ogni volta che entro a “BAUHAUS” mi sento un pò più giovane, quasi felice, un po’ euforico.  Sì, è un gran bel negozio, ma non vende abiti firmati!  Non saprei come descrivere questo grande magazzino per la casa, ma infatti proprio questo è.  No, non ci trovi piatti e tegami, ma tutto l`occorrente per fare lavori, fuori e dentro la casa.  Non appena si entra l’odore buono e forte del legno ti invade le narici.  Sempre allegramente attivo questo grade magazzino, ti dà il benvenuto con un getto d`aria condizionata da rischio infarto, ma provo un immediato sollievo che cancella i 28 gradi di oggi a Stoccolma.   

Molti anni fa, quando mettevo su casa nella cittadina dove ho abitato fino a tre anni fa, trascorsi ore e ore qui dentro, con tutta la famiglia, inclusi i miei figli allora giovanissimi, dove scegliavamo rubinetti, mattonelle e pensili per la cucina.  Ed anche la doccia, la lanterna sulla porta d´ingresso, la ringhiera delle scale e la porta a vetri della sala. Altissimi i sofitti, dove sono accatastate tavole di legno di vari spessori e lunghezze, mi fa ancora un certo effetto vedere che anche le ragazze siano capaci di arrampicarsi lassù sulle scale, che ti prendono la cornice della porta che volevi, o i pannelli.  
Piace molto lavorare con le mani agli svedesi, senza distinsioni tra uomo e donna. La mentalità contadina è ancora forte ed ammirata. Piallare, verniciare, smontare, montare, mettersi lì in giardino (o nel garage) con tavoli da falegname e pialle elettriche, uomini e donne di tutte le età, a sudare anche sotto il sole d`agosto, orgogliosi di costruire un ripostiglio per gli attrezzi con le proprie mani. 

C’è un feeling di trepidazione dentro “BAUHAUS”, le possibilità non mancano per sbizzarrire la propia fantasia, tanti materiali, tante vernici ed il solito rompicapo ”sarà meglio a base d`acqua o a base d`oglio” in una jungla di colori e sfumature, tutti gli attrezzi possibili ed immaginabili, a prezzi molto ”umani”.   
piantine di basilico e rosmarino,
Eccomi qui, oggi pomeriggio, da solo, col mio carrello, nel reparto”giardinaggio” (all'aperto), dove puoi sceglierti il tipo di pianta perenne resistente anche a ”Re Inverno” e le varie insalate per l’orticello che quasi tutti gli svedesi curano nel retro durante l’estate.  Non ho comprato i soliti 5 sacchi di terra concimata, ne vange o rastrelli come facevo una volta. 
Ho preso solamente due piantine di basilico e rosmarino, che pianterò nel giardino di mia figlia.  Sarà bello uscire in giardino dalla porta della cucina, per tagliare qualche fogliolina fresca di odori da aggiungere alla salsa al pomodoro che già bolle a fuoco lento. 
“BAUHAUS”, una senzazione, solida e rassicurante della Svezia. 
Fa bene all’anima.
 

lunedì 5 agosto 2013

“Chi parte sa da che cosa fugge ma non sa che cosa cerca”

ll suolo patrio vi sta stretto? Siete delusi da una defatigante (e spesso inutile), ricerca di lavoro? Credete fermamente nelle qualità personali, nel merito? Vi sentite sprecati in una nazione dedita a tagli di spesa lineari, alla prassi della raccomandazione (se non proprio della corruzione)? Se siete aspiranti cervelli (o braccia, o gambe) in fuga, e state considerando seriamente la possibilità di espatriare, dovrete dapprima scegliere accuratamente la destinazione finale, e quindi scoprire tutti i trucchi del vostro nuovo Paese di residenza.
Le mete: Scartate subito Stoccolma  ed anche il resto della Svezia!!! Che con tutti questi cervelli, ne arrivano a decine tutte le settimane, tra poco non se ne potrà più, anzi, non se ne può più già adesso.
Scartate anche le nazioni dove stanno peggio di noi (come Spagna e Grecia) e puntare invece a quelle dove comincia a vedersi un barlume di ripresa. In Europa, due sono le nazioni più gettonate, da parte di quel 38,4 per cento di giovani italiani che non riesce ancora a trovare un lavoro: Germania e Gran Bretagna.
Chi sceglie nazioni emergenti e in forte sviluppo può invece optare per “patrie adottive” meno a portata di mano. Il Brasile, la Cina, la Turchia, per esempio. Senza mai dimenticare che esistono nazioni dallo stile di vita più familiare, seppure molto lontane, che possono essere prese in considerazione, come l’Australia e la Nuova Zelanda. C’è poi da tenere in conto la questione della lingua: se parliamo già correntemente l’inglese, o piuttosto il cinese, saranno le nostre capacità già acquisite a decidere per noi. Altrimenti, bisognerà tenere in conto un duro lavoro di apprendimento e di perfezionamento. Per non sembrare, sempre e comunque, “stranieri”.
L'azione. Una volta presa la decisione, bisogna passare alla raccolta sistematica di informazioni. Quali sono le procedure per l’immigrazione? Come si apre un conto in banca, dove trovare alloggio, come approcciarsi a un possibile datore di lavoro? Il primo passo dev’essere la consultazione degli appositi siti per l’immigrazione. Quello australiano, per esempio - http://www.immi.gov.au/immigration/ - è molto ricco di dati e soprattutto di mansioni lavorative richieste. Partire senza consultarlo sarebbe folle. Poi c’è un mare di siti web dedicati a genuini cervelli in fuga. Viviallestero.com è particolarmente fornito di annunci tematici. Mollotutto.com è invece più dedicato a racconti personali di espatriati che raccontano la propria esperienza. C’è Guido che spiega come fare per trasferirsi nel paradiso caraibico di Isla Margarita; Patrizia racconta come ha trovato la felicità in Venezuela; Freddie scrive perché ha deciso di lavorare per una organizzazione umanitaria in Kenya.
Molti siti sono ricchi di consigli su come evitare le fregature; ci sono anche agenzie specializzate che organizzano tirocini, soggiorni lavorativi e “misti”, che prevedono studio e un impiego part time.
Un'occhiata ai dati. La voglia di “cambiare aria” è tale che, secondo l’Istat, le cancellazioni di italiani dall’anagrafe per espatrio sono aumentate del 26,5% dal 2010 al 2011. L’Eurispes indica invece nel 60% la percentuale di italiani tra i 18 e i 24 anni che si dicono disposti a emigrare pur di trovare un lavoro. Il fenomeno ha creato anche un filone editoriale ed è nata una nuova serie di guide dedicata a:Come trasferirsi e vivere all’estero”. L’idea è di Fazi (editore romano da poco tornato indipendente), che ha già pubblicato “Strano ma Londra”, di Mattia Bernardo Bagnoli. Altri due titoli nella stessa collana “Le Meraviglie” sono in uscita in questi giorni: “Mio Rio” di Attilio Caselli “Shangai (Mai dire Mao)” di Michele Soranzo, ciascuno al prezzo di 14 euro. Il libro dedicato alla metropoli cinese è curato da un italiano che vive a Shanghai dal 1987 e che gestisce il sito www.vivishanghai.com dedicato proprio ai connazionali. Caselli vive invece a Rio da oltre dieci anni: prezioso il suo contributo per ottenere semplicemente il visto o come muoversi nei quartieri più difficili. «Molti genitori ci hanno ringraziato per aver evitato guai ai loro figli», dice la editor della collana, Alice Di Stefano.
Attenti al Londonistan. “Mai dire Londra” spiega, con cura dei dettagli e un po’ di sana ironia, tutti i passi da compiere per diventare perfetti londinesi. Dal primo acquisto di una Oyster Card (la carta ricaricabile dei servizi pubblici) all’apertura di un conto in banca, passo che può racchiudere amare sorprese, specialmente se non si ha una credit history nel Regno Unito.
(källa: il  Messaggero del 28 maggio 2013)
Impresa di non poco conto è anche l’affitto di una casa (l’avreste detto?) e non solo perché dovrete confrontarvi con gli agenti immobiliari, che fanno sempre gli interessi dei proprietari. Il libro è pieno di “trucchi” (anzi, “salvagenti”) appresi con l’esperienza personale dell’autore. Meritano quindi ascolto. Ma il vero ostacolo per un italiano che non voglia sembrare (agli orecchi dei britannici) un personaggio dei Sopranos dovrà coltivare soprattutto la lingua e cercare di togliersi quel benedetto accento. Sembra facile…!
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Attenzione

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.