giovedì 28 novembre 2013

Introdotto in Svezia il “Bechdel test”



Introdotto in Svezia il “Bechdel test”. Un film è valido se risponde a questo criterio: "Ci sono almeno due donne, di cui si conosce il nome e che parlano tra loro di qualcosa che non siano gli uomini"

Come si fa a sapere se un film si presta alla discriminazione di genere e non fa abbastanza attenzione alle donne rispetto all’universo maschile? Non c’entrano il numero di nudità esposte o di battute volgari contenute nella sceneggiatura, basta che venga rispettata una nuova regola aurea che molti cinema svedesi hanno deciso di considerare quando trasmettono in sala un film."

REGOLA AUREA. La regola aurea in questione dice così: perché un film superi in modo eccellente il cosiddetto “Bechdel test” ci devono essere almeno due donne, di cui si conosce il nome e che parlano tra loro di qualcosa che non siano gli uomini. «L’intera trilogia del Signore degli anelli o di Star Wars non passa questo test. E neanche Pulp Fiction», afferma al Guardian il direttore di Bio Rio, Ellen Täjle, un cinema molto in voga a Stoccolma che ha lanciato l’iniziativa. «L’obiettivo dell’iniziativa è quello di vedere più storie al femminile nelle nostre sale».

LO STATO APPOGGIA L’INIZIATIVA. L’iniziativa è così lodevole che l’Istituto statale dei film svedese ha appoggiato ufficialmente l’iniziativa, seguito dal canale tv Viasat Film che userà sempre l’indice sull’uguaglianza di genere per recensire i film e ha promesso che il prossimo 17 novembre trasmetterà solo pellicole che in questa speciale classifica hanno preso come voto una bella “A”, come Hunger Games. E pazienza se i film non sono dei capolavori, quello che conta non è la qualità ma l’uguaglianza di genere.

LE CRITICHE DEI CRITICI. L’indice del gender al cinema non è altro che l’ultimo modo con cui la Svezia cerca di promuovere l’uguaglianza tra uomini e donne. Non tutti però sono d’accordo con la nuova iniziativa: «Ci sono così tanti film che passano il Bechdel test ma che non aiutano per niente la società a diventare migliore e viceversa», afferma il critico cinematografico Hynek Pallas. 
källa:tempi.it @grotti

Ma soprattutto, come fa notare la famosa blogger svedese Tanja Bergkvist, che si occupa spesso della “genderfollia”: «Se vogliono film diversi non hanno bisogna di incolpare gli altri: basta che se li producano».
 


mercoledì 27 novembre 2013

Nel “recinto” della nostra mente.

Questa non è una constatazione, ma una riflessione che vorrei che ciascuno di noi facesse: potrà essere sbagliata, banale, insignificante, denigrante, falsa, consideratela come volete. E’ soltanto una riflessione, anzi una sorta di esame di coscienza (sia individuale che sociale). Sono solo due semplici domande alle quali, se vorrete, potrete cercare di dare una risposta.

Siamo un popolo di persone sole?

La mia risposta, dopo averci riflettuto, è si: l’egoismo e la litigiosità che sappiamo sfoggiare sono innegabili, insieme al familismo, alla scarsa collaboratività ed alla ancor più scarsa attenzione al bene comune. Siamo un popolo di persone mentalmente chiuse (nel “recinto” della nostra mente, richiamando il titolo di questo post)?

La mia risposta, dopo attente osservazioni, è di nuovo si: siamo molto settoriali ed una volta che ci chiudiamo all’interno del nostro piccolo recinto con i nostri consimili non sappiamo dialogare con l’esterno. Il risultato è che, restando chiusi nei nostri piccoli recinti, abbiamo creato una società che non sa comunicare: il politico parla solo di politica con gli altri politici, l’economista parla solo di economia con gli altri economisti, lo scienziato parla solo di scienza con gli altri scienziati, il sociologo solo con gli altri sociologi eccetera eccetera. Lavoratori dipendenti e i sindacati fanno comunella solo tra di loro, gli imprenditori fanno la stessa cosa tra di loro, i lavoratori autonomi se ne fregano (tanto confidano nel lavoro in nero), i dipendenti delle PA se ne fregano a loro volta (crogiolandosi nei privilegi ormai acquisiti che nessuno gli potrà più togliere). Il risultato è che siamo MENTALMENTE PIGRI e per questo sostanzialmente IMMOBILI: chi è convinto di una cosa non cambierà mai idea per tutta la vita, nella maggioranza dei casi, perché parlerà per tutta la vita solo con chi la pensa allo stesso modo.

Come sono giunto a questa mia personalissima conclusione? Facebook è un ottimo strumento per studiare la società: potrete facilmente notare che tendono a formarsi dei gruppetti di persone che seguono le stesse cose e che la pensano allo stesso modo, si “piacciono” e commentano a vicenda, sostenendo le loro cause, senza mai dialogare con chi la pensa diversamente. Chi prova a sollevare un dubbio all’interno di questi gruppetti viene immediatamente tacciato (provato in prima persona).

Se provassimo a dialogare un po’ di più con chi la pensa in modo diverso da noi e con chi si occupa di cose che non conosciamo, cercando di riflettere e comprenderne le ragioni, forse diventeremmo un popolo più tollerante (l’omofobia ed il razzismo della nostra società dimostrano che non siamo per nulla tolleranti) e soprattutto più aperto mentalmente.

Il mondo sta andando avanti, mentre l`Italia sta indietro e sta sempre più retrocedendo in tutte le classifiche internazionali, di qualunque cosa si tratti.
(källa: italiacheraglia.it)

E’ vero, si sta bene chiusi in un recinto al caldo e al sicuro da tutto ciò che ci potrebbe turbare o creare problemi, ma non si dovrebbe forse aspirare a qualcosa di più, sia per il bene comune che per il nostro Paese?!?


Attenzione

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.