Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

mercoledì 27 novembre 2013

Nel “recinto” della nostra mente.

Questa non è una constatazione, ma una riflessione che vorrei che ciascuno di noi facesse: potrà essere sbagliata, banale, insignificante, denigrante, falsa, consideratela come volete. E’ soltanto una riflessione, anzi una sorta di esame di coscienza (sia individuale che sociale). Sono solo due semplici domande alle quali, se vorrete, potrete cercare di dare una risposta.

Siamo un popolo di persone sole?

La mia risposta, dopo averci riflettuto, è si: l’egoismo e la litigiosità che sappiamo sfoggiare sono innegabili, insieme al familismo, alla scarsa collaboratività ed alla ancor più scarsa attenzione al bene comune. Siamo un popolo di persone mentalmente chiuse (nel “recinto” della nostra mente, richiamando il titolo di questo post)?

La mia risposta, dopo attente osservazioni, è di nuovo si: siamo molto settoriali ed una volta che ci chiudiamo all’interno del nostro piccolo recinto con i nostri consimili non sappiamo dialogare con l’esterno. Il risultato è che, restando chiusi nei nostri piccoli recinti, abbiamo creato una società che non sa comunicare: il politico parla solo di politica con gli altri politici, l’economista parla solo di economia con gli altri economisti, lo scienziato parla solo di scienza con gli altri scienziati, il sociologo solo con gli altri sociologi eccetera eccetera. Lavoratori dipendenti e i sindacati fanno comunella solo tra di loro, gli imprenditori fanno la stessa cosa tra di loro, i lavoratori autonomi se ne fregano (tanto confidano nel lavoro in nero), i dipendenti delle PA se ne fregano a loro volta (crogiolandosi nei privilegi ormai acquisiti che nessuno gli potrà più togliere). Il risultato è che siamo MENTALMENTE PIGRI e per questo sostanzialmente IMMOBILI: chi è convinto di una cosa non cambierà mai idea per tutta la vita, nella maggioranza dei casi, perché parlerà per tutta la vita solo con chi la pensa allo stesso modo.

Come sono giunto a questa mia personalissima conclusione? Facebook è un ottimo strumento per studiare la società: potrete facilmente notare che tendono a formarsi dei gruppetti di persone che seguono le stesse cose e che la pensano allo stesso modo, si “piacciono” e commentano a vicenda, sostenendo le loro cause, senza mai dialogare con chi la pensa diversamente. Chi prova a sollevare un dubbio all’interno di questi gruppetti viene immediatamente tacciato (provato in prima persona).

Se provassimo a dialogare un po’ di più con chi la pensa in modo diverso da noi e con chi si occupa di cose che non conosciamo, cercando di riflettere e comprenderne le ragioni, forse diventeremmo un popolo più tollerante (l’omofobia ed il razzismo della nostra società dimostrano che non siamo per nulla tolleranti) e soprattutto più aperto mentalmente.

Il mondo sta andando avanti, mentre l`Italia sta indietro e sta sempre più retrocedendo in tutte le classifiche internazionali, di qualunque cosa si tratti.
(källa: italiacheraglia.it)

E’ vero, si sta bene chiusi in un recinto al caldo e al sicuro da tutto ciò che ci potrebbe turbare o creare problemi, ma non si dovrebbe forse aspirare a qualcosa di più, sia per il bene comune che per il nostro Paese?!?


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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.