Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

giovedì 3 giugno 2010

Italiani:piccoli piccoli...! ( e il 2 Giugno).


Oggi è stato il 2_Giugnio festa della nostra republica e sui blogg italosvedesi "compreso il mio" nemmeno un piccolo commento, solamente una signora svedese ha avuto per tutti noi un piccolo “pensierino” ma lei si sà è una donna intelligente non per niente ha sposato un napoletano verace...! Tack !


Il mio amico Giulio invece mi ha telefonato e mi ha detto: Franco, siamo (congiuntivo imperativo) noi i “Veri” italiani. Ed io abbassando la voce per non farmi sentire da mia moglie perchè mi vergogno un pò di essere italiano...gli bisbiglio: Parla piano la V maiuscola va bene, però, la i è piccola, piccolissima. Pure, un lieve disagio permane : da sempre l’idea di essere qualcosa, in esclusione di un’altra, mi disturba, e poi, quando si tratta di “identità ...” Silenzio ! Qui non facciamo psicologia, ma cultura. E il mio compitino di questa notte di mezza estate svedese è dire, in due parole, chi sono questi italiani, perché per rivolgerci ai Veri (con la V maiuscola) bisognerà capire chi sono quelli con la i minuscola. Ma allora, appunto, chi sono questi Italiani ?
Senza aprire qui un complesso dibattito storico (ma prima o poi lo apriamo, eh ?), potremmo subito sottolineare un paradosso tutto "italiano" : a differenza di quanto è accaduto ("normalmente", verrebbe da dire) negli altri paesi occidentali gli italiani hanno cominciato ad essere prima che esistesse una nazione Italia.

Da quando ? Quando cioè quelli che abitavano all’interno delle frontiere di quella che oggi chiamiamo l’Italia hanno cominciato ad esser tali ? Forse subito dopo l’anno Mille, o forse proprio con Dante, il "nostro poeta nazionale".

Ma Dante più che all’Italia pensava a Firenze, e il suo uso del volgare non aveva i fini politici che gli si sono prestati dopo. Certo, questo suo volgare pone un nuovo "italianissimo" paradosso : gli italiani attuali di cultura media capiscono quasi interamente il vocabolario e la sintassi della Divina Commedia ; e comunque molto di più di quanto, gli svedesi (esse minuscola…) di cultura media possano capire, August Strindberg il quale è cronologicamente molto più vicino. Esisterebbe dunque una misteriosa esistenza di una lingua-cultura italiana che avrebbe preceduto di più di cinque secoli la nascita di una stato unitario ?

Chi parlava "italiano" quando l’Italia "s’è desta", nel 1861 ? e questo, nonostante i bellissimi, anch’essi "prodigiosi" Promessi Sposi ? E del resto, chi "s’era destato" ? Non voglio togliere nulla ai nobili ideali dei patrioti ottocenteschi, né sostituire una retorica patriottarda con un’altra antipatriottica per principio (per quanto…) : pure, mi sembra inoppugnabile che l’Italia nazione sia il risultato più che di una coscienza collettiva e rivoluzionaria, delle annessioni successive al regno del Piemonte – nonostante Dante e Manzoni, Ariosto e Leopardi, e tanti altri geni italiani, di cultura italiana ne circolava assai poca : perché l’italiano diventi la prima lingua degli italiani bisognerà aspettare la televisione, degli anni cinquanta...

La nazione Italia sarebbe forse solo un fragile artificio ? Non esageriamo : tuttavia non potremo non notare che, ora monarchica ora repubblicana, ora savoiarda ora mazziniana, ora piemontese ora siciliana, ora europeista ora mediterranea, ora fascista ora antifascista (o ancora – dopo le elezioni del 2008 – « definitivemente » postfascista. In neanche 150 anni di storia l’Italia ha conosciuto e tentato diverse strade, fra loro diversissime. Non nel senso scontato per cui in una nazione possono coesistere progetti politici diversi, ma nel senso fondamentale, nel contempo culturale e civico, di ciò che comunemente costituisce il nucleo, il filo conduttore di un’identità nazionale. Dovremmo allora esagerare ? L’artificio sarebbe stato veramente troppo fragile... E troppo pochi, di nuovo, minoritari, sarebbero stati quelli che combattendo il fascismo fondarono la « Repubblica nata dalla Resistenza », troppo pochi quelli che negli anni sessanta e settanta animarono le grandi battaglie sociali e culturali, facendo pensare che l’Italia avesse infine affermato una solida comunità civile – dietro, c’era e c’è sempre in agguato quello che Carlo Levi definì « l’eterno fascismo italiano », e che io invece chiamo:

l

l’eterna Italia cialtrona ...in cui noi, purtroppo siamo sempre troppo, troppo pochi...!

...e rischiamo sempre di "infilarci in un vicolo cieco..."

Post in evidenza

Venite tutti in Svezia

Venite tutti in Svezia: Gran gnocca che la dà facile, fighi vichinghi idem. Stato ricco mi ci ficco. Vivere senza lavorare. Servizi ecce...

Attenzione

Attenzione
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. Le informazioni contenute in questo blog, pur fornite in buona fede e ritenute accurate, potrebbero contenere inesattezze o essere viziate da errori tipografici. L`autore si riserva pertanto il diritto di modificare, aggiornare o cancellare i contenuti del blog senza preavviso. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate comunicarlo via email. Saranno immediatamente rimossi. L`autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.

Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.