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Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

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giovedì 21 agosto 2014

Ritorno a Stoccolma


La Piccola Città, anche stavolta mi ha accolto col suo sole e i suoi colori, il chiasso del mercato, i clacson, i sensi unici, i posteggi inesistenti, la  disperazione la mia, con la perenne speranza di trovarne uno.  Oso, certo, ma in punta di piedi, basta solo un pensiero azzardato a disfarmi. È sempre la stessa storia, devo ambientarmi ogni volta, non è istantaneo né liscio l’adeguamento.  

Diciamo che ho bisogno di una mano amica che prenda la mia e mi incoraggi a provare la dubbia emozione di “tornare a casa”.  Stavolta però la parete severa che di solito si sposta non l’ha fatto.  Ci sono sbattuto contro, sono rimasto intontito, abbandonato in un vortice di sentimenti e pensieri aggrovigliati, sgomento, sorpreso, appena a galla, appeso solo al filo di ribellione e di legittima indignazione che mi si sono accese dentro.  Per fortuna.  Senza quelle sarei affogato nell’abisso della rabbia e del rancore che mi travolse come un’enorme valanga spuntata all’improvviso sotto un cielo azzurro e limpido.  

Colossale, la valanga, rotolava per anni, decenni, diventando più gelida e feroce ad ogni giro, un mostro di furia alimentata dal tempo che non perdona.  Mai.  Sì, certo, mi ha strapazzato per benino la Piccola Città stavolta.  Non solo l’anelito straziante fomentato dall’odore di mare e di vento al Porto vecchio, col suo sapore salato, i graffiti sbiaditi e i ricordi dispersi negli anni.  O il teatro Traiano in fondo a via Centocelle, buio e seducente nelle calde sere d`Agosto.  Non tanto neanche la terra grigia di questo campo di calcio che ancora mostra le impronte della mia giovinezza troncata.  Tu arrivi speranzoso, ecco, anche un pò ingenuo, forsi ti aspetti troppo.  Calore, commozione, gentilezza, anche un tocco di gioia.  

Ma il muro è ancora alto e poco trasparente.  Ci hai provato per anni a scalarlo (o abbatterlo), ma tiene duro, ti giudica, ti ammonisce.  Non avvicinarti troppo!  Ma l’ho fatto, stupido.  E sento ancora l’impatto.  Okay, mi tiro un po’ indietro.  Non del tutto, ma devo ritrovare l’equilibrio, schiarirmi il cervello.  Dovevo stare più attento io, leggere tra le righe, non assumere.  

Lezione imparata. domani ritorno a Stoccolma.  Che ne sarà del viaggio nel futuro? Ne avrò il coraggio? La voglia, una ragione? L’affido al tempo, il dilemma.  Certo più saggio di me.



Attenzione

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.