Se non dovessi tornare.

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

sabato 7 giugno 2014

10 cose che ho capito della Svezia

Scrive Fabio Colombo:
Sono stato in Svezia e ho praticato l’osservazione. Alcune cose sono come te le aspetti: l’Ikea domina qualsiasi interno svedese, le strade sono piene di Volvo, H&M è ovunque, un po’ come Spizzico da noi. I passeggini spopolano, ovunque e a qualsiasi ora, e quasi quasi mi è venuto il sospetto che fosse meglio girare con un passeggino in ogni caso, così, per non dare nell’occhio. Altre sono un po’ più sorprendenti, e tra queste ne ho selezionate 10 che mi hanno veramente fatto impazzire:

10. In Svezia la lavatrice è condominiale. Un complicatissimo meccanismo ti permette di prenotare il giorno e la fascia oraria in cui vuoi usare la lavanderia. Se quel giorno, per dire, ti si rompe la macchina e non fai in tempo a tornare sei fottuto. La maggior parte delle liti in Svezia avviene per il mancato rispetto degli orari delle lavanderie.
9. In Svezia le persone corrono o, anche se fanno shopping, sono vestite come per fare jogging. In ogni caso, danno sempre l’impressione di essere sul punto di fare jogging.

8. In Svezia paghi qualsiasi cosa con la carta di credito, anche alla macchinetta del caffè.
7. In Svezia nel biglietto del cinema c’è nascosto un codice che ti serve per accedere al bagno che, di conseguenza, al posto della chiave ha una tastierina numerica.
6. A proposito di bagni, in Svezia la maggior parte di quelli pubblici (per esempio nelle biblioteche) sono a pagamento (5 corone, circa 50 centesimi) e se vuoi fare il furbo e aspettare che quello davanti esca per entrare di straforo, quando ti trovi dentro un buio infernale ti avvolge. Questo è l’unico posto in cui non ho visto il POS per usare la carta di credito.
5. In Svezia in molti posti ordini da mangiare e ti danno un disco che si illumina e suona quando il tuo piatto è pronto. Cosa non si inventano questi svedesi pur di evitare anche le pur minime interazioni sociali. Per inciso, il disco è una cosa davvero strabiliante, e trovarselo tra le mani la prima volta è un po’ come quando qualcuno ti mette in braccio un neonato e tu sei lì inebetito che non sai come comportarti.
4. In Svezia ogni due per tre incontri una corda che cammina con dei nodi per aggrapparsi ai lati, un insegnante in cima e uno in fondo e in mezzo un gruppo di bambini con pettorina gialla, nome della scuola e numero di telefono, rigorosamente in fila per due, ciascuno che regge uno dei nodi della corda. Praticamente sembra un millepiedi, che io ho un po’ ingenuamente ribattezzato un “millebambini”.
3. In Svezia i cerbiatti pascolano al campus universitario o nel prato sotto casa e le lepri ti guardano curiose, ma rilassate, mentre rincasi la sera e non ti si girano le chiavi nel portone.
2. A proposito di portone di casa, in Svezia non esistono i citofoni. Come ormai sappiamo, gli svedesi vanno matti per i codici. Perciò c’è una tastiera numerica (a ridaje) all’ingresso di ogni condominio, e la porta si apre solo con una combinazione vincente di quattro cifre. Si sottintende che tu non riveli quelle quattro cifre nemmeno sotto tortura se non a parenti entro il mezzo grado e amici di comprovata fiducia.
1. E concludiamo in bellezza: in Svezia le espressioni e i rumori del corpo sono tollerati. Sputi, vivaci schiarimenti di voce, snasate, sbadigli a bocca spalancata sono all’ordine del giorno. Non mancano nemmeno i rutti e i più arditi sappiano che non ci si scompone neanche davanti a un sonoro peto. Tutto questo genera un misto di repulsione e senso di libertà che poi, a vederla bene, è un po’ il contrario di quello che ho provato stando in Svezia.

Io, non ci avevo mai fatto caso. E voi…??? 



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Sono andato, tornato, ripartito.

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E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.