stranezze

Stranezze e stupidaggini di un nonno in pensione nelle terre dei Vikinghi.

sabato 19 marzo 2016

Profumo di pane italiano e zeppole di san Giuseppe


Perché è poi tanto tempo che cammino su queste strade di Stoccolma, mi sorprende sempre quando mi arrivano certi flashback che a volte mi fanno quasi perdere l’equilibrio. Come uno schiaffo improvviso, inatteso.
Allora, per esempio, questa mia cittadina o "förort" a sud di Stoccolma dove abito da anni, beh, io ne conosco tutte le strade e i marciapiedi, e non è mica così piccola. Ci vado in giro tanto, in auto e a piedi, e riconosco i cartelli stradali, so dove c’è uno stop coi graffiti che dice:"sluta äta djur" (smettila di mangiare animali) dove c’è quel bell’albero di glicini che fiorisce ogni anno come una nuvola lilla, passo la pizzeria vicino casa, al ritorno dalla mia passeggiata, tutti i giorni, e so che sentirò quelle voci alte del proprietario e forse un cliente, anche prima di arrivarci, perché quello quando parla grida...e non cambia mai.
Vedo una lattina di birra buttata al lato del marciapiede e forse anche la pagina di una rivista accartocciata, e mi viene la voglia di tirarla su e gettarla in un cestino. Insomma roba da tutti i giorni, che non dovrebbe farmi né caldo né freddo. Invece mi fa venire la pelle d’oca. Penso al mio quartiere in Italia Via Achille Montanucci con i grossi bidoni del pattume tutti in fila, pronti; ma lì a terra proprio vicino ci sono dei rimasugli quasi fossero stati rigurgitati. 
Il centro commerciale di Huddinge
I negozi,la lavanderia/sartoria gestita da una famiglia siriana,nel centro commerciale di Huddinge dove c’è un manichino in vetrina con un vestito viola che non cambia mai e penso a quell’altra lavanderia, sempre in via Achille Montanucci, dove non sono mai entrato ma quell’odore di amido è sempre lo stesso. E mi confonde. 
Sono qui oppure sono lì, ho diciotto anni o qualcuno in più? Sono lo stesso, io, quello di allora, ma anche tanto un’altro che spesso non mi riconosco.
Certo, è il viaggio della vita, lo so, succede a tutti, ma salto da un’immagine all’altra, io, da un secolo all’altro, e gli anni, "väl" (bene) mi sono sfuggiti mentre pensavo al futuro. Degli altri... Oppure, di me insieme agli altri, perché come entità non esistevo più. 
Ma che cavolo sto dicendo...? 
No, non lo so neanche io, ho in mano un filo che cerco di tener stretto (dritto, teso), ma si attorciglia e mi scappa dalle dita finché svanisce per sempre. Passo una panetteria italiana gestita da un nostro connazionale: "Medelhavets bröd" (pane del mediterraneo): l’aroma è piacevole, caldo, un pò esotico. Rivedo il mercato di piazza Regina Margerita a Civitavecchia il forno di Spinelli sotto la scaletta del mercato: piccolino, il negozio, ma c’è tanta gente che non riesco neanche ad entrare; sono le undici e mezza o mezzogiorno. Filoni lunghi e dorati. O più scuri e schiacciati; tanti panini morbidi e rotondi. Le sfogliatelle, riccie e frolle, i rustici, le zeppole e chiacchere a carnevale, e la pizza bianca (Dio, quella pizza bianca!) salata con olio e origanoo …tutta lì, per pochi soldi, calda e fragrante, ne prendo un pezzetto, solo uno, quello più croccante e un pò “bruciacchiato", e lo mangio per la strada…E la domenica poi? I maritozzetti con la panna, la gloria di via Buonarroti a lo CHALET DEL PINCIO, ma sì, certo,un caffè al Ginseng.
Ricordo le festicciole a casa di Ornella una vecchia amica di scuola, quando avevamo sedici o dieciassette anni: i dischi di Paul Anka, le risa acute di ragazzine immature e innocenti, a san Giuseppe (propio oggi) tante zeppole e chiacchere…Ce ne furono molte di quelle feste. Ma noi crescevamo e tutto cambiava. 

Ci si mettevano di mezzo le ragazze e delle zeppole non ce ne fregava più niente.
Peccato: fanno male di meno quelle. 
Propio cosi, pensieri e profumo di pane Italiano…Penso troppo io!



Post in evidenza

18 Gennaio

Oggi, come ogni 18 gennaio, è il mio genetliaco, in uno sciagurato giovedì mattina di tanti anni fa, non so a che ora, nella periferia...

Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.