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martedì 2 ottobre 2012

"Parità dei sessi alla svedese..."

Ikea cancella le donne dai cataloghi dell'Arabia Saudita.

A dare la notizia è stato il quotidano gratuito svedese Metro,che ha mostrato il paragone fra il catalogo standard che viene distribuito anche in Italia e quello destinato al mercato saudita, evidenziando come le donne siano state eliminate dalle foto o sostituite con figure maschili. Non solo. Il gruppo svedese ha addirittura il profilo di una designer. "Non si possono cancellare le donne dalla realtà", ha commentato sul quotidiano il ministro per il Commercio Ewa Björling.

A pensare che Italia aveva lanciato la campagna pubblicitaria in difesa dei matrimoni gay. In Arabia, invece, cancella tutte le donne dai cataloghi.
Ecco la doppia morale di Ikea "cuor di leone": coraggiosa e spregiudicata dove può permettersi di fare la voce grossa, politically correct e morigerata laddove potrebbe davvero farsi portatrice dei diritti umani. Viene quasi da chiedersi: perché si batte per matrimoni gay e dimentica invece la condizione della donna nei Paesi islamici?

Ovviamente per una banale strategia di marketing. La campagna pubblicitaria con cui era sbarcata nel Sud Italia era tesa a far parlare di sé, creare la polemica e far in modo che i giornali parlasero del colosso svedese.
In Arabia Saudita Ikea ha preferito non incorrere in polemiche e ha cancellato tutte le donne dalle pubblicità e dai cataloghi. Tanto che il colosso svedese dell’arredamento si è visto costretto a scusarsi subito dopo che l'opinione pubblica ha duramente attaccato la scelta di eliminare qualsiasi figura femminile dai cataloghi stampati per il mercato dell'Arabia Saudita. Messi a confronto coi cataloghi pubblicati per l'Occidente salta subito all'occhio che le figure femminili sono state letteralmente "sbianchettate". "Avremmo dovuto capire che escludere le donne dalla versione saudita del catalogo è in contrasto con i valori del gruppo Ikea", si legge nel comunicato di scuse diffuso dall'Ikea dopo essere stata sommersa da una selva di polemiche e di tirate di orecchie.
Da un articolo di Sergio Rame





sabato 5 maggio 2012

Un divano di nome "Klippan"

Ingvar Kamprad
L`altra sera la TV svedese tramite un programma d’inchiesta giornalistica:
Uppdrag granskning (Missione verifica).
Ha lanciato un accusa terribile ai danni della multinazionale IKEA.

l`accusa è stata mossa da due giornalisti svedesi Magnus Svenungsson e Lars-Göran Svensson i quali dopo aver consultato gli archivi della Stasi, hanno  scoperto una collaborazione tra l'azienda svedese e la Repubblica democratica tedesca.
La collaborazione consisteva nell`utilizzo di conndannati ai lavori forzati nella produzione della famosa serie di divani Klippan prodotti negli anni 70-80 nella Germania dell’Est, in quegli anni guarda caso nel Paese comunista venne aperto lo stabilimento di Waldheim. Interessante è la deposizione di un capo dell’ex carcere ha detto che tra le possibilità di lavoro carcerario era anche “prevista la produzione di mobili”.

Il divano "Klippan
Certo l`accusa è pesante, aver utilizzato prigionieri politici come schiavi è sicuramente un bel danno di immagine. Se poi si aggiunge che Ingvar Kamprad, fondatore della multinazionale del mobile fai-da-te, qualche tempo fa, fu aspramente criticato per le sue simpatie filo-naziste:”la frittata è bella e che fatta”

Naturalmente le accuse, sono tutte da verificate.

Ikea sostiene di non essere a conoscenza di questi episodi. e la portavoce Ylva Magnusson si è affrettata a dichiarare "ci piacerebbe molto aprire un dialogo con coloro che si ritengono colpiti dalla vicenda".

Per ora quello è certo sono le dichiarazioni di alcuni ex prigionieri che hanno confermato le condizioni di duro lavoro cui erano sottoposti nelle fabbriche Ikea della Repubblica democratica tedesca
Staremo a vedere…!!!  


                     


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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.