sabato 17 aprile 2010

Riflessioni da Stoccolma.

L`intervista riportata qui sotto potrebbe essere la storia di ognuno di ”Noi” arrivati in Svezia negli anni 60. Io Franco anche se non sono del tutto d`accordo con quanto detto da Adelmo (che tra l`altro conosco benissimo) la trovo comunque molto interessante ma sopratutto vera e dettata dal cuore per questo ve la propongo con la speranza che venga letta da chi ”sogna” di emigrare in Svezia e da chi invece è emigrato da poco ed ancora non è del tutto sicuro del passo fatto…Buona lettura e buona Domenica.

Adelmo Tosi, bolognese di San Matteo della Decima, il "paese dei meloni", è arrivato a Stoccolma 46 anni fa. Pensionato, è consultore della Regione Emilia-Romagna per la Svezia. In Italia non torna per un unico motivo: la famiglia, i figli che ormai sono svedesi a pieno titolo, e lì hanno la loro vita, il lavoro, gli affetti.

Stoccolma è una bella città, sia in estate sia in inverno. La chiamano "la Venezia del nord", perché è costruita sull’acqua, su tredici isole collegate da ponti. E’ piena di parchi, giardini, e le insenature, le isole del suo arcipelago, le gite che si possono fare in battello, e soprattutto la capacità di restare in armonia con l’ambiente naturale, la rendono piacevole. Certo, anche Stoccolma non è più quella di una volta.

C’è più confusione, tanta gente, tanta immigrazione: non solo da altri Paesi ma anche dal nord e dal sud della Svezia. Ormai, su un milione di abitanti, saranno 100 mila o poco più quelli nati a Stoccolma. E poi è una città cara. La situazione è peggiorata con l’euro: gli svedesi, copiando gli inglesi, non l’hanno voluto e ora per comprare un euro ci vogliono dieci corone. Prima venire in Italia era vantaggioso, ora è l’italiano che qui con solo un euro può pagarsi un caffé e una pasta. E’ stata più furba la Finlandia, che si è allontanata dalla Russia, è entrata nell’Unione europea e nell’area euro, e ora, grazie anche alle sue grandi industrie, sta meglio di noi.

Quando mi chiedono se ci sono problemi di sicurezza a Stoccolma, rispondo che è ancora una città tranquilla ma qualche problema c’è. Recentemente il governo ha concesso il passaporto subito a 98 mila ex-jugoslavi, senza farli aspettare sette anni come di norma. Un po’ di criminalità si comincia a vedere. Ci sono bande di stranieri che assaltano i portavalori.

Ma oggi, per fortuna, noi italiani non siamo più un problema. Grazie al lavoro, ci siamo affrancati, integrati, non siamo al livello – per dire – degli arabi. Ma sotto sotto, se si va scavare, rimaniamo stranieri. All’anagrafe abbiamo un numero speciale: loro guardano il tuo numero e capiscono subito che sei straniero. Per diventare svedesi, ci vogliono trecento anni... Sono bravi, leali, o così sembra: ma i pregiudizi ci sono. Con i vicini, ad esempi, abbiamo rapporti cordiali, ma ognuno resta a casa propria. Io sono in Svezia dal 1960, ma se devo dire che ho un amico svedese... no, non ce l’ho.Che impressione mi ha fatto la Svezia appena arrivato? Lo dico con sincerità: sarebbe stato da tornare indietro subito. All’inizio sembrava tutto bello: ci hanno portato al ristorante e il giorno dopo a lavorare. Ma poi ci hanno sistemato subito nelle baracche. L’industria era dieci anni indietro rispetto all’Italia. Ma eravamo giovani, vedevamo le donne, avevamo vent’anni... Oggi posso dire di aver fatto una stupidata ad andare in Svezia. Avevo appena terminato il militare, sceso dal treno ho incontrato il padre di un ragazzo che stava in Svezia: "Vieni – mi diceva -, c’è tanto lavoro".

Un altro aspetto che non può essere scordato, quando si parla di questo Paese, è la solitudine. E’ incredibile quanta ce n’è. La solitudine prende la gente, la prosciuga come un albero rinsecchito. Vedi, noi italiani, noi mediterranei, in qualche modo ce la caviamo; i nordici, invece, sono deboli di nervi. Per ogni piccolo problema, si mettono a bere. Hanno problemi di divorzio, con la moglie, con i figli, sul lavoro? Bevono. E’ dal 1960, da quando sono arrivato, che sento parlare di questa piaga, ma con nessun risultato. Adesso con internet ci sono persone che, per aggirare i divieti, si fanno arrivare dalla Germania casse con anche duecento bottiglie di alcolici, che poi la Finanza puntualmente sequestra. Tutta merce bloccata in grandi magazzini di cui non si sa che fare. C’è chi vorrebbe liberalizzare la vendita degli alcolici, dato che non si può andare contro il libero mercato comunitario, ma il problema sono i giovani. Se un anziano si mette a bere e non smette più, sono affari suoi. Ma i giovani?
(Intervista tratta da Emigliano-Romagnoli nel Mondo


giovedì 15 aprile 2010

Pensate di togliervi la vita…e sceglieta la Svezia per farlo?(non fatelo le code sono troppo lunghe...)

 

Se state pensando di togliervi la vita e cercate conforto telefonando ad una linea di aiuto notturno, potrebbe capitarvi che mentre spiegate la vostra depressione, il sacerdote dall’altra parte si addormenti e cominci a russare.
E’ successo in Svezia.L’aspirante suicida aveva chiamato i servizi di emergenza alle due del mattino del venerdì santo, dicendo che si sentiva “psicologicamente instabile“.la sua telefonata è stata trasmessa ad un pastore della Chiesa di Svezia. Circa cinque minuti dopo la chiamata, l’uomo tormentato, di 44 anni, ha avuto la sensazione di stare a parlare a se stesso

RESPIRO PESANTE - “Ho pensato che forse dall’altra parte della cornetta, qualcuno stesse prendendo appunti, così ho chiesto: “Sta prendendo appunti?’” ha riferito l’uomo al quotidiano locale Barometern.”Potevo sentire il suo respiro pesante, prima che si svegliasse”. Ma, secondo l’uomo,il periodo vigile del pastore non durò a lungo. Dopo qualche altro frustrante minuto senza risposta da parte del sacerdote, l’uomo riattaccò. Fece quindi un altro tentativo per cercare una guida spirituale, ma venne messo in coda. Dopo aver atteso per dieci minuti, riattaccò per la seconda volta. Fortunatamente, la (non)risposta del pastore ai suoi guai modificò l’umore dell’uomo che da depresso diventò piuttosto arrabbiato e abbandonò tutti i propositi suicidi.

RECIDIVI - Questa settimana l’uomo ha pure parlato con il giornale Kalmar: “Non è accettabile che un prete si addormenti nel bel mezzo di una chiamata, questo non dovrebbe accadere quando si chiama in cerca di aiuto. Mi sentivo male e volevo uccidermi, ma sono riuscito a fare la telefonata. Sono molto deluso“. Monica Eckerdal Kjellstroem, che coordina le Attività di Servizio all’interno dei Pastori della Chiesa di Svezia, pur esprimendo rammarico per l’accaduto ha spiegato che non è la prima volta che succedono queste cose.”Questo genere di episodi non dovrebbero accadere mai, ma può succedere che la gente chiami e poi denunci che i pastori si sono addormentati“, ha affermato al The Local.se. E ha promesso di licenziare chiunque, in futuro, non riesca a stare sveglio abbastanza a lungo per aiutare chi chiama.
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(La perfetta organizazione svedese,anche per chi vuole suicidarsi...)

mercoledì 14 aprile 2010

Ett nytt land utanför mitt fönster (Una nuova nazione fuori la mia finestra.)



Lo scrittore immigrato (invandrarförfattare)

La difinizione invandrarförfattare,è stata associata a quella di
un autore nato al di fuori dei confini svedesi, solitamente senza legami
parentali con il paese e che scrive nella lingua locale

Un esempio calzante è rappresentato dal greco Theodor Kallifatides.
Nato nel 1938 a Molai, un piccolo paese del Peloponneso, Kallifatides
emigra in Svezia nel 1964 senza sapere una parola di Svedese non approfitta dei corsi di svedese per immigrati, e mentre “pela” montagne di patate in un ristorante di Stoccolma legge Fröken Julie (la signorina Giulia) la tragiedia di August Strindberg munito di un vocabolario Svedese-Greco, dopo due anni trascorsi a lavorare appunto come “pela patate”e “lavapiatti” viena assunto dale poste svedesi come portalettere oramai ha inparato lo svedese non certo quello che si insegna ai corsi per immigrati.( svenska för invandrare),così riesce a completare gli studi universitari ed inizia subito ad insegnare filosofia pratica presso la stessa Università. Alla fine degli anni Sessanta, inizia la sua attività letteraria. Scrittore prolifico che ha sempre preferito usare la lingua svedese, Kallifatides è stato il primo autore a descrivere in maniera compiuta l’esperienza dell’immigrato in Svezia,

l’incontro/scontro con una cultura straniera radicalmente diversa dalla propria e la nostalgia per la terra d’origine. Alfiere di un’intera generazione (la mia), Kallifatides ha rappresentato per anni il prototipo dell’invandrarförfattare,che, linguisticamente assimilato alla nuova patria,
ne descrive la realtà dall’interno e tuttavia con lo sguardo “dell’altro”, dello straniero con un retroterra culturale diverso che ne caratterizza, appunto,la prospettiva di osservazione.

Nel 2000, è stato nominato dal governo svedese Professore Emerito,con la seguente motivazione: Per il grande contributo dato alla letteratura svedese.
Theodor Kallifatides ha anche lavorato come capo redattore della rivista letteraria Bonniers, è stato direttore dell'Istituto ellenico, Presidente del Club svedese Pen e ora fa parte come supplente del consiglio d`amministrazione della televisione svedese (Sverige Radio). Theodor mantiene i colloqui su temi quali appuntamenti culturali, leadership, etica e morale e lo fa con grande fantasia e un notevole umorismo.


PS:Vi consiglio di leggere:Ett nytt land utanför mitt fönster (Una nuova nazione fuori la mia finestra.)Tack Theo !

Theodor Kallifatides är en av Sveriges mest kända författare, och utnämndes år 2000 av regeringen till professor ”för ett storartat författarskap”. Han har givit ut ett trettiotal böcker och fått mängder av litterära utmärkelser. Theodor är född i Grekland, kom till Sverige 1964 utan att kunna ett ord svenska, och började arbeta som potatisskalare för att två år senare börja undervisa i praktisk filosofi vid universitetet. Han hade då lärt sig svenska, men absolut inte via svenskkurser för invandrare, utan genom att läsa Fröken Julie med ett lexikon. Sin första mening på svenska sa han vid en kräftskiva: ”Det tycks mig som om vi samtliga voro berusade”. En kanske något Strindbergsk version av språket.

Theodor Kallifatides har även arbetat som chefredaktör för Bonniers Litterära Magasin, direktör för Grekiska Institutet, ordförande för Svenska PEN-klubben och nu som suppleant i Sveriges Televisions styrelse. Theodor håller sina föredrag om ämnen som kulturmöten, ledarskap, etik och moral och gör det med stor inlevelse och en ansenlig portion humor.

martedì 13 aprile 2010

Oggi voglio farvi conoscere Jan Guillou. (Janne)

 
Oggi voglio farvi conoscere (per chi ancora non lo conosce) Jan Guillou, nato a Södertälje nel 1944 dove ancora vive (ad un tiro di schioppo da casa mia) Janne come lo chiamano gli amici è uno scrittore e giornalista svedese figlio di immigrati. Le sue opere più famose sono romanzi di spionaggio che hanno come protagonista l'agente segreto svedese Carl Hamilton, oltre ai quattro libri del "romanzo delle crociate", basati sulle vicende del Templare Arn Magnusson e dei suoi discendenti.

Io oggi voglio consigliarvi di leggere un suo libro "Ondskan", bestseller in Svezia, edito in Italia come "La fabbrica del male", da cui è stato tratto il film "Evil - Il ribelle", del regista Mikael Håfström candidato agli Oscar 2004 per la Svezia come Miglior Film Straniero.


Il racconto si svolge in Svezia, primi anni Sessanta: l'adolescente Erik è vittima di un padre sadico e violento che lo picchia a sangue sistematicamente al minimo pretesto e di una madre succube e rassegnata. L'allenamento a sopportare il dolore rende Erik un duro, apparentemente freddo e calcolatore, capo di una banda di bulli che organizza attività illecite nella scuola e nel quartiere. Ma la situazione precipita ed Erik viene espulso dalla scuola. Prima che il padre venga a conoscenza dell'accaduto e scateni l'inferno, la madre riesce a mandare Erik in un collegio privato, che però si rivela un ambiente brutale e razzista, retto da un sistema di regole che eguagliano in sadismo quelle paterne: nonostante i sogni di Erik di lasciarsi alle spalle il male distruttivo che ha finora segnato la sua vita, la spirale della violenza non sembra avere fine...

Spietata analisi di una "famiglia che uccide", duro atto d'accusa contro un intero sistema scolastico e sociale e straordinario romanzo di formazione, letto da milioni di lettori e adottato in centinaia di scuole svedesi, "La fabbrica del male" è un romanzo intenso e sofferto, in parte autobiografico, che pone un interrogativo morale che non può non avvincere tutti i lettori del mondo d'oggi: è lecito l'uso strumentale della violenza per sconfiggere il male?
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PS: Ai nuovi immigrati consiglio di leggerlo in lingua svedese (originale)non solo è molto più bello ma vi aiuterà a capire molte sfumature... (nyanser...)

Attenzione

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.