giovedì 30 dicembre 2010

Buon Anno


Noi poveri mortali siamo abituati,tramite il calendario, a trascorrere ogni anno sempre le stesse feste.

Anche il calendario, inventato dai Maya, poi dagli egiziani,ed infine modificato da Papa Gregorio XIII, controlla la nostra vita,e scandisce lo scorrere del tempo vedendoci avvizzire ogni giorno che passa.La pellame va cedendo: c'è chi si ritrova con doppi menti un tutt'uno con la panza; calvizie lucide tipo palle da bowling;chi non riesce a distinguere più il proprio tatuaggio perchè accartocciato tra una piega di cedimento e l'altra; chi si stira il viso rifacendosi le impalcature. Avete mai visto questi volti senza più una forma umana tiratissimi, mentre il collo è penzolante?

Non solo la società ci vuole suoi sguatteri,ma dobbiamo pure invecchiare dopo aver sofferto una gioventù per farci il deretano per campare e ricevere una "pensione"
con dentiera in omaggio.

Mi sa tanto che a me non toccherà nemmeno quella.... (dentiera...)
Ma non solo questo!!!

Già dalla nascita il nostro destino è segnato da morte certa!!!!
Beh! se pensassimo a tutte queste belle cose,
moriremmo prima della nostra ora di solo scanto(spavento),
con le crisi di panico....
e quindi il genere umano, cerca di cogliere quei pochi
momenti di serenità che gli vengono concessi.

Arriva così, giorno dopo giorno, festa dopo festa,
stagione dopo stagione, il fatidico 31 dicembre.

Ma come vive l'essere umano questa nottata di festa?

Esistono due fazioni:
1) Coloro che lo vivono angosciati dall'incognita futuro

" E se fosse peggiore? meglio tracannarsi(scolarsi) qualche bottiglia
per dimenticare...."


2) Coloro che vivono il presente e sperano in un anno migliore

" Peggio di così posso solo crepare, meglio tracannarsi anche qui
qualche bottiglia per festeggiare..."

Manca davvero poco al 2011..:Cosa vorrei da questo nuovo anno?

Serenità perchè è cio di cui ho davvero bisogno ....
Rivoglio la mia solarità ,rivoglio la mia serenità...Il vecchio anno non è stato bello anzi ho trascorso momenti bruttissimi ,ho pianto,ho finto di star bene,ho sofferto in silenzio,

Vorrei seppellire tutto ciò che mi ha fatta star male ,desidero iniziare il nuovo anno con il sorriso ,voglio stare bene ....e ..volermi più bene ....Non so se ci riuscirò ma voglio riuscirci...

Intanto, Buon Anno a tutti!!!

 




martedì 14 dicembre 2010

Buon Natale a tutti voi.


Domani mattina sarò a Roma, sarà il mio primo Natale in Italia dopo 40_anni e credo che non avrò molto tempo per aggiornare il blogg.

Per questo vi auguro fin da ora un Buon Natale a tutti voi.

Che siano giorni di gioia e non di costrizione,che possiate passarli con chi veramente portate nel cuore e non siate costretti a sottostare ad inutile etichette ed ipocrisie…Non mangiate troppo (ma questa la vedo dura!)
***** 

martedì 30 novembre 2010

Första advent. (Kallt och lite mer snö ute.)

 
Ieri quando sono arrivato a Stoccolma mi sono reso conto per l`ennesima volta che, in Svezia, il Natale è una cosa diversa. Lo si respirava in ogni angolo: gli addobbi delle case, le luci alle finestre, le vetrine dei negozi, le strade ….. tutto luccicava “alla grande”!

C’era qualcosa di magico nell’aria. Il freddo terribile con un ventaccio gelido e sferzante mi ha fatto ritornare alla dura realtà facendomi affrettare…per rifugiarmi di nuovo nel calduccio di casa mia.
Posted by Picasa

giovedì 25 novembre 2010

Cartolina da Napoli...!


Una gita veloce a Napoli, in una città relativamente povera e con un'economia fragile, ma questo non vuol dire che non abbia conosciuto un suo sviluppo. Pertanto, è una città che consuma il necessario per vivere, nonché il superfluo, e produce in misura proporzionale spazzatura. Del resto, i rifiuti sono il prodotto collaterale del benessere, il rovescio dello sviluppo economico e tecnologico. Si moltiplicano i beni di consumo, ma anche i prodotti di scarto.

Conseguentemente, cumuli di sostanze sgradevoli e nocive si accrescono e non si sa dove disseminarle. Se poi volessimo andare ancora più a fondo, allora troveremmo un mal digerito senso della democrazia e, prima ancora, una maturità civile che forse non è mai arrivata. La responsabilità di quello che succede è, infatti, collettiva e insieme individuale.
E' collettiva per l'uso distorto della democrazia che si è fatto nel loro contesto sociale e politico. I rifiuti evidenziano, sotto questo aspetto, una gestione viziosa della cosa pubblica, in quanto mirano, e hanno mirato, a perseguire il vantaggio proprio o del proprio gruppo a scapito di quello della collettività.

Certamente la responsabilità è anche individuale, per via di quella diffusa mentalità che li porta ad aspettare la soluzione dei problemi da parte delle autorità, senza che si faccino carico delle loro personali responsabilità, rimboccandosi le maniche e dandosi da fare. E poi, le autorità sono l'immagine speculare di quello che sono o che, almeno, siano in grado di esprimere a livello politico.

I rifiuti evidenziano allora un più profondo e radicato disordine morale. Esso è quello di una società in cui non solo le contraddizioni esplodono, ma anche i rapporti umani si incrinano. La loro è una società sfrangiata, dove non c'è più ombra di bene comune. Nessuno, infatti, vuole la monnezza. Ognuno la dirotta sotto la casa dell'altro o nel comune vicino o nella provincia vicina con furbizia malevola. Manca il senso della condivisione, perché manca la solidarietà.

Napoli era una città affollata di diseredati in cui l'emarginazione e la miseria erano pesanti. Ma nei vicoli brulicanti di gente, ricchi di voci e di risonanze, c'era un palcoscenico naturale all'aperto, una fucina di genialità e creatività.
Innanzitutto, c'era una grande capacità di sorridere alla vita, che si esprimeva o nell'arte di arrangiarsi, inventandosi mille modi diversi di sbarcario il lunario, o nell'allegria, che faceva parte, a torto o a ragione, dello stereotipo del napoletano. C'era l'estroversione tipica o, se preferite, la teatralità, quella stessa che ha prodotto autentici geni come Eduardo e Totò, e unitamente un'emotività incontenibile, vulcanica. C'era pure, per chi non si ferma al folklore, un diffuso senso di solidarietà, una capacità di accoglienza che superava con generosità quasi istintiva differenze e pregiudizi. Era il grande cuore dei Napoletani!

Nella città moderna, disordinata e frenetica, tutto questo pare non esserci più. Prevale, piuttosto, un modo cupo di guardare all'esistenza, rassegnato e stanco. Quanto ai rapporti umani, essi sembrano inquinati dalla furbizia e dalla prevaricazione, per cui la diffidenza ha preso il posto della confidenza, la chiusura nel proprio dell'apertura e dell'attenzione verso l'altro.

Oggi si corre, a Napoli come altrove, con la complicazione della rete stradale inadeguata e del traffico sempre caotico. Ma si corre anche perché non si ha tempo per gli altri, né, tanto meno, per fermarsi a contemplare il sole e il mare.

Esasperati, depressi e sfiduciati, sono diventati aggressivi e arrabbiati, polemici a tempo perso, scontenti sempre. Tutto si poteva dire un tempo dei Napoletani, tranne che non fossero simpatici. Oggi, sono diventati senz'altro antipatici!

(vagabondo)

Attenzione

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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.