La principessa Victoria con il marito Daniel e la figlia
Estelle
Nell’era di internet anche la nobiltà svedese ama raccontare
l’uso delle più moderne tecnologie per raccontare, proprio come i comuni
mortali, la propria quotidianità familiare. Questa volta ad apparire sul web
sono la principessa Victoria futura regina di Svezia e suo marito Daniel, che assieme alla loro figlia
Estelle, venerdì scorso sono stati immortalati in un video pubblicato su Vimeo
in cui preparano succulenti dolci natalizi.
Palazzo Haga a Stoccolma
DOLCI - Il filmato, intitolato «Tanti auguri da
Haga», è stato girato nella cucina di Palazzo Haga a Stoccolma e in poche ore è
stato visto da decine di migliaia di utenti ottenendo tantissimi «mi piace» su
Facebook. I principi che dimostrano di essere una coppia davvero affiatata preparano
biscotti di pan di zenzero, mentre la piccola Estelle, che a febbraio compirà
due anni, mostra la sua ottima conoscenza dei versi degli animali riprodotti
dai genitori e aiuta i due principi a portare a termine il lavoro culinario.
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RICHIAMO - I media svedesi hanno fatto notare che il
filmato girato dagli eredi al trono scandinavi richiama un altro video registrato
quasi 30 anni fa al Drottningholm Palace di Stoccolma e che aveva come
protagonisti la giovanissima principessa Vittoria assieme ai suoi fratellini
Carlo Filippo e Madelaine . I bambini durante il filmato guardavano con
stupore i loro genitori macinare salsicce e chiedeva incessantemente agli
adulti di aggiungere carne nella macinatrice.
Mi schiero anch`io dalla vostra parte, amici del“panettone
classico”. Però dobbiamo saperlo: combattiamo una causa disperata. Là
dentro, tra le torri cartonate dei supermercati italiani, il panettone è
sopraffatto. Si fatica a trovarlo. Lo nascondono con vergogna. La povera
creatura è sovrastata da tutte le mutazioni genetiche che i diversi laboratori
si sono inventati nel corso degli anni. Ciascuno di noi deve sapere cosa
l’aspetta: entrare e chiedere un semplice panettone sta diventando rischioso.
L’umanità, lì attorno, reagisce con gli sguardi più sinistri. Clienti e
commessi: hanno tutti l’aria di farci sentire dei depravati.
È questo il destino delle cause estreme. Oggigiorno, stare
dalla parte del panettone diventa maledettamente più scomodo. Si va incontro
all’emarginazione. Alla persecuzione. Chi ancora osi affrontare il parentado
con un panettone si espone al disprezzo sicuro: guardalo, si presenta con un
panettone e nemmeno si vergogna, non è neppure mandorlato. Ci sono cognate che
arrivano al punto di vantarsi del crimine più efferato, per umiliarci:
quest’anno proverai, ho comprato un panettone speciale, è come mangiare la
colomba.
Una volta quando ancora abitavo in Italia non era così dura.
Bastava prendere posizione in un preciso dualismo, schierandosi senza se e
senza ma tra panettone e pandoro, come tra mare e montagna, zoccoli e
infradito, collant e autoreggenti, Beatles e Rolling Stones, Vespa e Lambretta,
spumante e champagne. Era battaglia anche allora, perché i due partiti non si
risparmiavano i colpi sotto la cintura: il panettone è una mattonata, il
pandoro è snob, il panettone è per gente rude, il pandoro è per gente
invertebrata. Il panettone è per i poveri, il pandoro è per i ricchi. Il panettone
è roba da uomini, il pandoro è articolo per signorine. E via degenerando.
Adesso festeggiare il Natale con una semplicissima fetta di
panettone, con i suoi bravi canditi e la sua bella uvetta, magari dopo una
mezz’ora sul calorifero per restituirgli un po’ di vita, ecco, questo
semplicissimo rito dell’antichità sta diventando imbarazzante e proibito. A me
fa peso, a me i canditi fanno schifo, io preferisco il pandoro: ed è così che
si perviene alla scoperta più triste, nessuno ha pensato di portare il panettone.
C’è tutto, dal dattero post-moderno con il cuore di tartufo al torrone
ricoperto di pistacchio, dal pandoro che sa di veneneziana alla veneziana che
sa di melanzana: ma il panettone no, non c’è più verso di trovarne una fetta in
giro.
Allora diamoci una mossa. Fossimo anche rimasti in quattro
gatti (uno sono io, ne mancano tre), dobbiamo alzare la voce. Giù le mani dal
panettone. Diciamo forte e chiaro che per noialtri il panettone è una conquista
dell’umanità, e non si capisce perché l’Unesco, tra le tante cretinate messe
sotto tutela (ormai mancano solo le natiche di Lady Gaga), non senta il dovere
di rendere giustizia al nostro impareggiabile dolce natalizio.
Tomtefar & Tomtemor
Comunque, non importa. Siamo superiori. Facciamo da soli.
Per questi giorni di battaglie feroci, militanza dura e senza paura. Non ci
presentiamo a nessuna tavolata senza il panettone. No panettone, no party.
Party chiari, amicizia lunga. E perché sia chiaro a tutti il nostro orgoglio,
propongo da ora in poi di chiamarlo alla Mourinho, senza offesa: si scrive Panett-one,
si pronuncia Panett-uan .
Ma almeno mi è un pò passata la ” ha
pecundria” di stamattina, non ho letto quoditiani italiani, non
ho pensato alle cose terribili che stanno succedendo in Italia e, non se
ne vergogognano neanche, ho solo un pò gironzolato per negozi in centro a
Stoccolma, ho comprato un bellissimo maglione rosso per la notte di
capodanno!!! (dicono che porti buono…), mi sono fiondato in libreria
e ci sono rimasto un’ora, poi son passato a comprarmi una lozione pre-barba
antirughe , un pennello da barba di pura setola animale (e sinnò de`che) ed
anche un berretto nuovo all`inglese!!! Per oggi basta, no????
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Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.