lunedì 9 maggio 2016

L'importante è chi il sogno ce l'ha più grande


Che gli svedesi vadano matti per i crostacei non è un mistero. Ma che dopo 200 anni di pace avrebbero dissotterraro l`ascia di guerra per sferrare un attacco alle astici americane per una questione inrilevante come ”le misure” non se lo aspettava propio nessuno.
Propio così la guerra delle aragoste tra Svezia e Stati Uniti è tutta una questione di chele e di chi ce le ha più grosse: le aragoste americane (Homarus americanus). E per questo motivo quando vengono messe in un ambiente insieme alle aragoste europee (Homarus gammarus) gli esemplari femmine ne scelgono gli esemplari maschi per accoppiarsi. Portando così al rischio di estinzione la specie europea.
La lotta per cercare di bloccare le aragoste americane parte propio dalla Svezia. Un rapporto di 89 pagine dell’Agenzia svedese per la tutela del mare lancia l’allarme: i maschi di aragosta di origine nordamericana (Homarus americanus) hanno le chele più grandi di quelli europei (Homarus gammarus); perciò se in un allevamento europeo di aragoste vengono inseriti dei maschi nordamericani, le femmine europee si accoppiano solo con quelli, le specie si ibridano e in quattro e quattr’otto la varietà europea scompare. E ormai non è più solo un problema di allevamento in vasche, che sarebbe arginabile, perché già diverse aragoste americane sono state catturate in alcune baie della Scandinavia dove vivevano libere. Scappate chissà come, o liberate di proposito.
La Svezia ha così proposto alla Commissione europea di valutare un blocco totale dell’import di aragoste americane vive in Europa, in quanto si tratta di “specie invasiva”. La Norvegia, nel frattempo, non facendo parte dell’Unione europea ha potuto già imporre il bando totale e ha persino messo delle taglie sulle aragoste americane catturate nei suoi fiordi. E l’idea è stata immediatamente ripresa dalla Svezia, dal momento che per questo non serve il via libera dell’Unione europea.
Gli americani, ovviamente, non l’hanno presa bene.
I produttori del Massachusetts hanno scritto una lettera al segretario di Stato John Kerry perché difenda i loro diritti, citando anche uno studio americano che sostiene che le dimensioni delle chele non contino così tanto nell’accoppiamento tra aragoste.
Ma per Bruxelles, al momento, resta tutta una questione di dimensioni.
Vedremo come andrà a finire...!!



sabato 7 maggio 2016

Il coraggio di Tess

foto:David Lagerlof

Tess Asplund come Tommie Smith e John Carlos, i due atleti afroamericani che mostrarono al mondo intero il "Black Power". Lo slogan usato per la lotta contro la discriminazione raziale a cui erano soggetti gli afroamericani soprattutto negli Stati Uniti. "Ho agito per impulso, quando li ho visti sfilare in piazza lo sdegno mi ha tolto il tempo di avere paura", così la giovane svedese di origini africane Tess Asplund racconta quei momenti che l'hanno resa celebre nel mondo quando, incurante del pericolo, si è frapposta da sola ad un corteo di trecento neonazisti nella città svedese di Borlänge. La foto che la ritrae mentre alza il pugno chiuso  del "Black Power" mentre si piazza davanti al corteo del "Nordiska motståndsrörelsen", partito di estrema destra svedese, ha fatto il giro del mondo facendola diventare di fatto un simbolo. Tess però assicura che è stato un gesto del tutto casuale dettato più dall'indignazione che da calcoli. "Li ho visti sfilare, mi sono detta che non è ammissibile che razzisti, estremisti predicatori di odio come loro sfilino in piazza. E mi sono messa in mezzo alla strada, decisa a tentare di fermare il loro corteo" ha raccontato Tess..
"Non m'immaginavo nemmeno che quelle foto pubblicate dai reporter avrebbero fatto il giro del mondo online. Mi ha sorpreso" ha sottolineato la donna, aggiungendo: "A volte si agisce senza pensarci su, solo adesso ci ripenso dopo aver visto le foto su Internet". "Mi hanno fissato con i loro occhi gelidi e carichi d'ira, ma senza dire una parola. Io ho ricambiato lo sguardo freddo. Non hanno pronunciato nessun insulto e nessuna minaccia. Tutto è avvenuto in pochi secondi: dalla loro terza fila uno di loro è venuto avanti verso di me, deciso a spingermi via. Gli agenti sono stati più veloci, si sono posti in mezzo" ha ricordato Tess.
Al momento assicura che non le sono arrivate minacce dirette ma crede che presto arriveranno. "Sono attivista antirazzista dall'età di sedici anni, lottando contro il razzismo impari pian piano che la paura è normale, impari a convivere con la paura. Anche in Svezia è diventato normale. Alcuni amici militanti vivono a indirizzi segreti, protetti da agenti speciali" ha raccontato Tess, concludendo: "Il volto peggiore delle società europee si mostra anche nel Nord. La gente ha perso la memoria, potrebbe svegliarsi davanti alla minaccia quando sarà troppo tardi. Per questo voglio sfidarli, anche in piazza".
källa: la republica
La Asplund è stata fotografata da David Lagerlof. Ora chiede però di essere lasciata in pace perché "quei tizi sono grossi e pazzi".
Tack Tess.


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Sono andato, tornato, ripartito.

Sono andato, tornato, ripartito.
E così ora sono qui, in un’altra fase della Vita. Abito vicino al ponte Västerbron, a forma di arpa. E’ bellissimo. La mia gratitudine è a scoppio molto ritardato. Faccio in tempo a dimenticare gli atti, i nomi e i volti prima di aver capito quando dovessi ad ognuno.